Ansia generalizzata: sintomi, cause e cura

Ansia generalizzata_ sintomi, cause e cura

Articolo scritto dalla Dr.ssa Adelina Boykova Detcheva

In questo breve articolo parleremo di ansia intesa come uno stato psicofisico spiacevole e che può sovente emergere nel ciclo di vita. Dal punto di vista descrittivo, l’ansia si riferisce ad uno stato di agitazione che implica la produzione di adrenalina e cortisolo e mette il soggetto in allarme rispetto ad una minaccia ignota di cui spesso fa fatica ad individuare la causa o le cause. Spesso, soprattutto quando l’ansia è di grande intensità, il soggetto che ne soffre si sente soverchiato e incapace di reagire. In casi gravi, possiamo parlare di disturbo di Ansia Generalizzata (DAG) inteso come condizione patologica in cui il soggetto vive in uno stato di costante allarme a manifestazione soprattutto fisica e si sente sommerso da preoccupazioni. Infine, esploreremo le varie modalità, psicologiche e non, che possono aiutare la persona con ansia a gestirla al meglio.

1. Che cos’è l’ansia generalizzata

La parola “ansia” viene dal verbo latino ango e significa “stringere”, “tormentare”, “soffocare”. L’ansia consiste in uno stato psicofisico di intensità variabile e di qualità spiacevole di apprensione, paura, oppressione e allarme anche in situazioni dove non vi è minaccia apparente (è anche chiamata “paura senza oggetto”); questa è anche caratterizzata da un ampio corredo di sensazioni neurovegetative, come tachicardia, tensione muscolare, sudorazione, aumento della pressione arteriosa, tremori, iperventilazione… Insomma, tutte sensazioni corporee che stanno ad indicare l’iperattivazione che, evoluzionisticamente parlando, ci prepara ad una reazione denominata “attacco-fuga” davanti al pericolo per proteggere la nostra sopravvivenza. L’ansia generalizzata è scatenata da tutto, ovvero da tutte o comunque gran parte delle circostanze e ambiti della nostra quotidianità con un forte impatto negativo sul senso di benessere e la qualità di vita. Quando questo stato psicofisico si presenta in modo pervasivo e incontrollabile, esso può definirsi come Disturbo di Ansia Generalizzata (DAG). 

2. Ansia generalizzata: i sintomi

A livello dell’esperienza vissuta del soggetto, quando l’ansia è di grande intensità, sembra essere centrale la sensazione di incapacità di fronteggiarla, cosicché egli si sente spiazzato, atterrito, in balia di una disorganizzazione intollerabile. Ogni cosa può essere motivo di preoccupazione, anche le cose più piccole e insignificanti, come se una minaccia fosse sempre in agguato. Il rimuginio è continuo e il pensiero è catastrofico e pessimistico. Non c’è né sosta né riposo e l’ansia sembra avere vita autonoma così come l’iperattivazione corporea. 

La diagnosi di DAG, così come indicato dal Manuale Statistico e Diagnostico in 5° edizione (DSM-5), presenta i seguenti criteri: presenza di ansia e preoccupazione eccessive e pervasive; difficoltà nel gestire la preoccupazione, associata a tensione motoria ed esagerata vigilanza, come tensione muscolare, affaticabilità, alterazioni del sonno (difficoltà ad addormentarsi e/o di mantenere il sonno con risveglio precoce), irrequietezza (sentirsi con i “nervi a fior di pelle”) o irritabilità, difficoltà di concentrazione e vuoti di memoria. Il disturbo dura almeno per 6 mesi e causa un intenso disagio e/o interferisce significativamente con le attività socio-professionali del soggetto. E’ frequente la comorbilità con la depressione, gli altri disturbi d’ansia, nonché con i disturbi somatoformi. 

3. Ansia generalizzata: le cause

Tra le possibili cause e fattori di rischio, spesso è probabile incontrare esperienze traumatiche, recenti e passate; periodi di esposizione allo stress prolungati; una storia familiare di ansia; la presenza di malattie fisiche invalidanti. 

Alcuni studi sottolineano la presenza di disturbi dell’attaccamento durante l’infanzia, nonché la presenza di ansia di separazione rispetto al caregiver. La persona con ansia generalizzata, infatti, avrebbe un contenitore mentale delle tensioni psicofisiche deficitario, nella fatica di esercitare quella funzione psicosomatica così importante per la vita di tutti i giorni dell’auto-contenersi. In questo senso, spesso la persona che soffre di questo disturbo ha bisogno di un’altra persona accanto che, nella sua presenza reale, funga da contenitore delle tensioni.   

Dal punto di vista del funzionamento, soffrire di ansia generalizzata implica un’estrema difficoltà di contenere e modulare, con i propri strumenti emotivi e psicologici, la tensione interna, cosicché queste funzioni mentali del contenimento e della regolazione fossero state soggette a fallimento. 

4. Come superare l’ansia generalizzata

Le pratiche della meditazione e dello yoga possono aiutare la persona che soffre di ansia generalizzata, soprattutto per l’intenso rilassamento psicofisico a cui possono portare. In entrambe, gli esercizi di respirazione possono essere molto utili, comportando questi benefici dal punto di vista neurobiologico. 

Anche la terapia farmacologica a cura di un medico, o meglio, di uno psichiatra può comportare miglioramenti dello stato di ansia soprattutto nel breve e medio periodo. Solitamente si utilizza un piano farmacologico a base di benzodiazepine e antidepressivi di una certa durata che possono sostenere la persona a fronteggiare l’ansia in autonomia. 

5. Come curare l’ansia generalizzata con la terapia psicologica

Possono essere utilizzate delle tecniche specifiche, come il training autogeno (TA), tecnica di rilassamento-desensibilizzazione, basata sulla concentrazione passiva delle percezioni psicocorporee e l’autosuggestione. Risulta essere molto utile, dal punto di vista dell’efficacia, anche la pratica della mindfulness, basata su tecniche di meditazione volte alla consapevolezza di sé nel momento presente.

La terapia cognitivo-comportamentale ha dato buone prove di efficacia, utilizzando tecniche di rilassamento muscolare progressivo, psico-educazione, training di rilassamento e desensibilizzazione, nonché processi di ristrutturazione cognitiva degli stimoli ansiogeni. Possono essere adoperate con un buon successo anche le terapie psicocorporee, che si occupano della gestione degli stimoli psicofisici ansiogeni con esercizi psico-corporei e bioenergetici. 

Infine, la psicoterapia psicodinamica propone un’altro approccio che può senz’altro accompagnarsi alla pratica fisica di rilassamento, ma concerne altri obiettivi. Infatti, la psicoterapia psicodinamica e psicoanalitica, molto efficace a lungo termine, si propone di individuare le cause per cui si manifesta l’angoscia, ovvero tratta l’angoscia come un segnale, adoperando l’introspezione e l’esplorazione dei conflitti sottostanti e riparando la funzione di auto-contenimento. Ne deriva un rafforzamento dell’Io che può consentire anche una maggiore padronanza e capacità di tollerare l’ansia quando questa si ripresenta. L’obiettivo è aiutare la persona a costruire e rafforzare una propria mente che le aiuti ad accogliere, comprendere e gestire l’emergenza dell’ansia. 

Conclusione

L’ansia può essere gestita e trattata con l’apprendimento di tecniche specifiche o pratiche di rilassamento, psicologiche e non, nonché con l’aiuto di un professionista che può sostenere la persona che ne soffre, a scoprirne le cause e ad imparare a contenersi, aiutandola a migliorare la propria vita. E’ importante cercare aiuto per la gestione ed il trattamento dell’ansia per evitare cronicizzazioni, rischio purtroppo sempre presente, se non si impara a fronteggiarla al meglio. 

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