Aborto spontaneo: come si fa a superare il lutto

Aborto spontaneo: come si fa a superare il lutto

Articolo scritto dalla Dr.ssa Matia Pagliasso

Un aborto spontaneo costituisce un lutto profondo, la cui elaborazione può durare da 6 mesi a 2 anni successivi all’evento. 

Il carattere improvviso con cui si verifica, l’assenza di un corpo da piangere e di una spiegazione sulle cause dell’accaduto rendono ancora più irreale la perdita e faticoso superare il lutto

Per alleviare il dolore ed arrivare pian piano all’accettazione è necessario darsi tempo, ma anche essere sostenuti ed accompagnati. 

1. Aborto spontaneo: un lutto poco riconosciuto

Nell’aborto spontaneo la perdita riguarda una persona che ha potuto avere un posto soltanto nella mente e nelle fantasie dei futuri genitori. Ciò fa si che questo lutto difficilmente riceva l’adeguato riconoscimento e che venga visto come un evento facilmente superabile.

Molto spesso la coppia viene invitata a tentare subito una nuova gravidanza, minimizzando la grande sofferenza che un’esperienza di questo tipo può generare. 

John Bowlby, osservando le reazioni alla perdita di una persona cara, ha mostrato come, con il passare del tempo, vengano attraversate una serie di fasi: 

  • la prima fase di stordimento è caratterizzata da shock e negazione, che nell’aborto spontaneo risultano molto intense, soprattutto se si verifica nei primi mesi di gravidanza, quando non sono ancora presenti movimenti fetali: la speranza che i medici possano aver sbagliato è alimentata dall’impossibilità per la donna di verificare quanto successo dalle proprie sensazioni corporee.

Nel momento in cui la coppia inizia a realizzare la perdita arrivano una profonda tristezza, confusione e senso di colpa

La tendenza a ricercare la responsabilità dell’accaduto nei propri comportamenti è molto frequente. Così come è frequente che la donna sperimenti rabbia e senso di fallimento nel pensare a se stessa come incapace di generare la vita. 

  • Nella seconda fase, di ricerca e struggimento per la figura perduta, la rabbia per non aver capito cosa stesse accadendo è ancora intensa e può anche essere rivolta verso una persona o un operatore. 

In questa fase sono molto frequenti insonnia, incubi e flashback.

  • La terza fase, della disorganizzazione e disperazione, è caratterizzata da una profonda tristezza

In molti casi l’evitamento del mondo esterno costituisce una modalità per proteggersi dal confronto con altre persone che potrebbero confermare indirettamente la propria responsabilità o minimizzare l’accaduto e da tutti quegli stimoli che potrebbero generare sofferenza (come il vedere altri bambini).

  • È nell’ultima fase, quella della riorganizzazione, che si realizza il distacco dalla persona scomparsa ed una progressiva apertura emotiva al mondo esterno. Questo processo di adattamento alla vita senza la presenza di quel bambino presuppone la costruzione di nuovi schemi rappresentativi interni di sé e del bambino perso, che in molti casi consentono un ritorno al desiderio di maternità.

2. Possibili reazioni alla perdita: quali fattori possono incrementare la sofferenza

Se non adeguatamente elaborato, un aborto spontaneo può diventare un evento il cui impatto non tende a diminuire con il tempo, interferendo in maniera significativa con il funzionamento personale, il legame con altri figli o la genitorialità futura.

Fondamentale è il supporto che viene dato alla coppia dal personale sanitario, che riconoscendo in maniera adeguata la sofferenza, può contribuire già dalle primissime fasi al processo di elaborazione del lutto. Al contrario, molto spesso gli aspetti emotivi e psicologici dell’accaduto vengono tralasciati

Anche il supporto della rete sociale è fondamentale, soprattutto nell’invitare la coppia a prendersi il tempo per superare il lutto e per ritrovarsi come coppia, che, dovendosi misurare con il fallimento dei propri progetti di vita, può vivere una crisi. 

Darsi il tempo per superare il lutto significa anche concedere il tempo al corpo della madre di riprendersi da questa ferita, altrimenti è altamente probabile che sensazioni corporee che ricordano l’evento (come dolore addominale, vista di sangue o odori particolari) possano immediatamente riportare alla perdita. 

Se in seguito ad un’esperienza di aborto spontaneo il lutto non viene adeguatamente superato è possibile che:

 

  1. una gravidanza successiva venga ricercata con l’idea che possa colmare il vuoto;
  2. la madre sperimenti un distacco emotivo rispetto ad una nuova gravidanza, nell’intento di preservarsi da un’ulteriore ferita nel caso in cui le cose dovessero andare nuovamente male;
  3. il bambino morto venga idealizzato;
  4. la paura della perdita possa portare alcune coppie a negarsi una nuova gravidanza
  5. altri figli vengano incolpati della perdita

3. Come la Psicoterapia Cognitiva può aiutare a superare il lutto

Nel periodo subito successivo alla perdita è importante affrontare i pensieri e le aspettative che la coppia genitoriale ha avuto durante la gravidanza, ma anche i pensieri collegati alla perdita. 

Attraverso interventi di ristrutturazione cognitiva è possibile giungere ad una valutazione dell’evento e delle sue circostanze più equilibrata, mettendo in discussione le credenze disfunzionali che hanno a che fare con il ruolo causale della madre nell’aborto, il giudizio degli altri e le preoccupazioni per il futuro.

La psicoterapia non elimina il dolore ma aiuta i genitori a liberarsi dai vissuti di colpa, incapacità, inadeguatezza e da tutte le emozioni, come la rabbia, che ostacolano il pieno superamento del lutto.

Poter ricevere un sostegno psicologico ed un accompagnamento è fondamentale, soprattutto nel caso in cui si voglia ricercare una nuova gravidanza. Intraprendere questo progetto senza una elaborazione dell’accaduto porterebbe nuovo stress e a rivivere in maniera amplificata le paure che sono insite in una gravidanza, mentre è ampiamente noto quanto sia importante la serenità della coppia nell’influenzare la salute psicofisica del nascituro. 

Conclusioni 

Nell’aborto spontaneo il carattere improvviso della perdita e l’assenza di un corpo tangibile da piangere rendono irreale l’accaduto, spiegando perché sia un lutto così difficile da superare.

Ciò che fa aumentare la sofferenza in tale perdita è il non riconoscimento perché la società vede questo evento come facilmente superabile. 

Abbiamo visto invece come i sentimenti di colpa siano presenti soprattutto nella madre, avendo la credenza di aver causato un danno e di aver avuto il potere di evitarlo. 

È fondamentale affrontare questo tipo di pensieri in un percorso terapeutico per alleviare il dolore ed arrivare pian piano all’accettazione. 

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