Cocaina: dalla Dipendenza alla Cura

Cocaina, dalla dipendenza alla cura

Articolo scritto dal Dr. Francesco Renna

Oggi per la “Giornata mondiale contro l’abuso di droghe e traffico illecito” approfondiremo il fenomeno del consumo e dipendenza dalla cocaina. Tale sostanza negli ultimi anni ha avuto molto risalto e spazio nella cultura di massa ma, spesso, non se ne conoscono il funzionamento ed i rischi associati. Di seguito troverai una breve guida per riconoscere le problematiche legate al suo consumo e consigli su come intervenire in tempo.

1. Conosciamola meglio

La cocaina è una sostanza psicostimolante ottenuta delle foglie della pianta Erythroxylum coca che cresce in Sudamerica in alcune zone della Bolivia, della Colombia e del Perù. Dalle foglie, attraverso un processo chimico di lavorazione che utilizza acido cloridico, benzene ed altri solventi, si produce il cloridato di cocaina che si presenta sotto forma di polvere bianca. Una volta assunta nel nostro organismo, la cocaina agisce sul sistema nervoso centrale attivando numerosi circuiti neuronali. Nello specifico, aumenta il rilascio della dopamina che è responsabile dell’attivazione dei sistemi del piacere e della gratificazione. L’attivazione di questo meccanismo provoca numerosi effetti sia fisici che psicologici, i quali nelle prime assunzioni possono essere desiderati e piacevoli. Con l’aumento della frequenza e quantità di sostanza assunta diventeranno più sgradevoli ed indesiderati.

Gli effetti piacevoli sono: aumento delle capacità percettive, euforia e senso di benessere, iperattività, aumentato senso di fiducia in se stessi, insensibilità alla fame, al sonno ed aumento del desiderio sessuale. Questi effetti, con il passare delle assunzioni, si riducono progressivamente e per ritrovarli si ha il bisogno di aumentare dose e frequenza di consumo.

Gli effetti indesiderati possono comparire a seguito di ripetute assunzioni ed includono tachicardia, agitazione, stati ansiosi, insonnia, irritabilità, stati depressivi sino ad arrivare alle allucinazioni.

Per le caratteristiche neurochimiche specifiche della cocaina, il grosso rischio è che si instauri una dipendenza, cioè l’incapacità a gestire il consumo e la richiesta di assumere quantità sempre maggiori, con un aumento della frequenza del consumo stesso. Fino a compromettere la salute fisica e psicologica del consumatore.

1.1 I dati del consumo

Negli ultimi anni, il numero dei consumatori di cocaina è in costante aumento, così come le persone che richiedono un trattamento. Tale fenomeno si configura come un vero e proprio problema di salute pubblica. Secondo l’ultimo report  dell’Osservatorio Europeo sulle droghe (EMCDDA, Report 2021), nei paesi dell’Unione Europea la cocaina è la seconda sostanza più utilizzata dopo la cannabis. 

In particolare, in Europa sono 2,2 milioni i consumatori di cocaina nella fascia di età tra i 15 e 34 anni che ne hanno fatto uso nell’ultimo anno. Così come sono aumentate nella maggior parte dei paesi dell’Unione le richieste di primo trattamento per le problematiche connesse all’abuso di cocaina.

Nel nostro paese, sempre secondo il report, si stima che nel 2017 (ultimo anno delle rilevazioni) nella popolazione tra i 15 e i 65 anni la prevalenza di chi ha fatto uso almeno una volta nella vita sia del 6,9%, mentre siano più di 13000 le persone in trattamento per abuso o dipendenza dalla cocaina.

2. La cura

Per comprendere se il consumo di cocaina è diventato problematico e vi è il rischio di esserne dipendenti, si può fare riferimento ad alcune caratteristiche descritte dal manuale di riferimento per le diagnosi psicologiche (DSM-V, 2013): le più rilevanti possono essere riassunte sinteticamente così:

Si assume più sostanza di quanto si voglia, per periodi più prolungati e con maggiore frequenza per avere gli effetti desiderati;

– Quando non si assume la sostanza si hanno sintomi fisici e psicologici indesiderati (irritabilità, sbalzi di umore ecc.);

Il desiderio della sostanza è intenso e persiste nel tempo;

– Si tenta di ridurre e controllare l’uso senza riuscirci;

– La ricerca ed il consumo della sostanza occupa molto tempo della giornata e condiziona la propria socialità, il lavoro o la scuola.

Quando siamo in presenza di queste caratteristiche c’è la necessità di un intervento terapeutico e di prendersi cura del problema. È importante, in questi casi, rivolgersi a un esperto che valuti la necessità di un trattamento e possa indirizzare al meglio la cura delle problematiche connesse al consumo. Negli ultimi anni, l’esperienza clinica per le dipendenze ha accresciuto le sue conoscenze e adottato strumenti terapeutici più adatti ed efficaci per affrontarle.

Il modello terapeutico che più ha evidenziato efficacia nel trattamento della dipendenza da cocaina è quello cognitivo-comportamentale che utilizza protocolli clinici di gestione del desiderio della sostanza (detto anche craving) e tecniche per prevenire le possibili ricadute. Nella terapia si metterà l’accento, soprattutto, sulla gestione del desiderio della sostanza. Ad esempio, tenere un diario giornaliero del desiderio di cocaina, in cui riportare tutti i pensieri e le sensazioni provate ogni volta che questo si attiva, ha la funzione di abbassarlo e renderlo più gestibile da parte del consumatore. L’utilizzo di questi strumenti all’interno di una relazione terapeutica sblocca la consapevolezza e la fiducia da parte della persona nella possibilità di ridurre ed interrompere il consumo.  

Va sottolineato quanto a volte la dipendenza possa diventare un problema che interessa tutte le aree della vita personale (salute, relazioni, lavoro), coinvolgendo le persone vicine e diventando molto invasiva. Pertanto è possibile che si debbano integrare le sedute settimanali di psicoterapia con gli interventi offerti dai servizi sul territorio o includere nel trattamento altri professionisti (es. psichiatra per poter integrare una terapia farmacologica) per favorire il processo di cambiamento e cura.

Spesso chi entra nel vortice della dipendenza ha difficoltà a condividerlo, manifesta la tendenza a nascondersi senza chiedere aiuto per paura del giudizio degli altri. Aumentando il senso di solitudine che rende la persona ancora più vulnerabile. Numerosi studi (ad esempio quelli di B.K. Alexander, 1981) hanno dimostrato come l’isolamento sociale sia un fattore importante che peggiora la dipendenza. Culturalmente si ha la tendenza a giudicare la persona dipendente come moralmente debole che non ha abbastanza volontà, perdendo di vista gli aspetti patologici e clinici del fenomeno.

Per questi motivi ascoltare senza giudicare, far sentire la persona non più isolata, restituendo strumenti utili a gestire il consumo possono essere chiavi per affrontare e risolvere questa problematica.

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