Caro Evan Hansen: La Storia di Un Adolescente Con Fobia Sociale

Caro Evan Hansen

Articolo scritto dalla Dr.ssa Eliana Sbardella 

Caro lettore, se stai leggendo questo articolo forse è perché hai già visto il film musical, oppure perché sei interessato dall’argomento della fobia sociale e vorresti capire se è un film che può piacerti, in ogni caso sei nel posto giusto! Spero che la lettura sia di tuo gradimento.

1. Un film musical di spessore

“Caro Evan Hansen” di Steven Levenson e Pasek & Paul, dopo il successo tra i teatri di Broadway, è un musical che approda al cinema grazie all’adattamento di Stephen Chbosky, presentato alla Festa del Cinema di Roma 2021.

Il regista di Wonder e Noi siamo infinito, ancora una volta ci mostra gli aspetti più emotivi e controversi dei teen drama. Riuscendo a trasmettere lo spessore della storia che racconta, mette in scena un film musicale imperfetto, ma molto intenso, capace di mettere in luce alcune problematiche legate alla salute mentale.

2. La trama

Il film racconta la storia, in parte vera, di Evan Hansen, un adolescente con fobia sociale che ogni giorno, su suggerimento del suo terapeuta, scrive una lettera a sé stesso cercando di spiegare le ragioni per cui “tutto andrà bene”. Durante un giorno particolarmente difficile, Evan scrive una lettera più depressa del solito, che d’istinto decide di stampare dal computer della scuola.

La lettera viene casualmente trovata da Connor, un suo compagno di scuola, conosciuto a sua volta per i suoi problemi di rabbia e depressione. In questa fatidica lettera è citata la sorella di Connor, Zoe, che gli fa che Evan abbia scritto la lettera per provocarlo. 

Connor scappa così con la lettera, e pochi giorni dopo, viene comunicato agli studenti che il ragazzo si è suicidato.

La lettera di Evan, trovata addosso a Connor, viene interpretata come una lettera d’addio di quest’ultimo indirizzata a un amico, e il diciassettenne viene così contattato dai genitori di quel ragazzo, nella speranza di conoscere quello che credono sia stato l’unico amico del figlio.

Evan, non riesce a dire la verità, non volendo deludere due genitori che hanno appena perso un figlio, e gli fa credere di essere stato suo amico per davvero. Questa decisione però, comporterà una serie di vicende a catena che finiranno per sfuggirgli di mano.

Il legame profondo che il protagonista stringe con la famiglia di Connor però, seppur basato su un equivoco, porterà Evan a superare i suoi limiti e confrontarsi con le sue difficoltà, riuscendo ad esporsi a situazioni da lui temute.

I protagonisti della storia (adolescenti e non), intraprendono un percorso di accettazione di sé e di confronto con i propri lati “oscuri”, dimostrando come affrontare, prendere consapevolezza, tirare fuori alcuni vissuti, può aiutare ed elaborare alcune parti di Sé e superare le proprie difficoltà, migliorando la propria qualità di vita.

3. Parlare di salute mentale

Caro Evan Hansen riesce a portare un tema come quello della salute mentale, in maniera semplice e autentica, qualità rare nel mondo del cinema commerciale, in particolare quello rivolto ad un pubblico adolescente. 

Senza cadere negli stereotipi, nel film si parla di suicidio, elaborazione del lutto, ansia, depressione e disturbi della personalità, in una maniera che rende accessibile al pubblico questi temi delicati.

La salute mentale come argomento di discussione, è l’unico modo per far comprendere che i disturbi psicologici sono più diffusi di quanto la percezione comune porti a credere.

Prendersi cura della propria parte psicologica, seguendo dei percorsi con delle figure esperte, non è “da matti”, ma dovrebbe essere garantito a chiunque ne sentisse il bisogno.

Questo è un musical coinvolgente e molto commovente, in cui ogni canzone è perfettamente inserita nella narrazione e permette un’immersione ulteriore nella psiche dei personaggi. Non mancheranno però ad alleggerire temi così importanti, momenti di ironia che renderanno questo film molto scorrevole.

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