Allarme Ansia: Differenza Tra Ansia, Paura, Angoscia e Panico

ansia e paura

Articolo scritto dalla Dr.ssa Francesca Pignatale

1. Introduzione

In questo articolo si approfondiscono e chiariscono alcuni concetti come: l’ansia, la paura, l’angoscia e il panico. Questi termini, spesso, vengono usati in modo interscambiabile dalle persone e non sempre secondo la giusta accezione. L’articolo darà una definizione chiara e semplice di essi, esplicitando il perché e come si presentano.

2. Definizione di ansia

L’ansia è un’emozione e, quando non supera una determinata soglia, essa è adattiva nel senso che serve ad allarmarci che un pericolo imminente sta per accadere, ciò significa che l’ansia serve ad anticipare un pericolo imminente o futuro. Grazie ad essa riusciamo ad adattarci alle situazioni nuove ed impreviste che occorrono nella vita di tutti i giorni. L’ansia diventa patologica o cronica nel momento in cui diventa uno stato di eccessiva apprensiva, di sconforto, difficoltà di respirare, palpitazioni, sudorazione eccessiva.

Quando si prova ansia nel nostro cervello si attivano neurotrasmettitori come l’adrenalina e il cortisolo (anche detto ormone dello stress) che servono a far stare “in allerta” la persona. 

L’adrenalina, detta anche epinefrina, quando è rilasciata nel corpo comporta un aumento dell’attività cardiaca e delle prestazioni fisiche in questo modo il nostro corpo si adatta alla situazione nuova, potenzialmente pericolosa e/o stressante, consentendo al corpo e alla mente di potersi attivare e di fornire delle risposte in breve tempo del tipo “attacco o fuga”. Queste sono risposte che si usano in situazioni di pericolo e/o di emergenza in cui si ha poco tempo per pensare e valutare, bisogna agire al più presto per tutelare la propria incolumità e sopravvivenza e le strade da percorrere possono essere due: fuggire, allontanandosi dalla situazione pericolosa per mettersi in salvo e al sicuro oppure attaccare, aggredire (con azioni fisiche e/o in modo verbale) la persona o situazione di minaccia al fine di eliminare il pericolo e tutelare la propria sicurezza. 

Alcune persone in situazioni di pericolo non riescono ad attivare reazioni di attacco o fuga ma al contrario si “immobilizzano” come se fossero congelate. Infatti alla situazione di pericolo si può reagire anche restando fermi e fingendosi morti (come ad esempio azzerando il battito cardiaco e la respirazione in presenza di un animale pericoloso). https://www.stateofmind.it/2018/07/freezing-paura-emergenza/

Sia la risposta di attacco-fuga che quella di congelamento sono risposte adattive che si sono conservate durante le varie ere evolutive. Esse hanno consentito all’uomo del passato di poter sopravvivere alle vita nelle foreste e consentono tutt’oggi all’uomo moderno di sopravvivere alle sfide quotidiane.

Il cortisolo è un ormone definito anche “ormone dello stress” infatti la sua produzione aumenta in situazioni di elevato stress psico-fisico. Come l’adrenalina aumenta il battito cardiaco ma comporta un aumento della glicemia (zuccheri) e della lipogenesi (lipidi o grassi da trasformare in zuccheri), una riduzione delle difese immunitarie e della produzione di collagene. 

Questo ormone viene prodotto dal nostro organismo al fine di fronteggiare lo stress e lo fa fornendo al nostro corpo l’energia necessaria per poter rispondere adeguatamente. Queste risposte di emergenza però non sono attivate in eterno dal nostro organismo, una volta che la situazione di stress o di pericolo si è conclusa il corpo torna ad uno stato di equilibrio (eutimia) e il corpo può consentirsi di poter essere calmo e rilassato. Stessa cosa vale per le emozioni: dopo che il pericolo è passato si passa da uno stato di iperattivazione ad uno di maggiore quiete, tranquillità ed equilibrio (eutimia).

3. Che cos’è la paura?

Anche la paura è un emozione però essa, al contrario dell’ansia, è collegata ad un giudizio interno (rappresentazione mentale) di una situazione che realmente occorre. Quando una situazione potenzialmente pericolosa occorre l’individuo può provare paura ossia spaventarsi perchè qualcosa di spiacevole sta accadendo. 

Ciò significa che per provare paura occorre pensare: anche se il pericolo esterno è reale la risposta di paura dipende dalla soggettività, ossia dal vissuto interno di una persona rispetto a quel pericolo. Ne consegue che di fronte ad un medesimo pericolo ogni persona interpreterà a suo modo la medesima situazione e quindi reagirà in modo diverso allo stesso.

La paura si attiva quando una persona ha una percezione rispetto ad un pericolo.

A livello fisiologico l’attivazione della paura porta alla produzione di adrenalina, proprio come l’ansia. Spesso paura ed ansia sono due emozioni che si presentano una dopo l’altra: l’ansia si presenta prima ed anticipa un pericolo mentre la paura si innesca in un momento successivo quando il pericolo si è verificato. La differenza tra queste due emozioni sta nel fatto che mentre la paura è presente anche negli animali l’ansia è uno stato d’animo tipico degli esseri umani. La risposta di paura si attiva dinanzi ad un pericolo realmente esistente nel “qui ed ora” mentre spesso l’ansia si attiva dinanzi ad una minaccia vaga, anticipando il possibile pericolo futuro. Quando un soggetto prova paura può reagire con risposte di attacco e fuga oppure con risposte di congelamento, proprio come accade in situazioni in cui si prova ansia.

4. Ansia o angoscia?

L’ansia quando diventa eccessiva e paralizzante si trasforma in angoscia. L’angoscia è uno stato ansioso di tipo invasivo, paralizzante ed che causa inquietudine nel soggetto che la sperimenta, L’angoscia attiva una risposta di allarme e di panico dinanzi a pericoli che non sono reali ma solo possibili, quindi si attiva in presenza di un evento che non può essere oggettivamente considerato una minaccia. L’angoscia si manifesta con disturbi psichici come l’irritabilità, l’ansia, il pavor nocturnus (terrore notturno), l’apprensione oltre che attivare risposte fisiologiche a livello organico (sensazioni di caldo-freddo, accelerazione del battito cardiaco, affanno, sudorazione eccessiva, secchezza della bocca).

Questo stato di angoscia è strettamente correlato ad uno stato di stress emotivo.

In letteratura è emersa una correlazione tra l’angoscia e diversi disturbi psichiatrici e psicologici (Distimia, Disturbo bipolare, Disturbo ciclotimico, Disturbo borderline di personalità, Disturbo evitante di personalità, Disturbo narcisistico di personalità, DOC, DPTS, Depressione maggiore e Depressione post-partum, Ipocondria, Schizofrenia, Morbo di Alzheimer e Morbo di Parkinson).

L’angoscia è un’emozione che spesso sfocia in uno stato di profonda tristezza, chi ne soffre riferisce di sentirsi attaccato e malato, depresso, scoraggiato, infelice e in uno stato di perenne rimpianto.

5. Il panico

Il panico è uno stato d’animo di terrore e di paura improvviso che può dipendere da        

un pericolo reale o presunto. Può essere uno stato d’animo che interessa e contagia una collettività di persone e quindi in quel caso si parla di isteria di massa.

Quando una persona prova panico può reagire con comportamenti di attacco-fuga oppure può commettere atti impulsivi di cui può successivamente pentirsi.

Il panico è la forma estrema di paura che si sperimenta quando il soggetto percepisce di trovarsi in una situazione estremamente pericolosa. Quando sopraggiunge la persona si sente terrorizzata, bloccata, eccessivamente attivata a livello fisiologico e alcuni individui riferiscono che si sentivano come se stessero “andando in pezzi” o come se “stessero impazzendo o morendo”.

Bisogna distinguere tra attacchi di panico e disturbo da panico

  1. Attacco di panico è il modo con cui si sta ad indicare un episodio di estremo malessere, ansia o paura che inducono tutta una serie di sintomi fisici come: dolore toracico, senso di soffocamento, vertigini, nausea, respiro affannoso, sensazione di morte. 
  2. Il disturbo da panico invece indica episodi ripetuti nel tempo di attacchi di panico che portano ad un’eccessiva preoccupazione per possibili attacchi di panico futuri e condotte di evitamento ossia comportamenti volti ad evitare tutte le situazioni che potrebbero scatenare l’attacco di panico.

A livello neurofisiologico quando questo “allarme” viene attivato tante volte, le persone diventano reattive, impulsive e non riescono più a prendere decisioni lucide poiché sono confuse e disorientate. La presenza costante di stimoli percepiti come minacciosi o pericolosi, che scatenano risposte di attacco-fuga, determina una sovrastimolazione del sistema limbico e poi dell’amigdala, riattivando tutto il circuito neuronale che sarà sollecitato a fornire una risposta.

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