Agorafobia: la Paura degli Spazi Aperti e come superarla

Agorafobia: la Paura degli Spazi Aperti e come superarla

Articolo scritto dalla Dr.ssa Beatrice Maiani

Agorafobia: cos’è? Da cosa si riconosce? Si può affrontare?  E in che modo?

Insieme proveremo a rispondere a queste domande imparando a riconoscere sintomi e trovare strategie per gestire questo tipo di ansie e paure.

1. Che cos’è l’Agorafobia

Quando sentiamo parlare di questo tipo di fobia nell’immaginario comune il riferimento è alla paura degli spazi aperti, spesso caratterizzata da una vera e propria impossibilità ad uscire di casa determinata da uno stato di estrema ansia che in alcuni casi stato emotivo definito come panico.

Da un punto di vista etimologico in effetti “agora” (piazza) e “fobia” (paura) portano alla traduzione letterale di “paura della piazza” che per estensione è poi diventata paura degli spazi aperti.

Inizialmente il termine agorafobia veniva utilizzato per identificare le persone che avevano paura di trovarsi in luoghi esterni ma, in seguito, questa parola ha assunto sfumature più complesse indicando una condizione più complicata nella quale la paura è estesa alla possibilità di trovarsi in situazioni da cui non si riesca a fuggire né a ricevere aiuto in caso di pericolo. 

2. Agorafobia: i sintomi

Come possiamo riconoscere i segnali dell’agorafobia? Tale paura degli spazi solitamente si esprime contemporaneamente sia con disagi fisici che emotivi.

Da un punto di vista fisico il disturbo si manifesta con sintomatologia di tipo ansioso tra cui ad esempio sudorazione eccessiva, tremori, palpitazioni, difficoltà respiratorie e malesseri generali di varia entità fino a sfociare in veri attacchi di panico. 

Tutto ciò innesca poi comportamenti finalizzati a prevenire o ridurre il disagio che, nella persona agorafobica si possono tradurre ad esempio con l’evitare di salire sui mezzi pubblici o negli ascensori o, piuttosto non uscire di casa se non estremamente necessario e/o farlo solo se accompagnato da una persona di fiducia.

Ne risultano quindi condotte evitanti che talora possono portare alla compromissione e limitazione di attività quotidiane come difficoltà ad andare a lavoro o al supermercato.

Un altro elemento costante è il rimuginio: l’individuo è assorto per buona parte del tempo nei suoi pensieri allo scopo di anticipare e prevenire ogni fonte di disagio.

A sua volta questo comporta un costante e graduale isolamento dal mondo esterno che può venire filtrato attraverso alcuni strumenti tecnologici e ridotti contatti sociali.

3. Agorafobia: le cause

Alcuni eventi traumatici vissuti in passato possono agire come innesco dell’agorafobia come tentativo di tenere lontano luoghi e/o situazioni che possano portare a rivivere il trauma.

Tale fobia spesso si manifesta in associazione ad episodi di panico. Un attacco di panico solitamente innesca la paura della paura ed induce ad evitare alcuni luoghi e/o situazioni che, in qualche modo, vi vengono associati.

In altre situazioni però l’agorafobia si può sviluppare a partire da un forte stato di ansia generalizzata legata a specifiche tematiche alle quali l’individuo è particolarmente sensibile come ad esempio la preoccupazione di contrarre malattie, l’essere vittima di possibili incidenti o di crimini.

4. Come aiutarsi a superare l’Agorafobia

Riconoscere i primi segnali di disagio è il primo passo per iniziare a stare meglio. Nello specifico, per quanto riguarda l’agorafobia si rende particolarmente importante cercare di mantenere una buona rete di supporto, cercare di incontrare persone e farsi coinvolgere più possibile; frequentare luoghi nuovi e cimentarsi in attività piacevoli, soprattutto se prevedono condivisione sociale ricordandosi che le paure si affrontano solo andandoci incontro un passo alla volta.

Qualora tali paure siano già strettamente consolidate potremmo fare fatica a gestirle da soli e capire di aver bisogno di una aiuto è altrettanto importante. Un supporto farmacologico potrebbe essere importante in fase acuta, in caso di compromissione delle attività quotidiane. La terapia farmacologica interviene sulla riduzione del sintomo ma per risolvere definitivamente il disturbo è fondamentale affiancare un percorso psicoterapeutico.

5. Come curare l’Agorafobia

Numerosi studi hanno dimostrato l’efficacia della psicoterapia per quanto riguarda il trattamento dell’ansia in generale e dell’agorafobia in particolare. 

Tra i vari approcci, tra i più funzionali troviamo la CBT (Cognitive Behavior Therapy) che utilizza in particolar modo l’esposizione graduale al fattore ansiogeno come modalità di risoluzione dello stesso. 

Se non affrontiamo le nostre paure queste non possono che amplificarsi e diffondersi a macchia portando sempre maggiori limitazioni nei nostri comportamenti. Affrontare le paure un passo alla volta, in maniera graduale, ci consente di riprendere la gestione della nostra vita con conseguente aumento della nostra zona di confort e riduzione dei disagi.

Ad esempio, intervenire sulla paura degli spazi aperti significa affrontare quelle situazioni che ci preoccupano a partire dalle meno complicate a, via via, quelle di più complessa gestione per noi.

Conclusione

L’obiettivo di una psicoterapia non è esclusivamente una risoluzione del sintomo ma soprattutto promuovere una migliore qualità di vita. Per ciò che riguarda l’agorafobia, questo significa riprendere la padronanza della propria vita e non subire la paura. Capire di poter gestire ogni difficoltà senza bisogno di anticipare eventi o situazioni ci rende più forti e maggiormente consapevoli delle nostre risorse.

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