Alessitimia: Sintomi, Cause e Cura

Alessitimia: Sintomi, Cause e Cura

Articolo scritto dalla Dr.ssa Claudia Zocchetti 

Ognuno di noi prova emozioni, ma non è detto che tutti riescano ad elaborarle dando loro un nome. Questo è quello che succede nelle persone che presentano alessitimia, ovvero una difficoltà nel dare significato alle emozioni.

In questo articolo verrà spiegato che cos’è l’alessitimia e i suoi segnali per riconoscerla, quali sono le sue possibili cause e le strategie che possono essere messe in atto per superarla.  

1. Che cos’è l’alessitimia

Il termine alessitimia, letteralmente “mancanza di parole per le emozioni”, è stato introdotto dallo psichiatra Sifneos nel 1973 per indicare uno stile cognitivo e affettivo caratterizzato da una difficoltà nella capacità di verbalizzare gli affetti.

Successivamente il costrutto si è ampliato fino ad indicare una dimensione di personalità caratterizzata dalla difficoltà nella regolazione degli affetti.

2. Alessitimia: i segnali

Andando più nello specifico si può affermare che l’alessitimia si caratterizza per la compromissione di quattro specifiche aree del nostro funzionamento psicologico:

  1. Identificazione e descrizione delle emozioni: incapacità nel verbalizzare i propri stati emotivi che potrebbe tradursi in un massiccio utilizzo della razionalità.
  2. Inconsapevolezza delle comuni reazioni somatiche che accompagnano l’esperienza di vari stati d’animo: le modificazioni corporee connesse ad una specifica emozione (ad esempio nel caso della paura, sensazioni come aumento del battito cardiaco e tensione muscolare), non vengono integrate in un’unica esperienza complessiva.
  3. Mancanza di un ricco mondo fantastico: la scarsità di immaginazione si riscontra nel fatto che viene riferito di sognare raramente; l’attenzione inoltre è limitata alla descrizione dei fatti accaduti o alle preoccupazioni per eventi futui.
  4. Stile cognitivo orientato all’esterno: tendenza a dilungarsi nella descrizione di dettagli, perdendo di vista il filo logico del discorso; è presente anche una mancanza di coinvolgimento emotivo nella narrazione.

Conseguentemente, questa condizione porterà a manifestare difficoltà nella condivisione dei vissuti e, in particolare, delle esperienze di sofferenza.

3. Alessitimia: le cause

Le teorie riguardanti le cause dell’alessitimia spaziano dalla neurobiologia al contesto socioculturale di appartenenza:

una delle prime teorie neurobiologiche ipotizza che essa potrebbe essere originata da un deficit di comunicazione tra i due emisferi cerebrali: quest’ ipotesi fonda il suo razionale nelle osservazioni su pazienti sottoposti all’asportazione del corpo calloso, la cui funzione principale è proprio quella di permettere lo scambio di informazioni tra i due emisferi.

Le teorie psico-sociali individuano come possibile causa l’appartenenza ad un ambiente

poco stimolante dal punto di vista sia cognitivo che emotivo in età evolutiva; grande rilevanza hanno le cure genitoriali, in quanto la mentalizzazione (rappresentazione mentale attraverso la quale arriviamo a concepire noi stessi e gli altri come aventi degli stati mentali), pur essendo una funzione riflessiva, è mediata dalle relazioni con le proprie figure di attaccamento durante l’infanzia le quali, tramite cure amorevoli, pongono le basi per la capacità di comprendere le emozioni future.

Anche l’esperienza di un forte trauma psicologico potrebbe esacerbare l’alessitimia in età adulta: in particolare può essere considerata come una delle manifestazioni dei processi dissociativi. L’ utilizzo della dissociazione può essere inteso come un’attitudine difensiva che regola i contenuti emotivi attraverso alterazioni della coscienza: la persona, per proteggersi, “chiude la porta” all’aspetto emotivo.

4. Come superare l’alessitimia

L’alessitimia si presenta quasi sempre in una forma chiamata egosintonica, ovvero non viene percepita come fonte di disagio dal soggetto fino a quando non produce sintomi più severi che possono sfociare in stati depressivi/ansiosi, o fino a quando non viene fatta notare dall’esterno, a causa della difficoltà nel relazionarsi che comporta.

Alla presa di consapevolezza di questa situazione, una persona potrebbe avere timore di non poter superare questo suo stato. In realtà quella dell’alessitimia è una condizione su cui è possibile lavorare, a patto che sia presente una buona motivazione al cambiamento. Una strategia che può essere messa in pratica nella vita di tutti i giorni, al fine di mantenere un saldo contatto con le proprie emozioni, è quella di confrontarsi con una o più persone nelle quali si ripone fiducia. È inoltre importante sapersi ricavare il giusto spazio per dare libero sfogo ai propri bisogni, desideri e progetti. È consigliabile anche tenere un diario, in quanto l’atto dello scrivere stimola a riorganizzare pensieri ed emozioni.

5. Come superare l’alessitimia con la terapia psicologica

Alla luce di quanto emerso, un buon intervento psicologico dovrà dare spazio, soprattutto nelle prime fasi, all’educazione emotiva: essa mira a far acquisire alla persona la capacità di riconoscere un’emozione nel momento in cui si presenta, di darle un nome e di condividerla con gli altri. Inoltre la relazione paziente-terapeuta dovrebbe essere costante oggetto di attento monitoraggio e discussione.

5.1 CBT e alessitimia

La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) risulta essere efficace nel trattamento: il terapeuta ha il compito di aiutare le persone ad esprimere, riconoscere e gestire le proprie emozioni, tenendo in considerazione le carenze presenti. Le terapie di gruppo possono risultare utili in quanto è necessario includere nel percorso non solo l’auto-riflessione, ma anche la considerazione delle esperienze altrui e la condivisione dei propri stati emotivi agli altri.
Imparando a desomatizzare e differenziare le proprie emozioni e ad esternarle per mezzo del linguaggio, il soggetto comincerà a conoscere e “mentalizzare” il proprio mondo interno, a dare senso alla propria storia e ad integrare le esperienze vissute in un quadro significativo.
Per aumentare la consapevolezza delle proprie sensazioni corporee e del legame tra queste, gli eventi ambientali e le proprie capacità di autoregolazione, possono essere utilizzate tecniche di rilassamento.

5.2 EMDR e alessitimia

L’EMDR (desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari), tecnica utilizzata per risolvere i traumi, risulta efficace in questo contesto se nella storia di vita di queste persone sono presenti esperienze traumatiche. Tramite questa tecnica infatti, queste ultime possono essere elaborate per la risoluzione e l’integrazione di esperienze relazionali, le quali possono aver contribuito alla chiusura del mondo emotivo. 

Conclusione

In conclusione si può affermare che il riconoscimento e l’espressione delle emozioni sono necessari al fine di entrare in relazione con gli altri in modo funzionale. Attraverso un percorso di terapia è possibile riappropriarsi del proprio mondo emotivo, affinché si possa vivere la quotidianità con pienezza e con maggior consapevolezza, di se stessi e degli altri.

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