Buone Prassi per Una Comunicazione Efficace: L’Importanza del Linguaggio non Verbale

Buone prassi per una comunicazione efficace_ l'importanza del linguaggio non verbale

Articolo scritto dalla Dr.ssa Chiara Bergese

Introduzione: la comunicazione

Il termine comunicazione deriva dal verbo comunicare, che nel suo significato originale latino vuol dire “mettere in comune“, ossia condividere con gli altri pensieri, opinioni, esperienze, sensazioni e sentimenti. 

La comunicazione non è semplicemente parlare ma presuppone necessariamente una relazione e quindi uno scambio.

La comunicazione si suddivide in:

  1. Comunicazione verbale: rappresenta la più diffusa modalità di comunicazione di esperienze fra gli esseri umani; viene utilizzata per semplificare la realtà, per organizzarla, per analizzarne e definirne i tratti. Infine, avviene attraverso l’uso del linguaggio sia scritto sia orale e dipende da precise regole sintattiche e grammaticali. 
  2. Comunicazione paraverbale: riguarda soprattutto la voce (tono, inflessione, volume, ritmo e timbro), ma anche le pause, le risate, il silenzio ed altre espressioni sonore (es. schiarirsi la voce); permette di trasmettere con maggiore efficacia il messaggio che si vuole comunicare e di dare risalto ad un concetto.
  3. Comunicazione non verbale: si compie senza l’uso delle parole, attraverso vari canali tra cui la mimica facciale, lo sguardo, i gesti, i movimenti, la postura, la posizione occupata nello spazio e l’abbigliamento. Essa sostiene, completa e, talvolta, contraddice la comunicazione verbale fungendo da canale di dispersione, in quanto, essendo meno facile da controllare rispetto alla comunicazione verbale, lascia filtrare contenuti profondi.

Sia il linguaggio non verbale sia quello paraverbale inviano messaggi spesso inconsapevoli di tipo emotivo!

1. Componenti della comunicazione paraverbale

Riguardano le diverse caratteristiche della voce:

  1. Timbro: è l’insieme delle caratteristiche individuali della voce, lo si può definire come il colore della voce;
  2. Tono: con esso si possono esprimere diversi tipi di emozioni, tra cui entusiasmo, disappunto, interesse, noia, coinvolgimento, apatia, apprezzamento, etc.;
  3. Volume: riguarda l’intensità sonora, il modo di calibrare la voce in base alla distanza dall’interlocutore e in base all’importanza dell’argomento trattato; 
  4. Ritmo: conferisce maggiore o minore autorevolezza alle parole pronunciate durante un discorso; le pause, la lentezza o la velocità nel comunicare possono servire come fattori che sottolineano, accentuano o sfumano il significato delle parole.

2. Componenti della comunicazione non verbale

Come già affermato, la comunicazione non verbale è la comunicazione che avviene attraverso il corpo e può esistere anche in assenza di comunicazione verbale.

Essa è costituita da:

A) Cinesica: si occupa dei movimenti del corpo come forme strutturate di linguaggio.

Si tende a suddividere la cinesica secondo due principali aree:

  1. La microcinesica: riguarda i movimenti del volto e rappresenta l’area del corpo più importante sul piano espressivo e comunicativo; costituisce il canale privilegiato capace di esprimere emozioni e stati mentali. Nello specifico, il volto umano utilizza 43 muscoli che producono una gamma di 10.000 espressioni che, quindi, dovrebbero essere appropriate e coerenti rispetto al messaggio verbale che si vuole trasmettere. Essa comprende il contatto oculare, ossia l’insieme degli sguardi reciproci che due persone si scambiano durante un’interazione e dovrebbe essere aperto, franco, diretto e non fisso, oltre all’espressività ed alla mimica facciale.
  2. La macrocinesica: si focalizza sulla postura, ossia il modo in cui le persone si atteggiano sia quando sono in piedi sia quando sono seduti, sulla gestualità soprattutto delle mani e delle gambe, che dovrebbe essere il più possibile affabile, ben bilanciata e rilassata e sulla prossemica, cioè la disposizione del corpo nello spazio, correlata ad una gestione consapevole dello spazio comunicativo in un dialogo, in termini di distanza o prossimità. Per di più, la prossemica è indicativa degli atteggiamenti e dei rapporti interpersonali che intercorrono tra gli interlocutori. Infatti, non permettiamo a qualsiasi individuo di avvicinarsi nella stessa maniera: tutti noi percepiamo intorno a noi una specie di “bolla invisibile”, che ci circonda per un diametro di circa un metro e che può essere sovrapposta alla “bolla” di un altro individuo solo se questi ci è familiare o ben accetto.

In sintesi, tutti questi aspetti costituiscono dei segnali involontari che partecipano al processo di comunicazione e possono pertanto indicare:

  1. la specifica emozione che si sta provando;
  2. l’intensità dell’emozione provata;
  3. la fiducia che si ha in se stessi;
  4. il proprio atteggiamento. 

Essi, infatti, risultano meno controllabili rispetto al volto, perciò possono svelare stati d’animo che il viso non fa trapelare.

B) Aspetto esteriore (per es. l’abbigliamento, il trucco e la capigliatura)

3. A cosa servono il comportamento non verbale e quello paraverbale?

Sono molteplici le funzioni svolte dai due canali comunicativi:

  1. chiarificazione: riduce l’ambiguità del linguaggio;
  2. informazione sugli stati d’animo e sugli atteggiamenti degli interlocutori;
  3. definizione del tipo di relazione che intercorre fra i parlanti (es. grado di intimità);
  4. presentazione di se stessi.

Conoscere la comunicazione non verbale è, quindi, un ottimo sistema per decodificare la comunicazione del nostro interlocutore, sapere se chi abbiamo di fronte gradisce o rifiuta i nostri argomenti.

A proposito di ciò, di seguito sono riportati a titolo esemplificativo, alcuni aspetti della comunicazione non verbale e paraverbale ed i relativi messaggi che trasmettono all’interno di una comunicazione.

3.1 Atti di gradimento

  1. Accarezzamento delle labbra con le dita o il dorso della mano: esprime gradimento emotivo nei confronti delle tematiche trattate o verso il suo interlocutore. Può essere espresso anche utilizzando, ad esempio, una penna. In genere tutti gli atti concernenti l’accarezzamento, esprimono gradimento. Questo segnale significa che il nostro interlocutore è coinvolto emotivamente verso la parola o argomento espresso.
  2. Accarezzarsi i capelli: esprime gratificazione e gradimento verso la tematica espressa.
  3. Spostare il busto o il corpo in avanti: rappresenta interesse verso l’argomento trattato.

3.2 Atti di rifiuto

  1. Sfregare con le dita la punta del naso: grattarsi la punta del naso esprime il massimo scarico tensionale da parte del soggetto. È un forte segnale di rifiuto!
  2. Spostare il corpo indietro o oggetti lontano dalla propria persona: indica rifiuto verso la tematica trattata.
  3. Raschiamento della gola: il soggetto prova tensione verso la tematica trattata.
  4. Gambe accavallate e/o braccia conserte: indica chiusura verso l’argomento trattato o verso l’interlocutore.

Conclusioni

Nel rapporto con gli altri giocano un ruolo determinante non solo il linguaggio verbale, come erroneamente si crede, ma anche quello non verbale e paraverbale, in quanto essi sono in grado di esprimere stati emotivi che possono essere sconosciuti all’interlocutore.

A conferma di ciò, vari studi hanno verificato una maggiore rilevanza della componente non verbale, che si aggira intorno al 60%. Il solo contenuto verbale, infatti, arriva per meno del 10%, a testimonianza che quello che realmente si comunica passa attraverso l’uso della voce e del corpo.

Pertanto risulta conveniente utilizzare le forme di comunicazione non verbale e paraverbale, quali la postura, il movimento, la prossemica, lo sguardo, il contatto visivo, gli elementi vocali (tono, ritmo, volume, timbro), le espressioni, facciali, l’aspetto esteriore, per segnalare la disponibilità all’ascolto, inviare messaggi di accoglienza e segnali di comprensione all’interlocutore.

Ma attenzione! Una comunicazione inadeguata, d’altro canto, può provocare frustrazione, confusione, collera, depressione e senso di isolamento.

Pertanto, per far sì che una comunicazione vada a buon fine, sarebbe opportuno vi fosse congruenza tra i diversi livelli comunicativi, ossia coerenza tra ciò che si esprime a parole e ciò che si manifesta al livello non verbale e paraverbale.

Quindi, si deve essere il più possibile consapevoli dei messaggi che si inviano a livello non verbale poiché è proprio su questi ultimi, assai più che su quelli verbali, che si gioca la relazione con l’Altro.

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