C’è Chi Dice No! Bambini Disobbedienti: Che Fare?

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1. Il valore dell’obbedienza 

L’obbedienza è considerata in genere un requisito di base su cui si fonda una buona relazione tra genitori-figli, per cui ogni genitore, avendo specifici obiettivi e modelli comportamentali che desidera far acquisire al proprio bambino, esercita, in virtù della propria autorevolezza, pressioni affinché il piccolo si adegui ed obbedisca a ciò che viene richiesto.

Ma il processo di interiorizzazione delle regole e delle norme sociali, che serviranno all’individuo per modulare il proprio comportamento in relazione alle situazioni ed ai contesti, è lungo e richiede diversi passaggi

Nei primissimi anni di vita, infatti, il bambino modifica il proprio comportamento unicamente in risposta a specifiche richieste, egli obbedirà solo in presenza del genitore e solo in una particolare situazione, poi pian piano imparerà ad autoregolare il proprio comportamento anche in assenza del genitore e a generalizzare una regola a più contesti.

Nonostante l’obbedienza sia una caratteristica fortemente auspicata, un certo livello di disobbedienza sembra essere tollerato dai genitori che non sembrano preoccuparsene troppo. In molti casi infatti, essi la ignorano o semplicemente ripetono la richiesta.

2 Disobbedienza o autoaffermazione?

Intorno ai due anni il bambino inizia a percepire sé stesso come individuo separato dagli altri ed inizia a voler affermare le proprie opinioni e i propri desideri.

La capacità del bambino di dire no e di andare contro le richieste dei genitori è da considerarsi un’espressione di autonomia e di affermazione di sé ed è una componente importante nella costruzione dell’autostima. Essa ha una valenza positiva nelle relazioni sociali in quanto permette al bambino non solo di affermare la propria indipendenza di pensiero e volontà, ma anche e soprattutto di sviluppare ed affinare nel tempo, ed in relazione allo sviluppo cognitivo, strategie socialmente accettabili per sostenerla.

Mentre inizialmente il bambino piccolo sarà in grado solo di dire no ad una richiesta del genitore, o di fare capricci  per ottenere qualcosa, col tempo imparerà a trovare scuse e spiegazioni più o meno valide (ora non posso, sono piccolo, sono pulito) e poi ancora a negoziare e contrattare la richiesta e l’obbedienza (lo faccio se mi compri il gelato, però poi non faccio quell’altra cosa ecc.), fino alla messa in discussione della validità delle norme stabilite dai genitori. Contemporaneamente però egli interiorizzerà il sistema di valori sociali trasmessi dai genitori, anche se in parte lo modificherà sulla base dei propri punti di vista, e ciò gli consentirà una sempre maggiore coerenza comportamentale e condivisione delle regole sociali.

3 strategie per gestire capricci e disobbedienza 

Alla luce di tutto ciò diviene importante quindi che i genitori acquisiscano consapevolezza dell’importanza non solo dell’obbedienza ma anche della disobbedienza. Ma come modulare l’attività educativa gestendo al meglio comportamenti esasperanti e capricci?

  1. In primo luogo, rispettando l’individualità ed il pensiero del proprio bambino, riconoscendone il valore e l’importanza nel processo di crescita
  2. Definendo con autorevolezza limiti chiari e precisi 
  3. Permettendo al bambino di avere spazi decisionali propri consentendogli di far valere le proprie ragioni, purché esse siano motivate in maniera coerente e valida e tengano conto, anche attraverso compromessi e parziali concessioni, del punto di vista altrui.

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