Come Fare Coming out: Quali Difficoltà e Come Superarle

Come Fare Coming out: Quali Difficoltà e Come Superarle

Articolo scritto dal Dr. Aron Fantini

1. Il coming out: cos’è 

Il coming out è un’auto apertura che le persone fanno per rivelare aspetti di sé che non sono immediatamente deducibili dall’aspetto fisico come idee politiche, appartenenze religiose ecc.. 

Nel caso di una persona LGBTQIA+ il coming out non è una semplice dichiarazione, ma un vero e proprio processo di costruzione identitaria che vede da una parte la presa di consapevolezza e solo alla fine i processi di autoapertura.

Il processo di auto-apertura per una persona LGBTQIA+ non termina mai.                                                      Vivendo in una società cis- eterosessista, dove cioè entrando in contatto con il prossimo si dà per scontato che sia cisgender ed eterosessuale, e cis- eteronormativa, dove l’identità cisgender e l’orientamento eterosessuale sono considerate gli unici orientamenti e identità possibili e accettabili, la persona LGBTQIA+ deve costantemente negoziare la possibilità di auto-aprirsi in base ai livelli di tolleranza o ostilità degli ambienti esterni.                                                                                                                La possibilità di comunicare o meno il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere in base all’ostilità o meno di un ambiente si chiama outness strategico  (Orne, J. 2011). 

Il coming out non va confuso con l’outing ossia quella dinamica per cui un individuo rivela l’identità di genere o l’orientamento sessuale di una terza persona senza il suo consenso.

Se il coming out è associato a un miglior benessere psicofisico, l’outing è invece una vera e propria forma di violenza che ha pesanti ricadute sulla salute mentale e fisica.

1.1  I processi di coming out nella popolazione LGBT

Alcuni modelli teorici cercano di descrivere, pur non racchiudendo ovviamente tutte le esperienze possibili, il percorso di sviluppo identitario di una persona LGB

Secondo il modello di formazione dell’identità omosessuale (Cass, V.C., 1979) la persona LGB vivrebbe un iniziale periodo di confusione identitaria quando intuisce che temi quali l’omosessualità non sono più concetti astratti ma risuonano come aspetti intimi di sé (confusione identitaria).

Automaticamente nascerebbe un confronto tra le credenze accumulate dalla cultura di riferimento sull’ omosessualità rispetto all’identità eterosessuale che fino a quel momento si pensava di avere (confronto identitario).                                                                                                                                                           La persona potrebbe cominciare in una fase successiva a tollerare l’idea di essere LGB e  ad avere le prime esperienze di contatto con contesti di aggregazione LGBTQIA+ (tolleranza identitaria).                                                                                                                                             Le esperienze positive accumulate all’interno dei contesti di aggregazione,  porterebbe la persona ad accettare il suo orientamento ma allo stesso tempo a disinvestire dagli ambienti eteronormati da cui provengono i messaggi omofobici interiorizzati lungo il corso della vita (accettazione identitaria). 

La discrepanza tra i messaggi omofobici e le esperienze di accoglienza porterebbero la persona a provare orgoglio per la propria identità sessuale prima non accettata e allo stesso tempo a porsi in contrasto con tutti gli ambienti eterornormati (orgoglio identitario).

La fase finale è l’integrazione del proprio orientamento sessuale che porterebbe l’individuo ad essere sé nel mondo, imparando a distinguere eterosessuali accoglienti da eterosessuali omofobici (integrazione identitaria). 

Una fase peculiare del processo di coming out riconosciuta dal modello di  Coleman (Coleman, E., 1982)  sarebbe quella legata alla prima relazione stabile con una persona dello stesso sesso. 

L’individuo si riscopre non più come singolo ma come parte di una coppia confrontandosi con le sue aspettative sull’amore gay e la realtà,  ma anche con una nuova forma di omofobia sociale legata al rapporto che sta vivendo. La formazione di una coppia stabile potrebbe richiedere di dover effettuare una nuova auto-apertura con la famiglia.  

1.2 Coming out della popolazione transgender 

Le persone transgender più delle altre, sono consapevoli delle aspettative di genere che investono la vita degli individui proprio perché assegnate alla nascita ad un genere che non sentono loro, di cui avvertono il peso delle aspettative sociali. 

In una prima fase dello sviluppo identitario,  le persone transgender potrebbero camuffare i propri comportamenti “performando” il genere che non sentono proprio:  ipermascolinizzandosi (nel caso di persone assegnate alla nascita al genere maschile), o iperfemminilizzandosi (nel caso di persone assegnate alla nascita al genere femminile).                                                                                                               In una seconda fase, quando la persona decide di vivere secondo la propria identità di genere, la performance di genere potrebbe non cessare.

Se prima si interpretava un ruolo per camuffare la propria identità di genere, in questa fase la persona potrebbe esagerare i comportamenti di genere associati all’identità di genere che sente sua, per mettere alla prova la sua identità e “credibilità” come uomo (nel caso di persone assegnate al sesso femminile alla nascita) o come donna (nel caso di persone assegnate al sesso maschile alla nascita).                                            

Inoltre dopo la transizione, le persone transgender tendono a monitorare le possibili risposte altrui ad un possibile coming out non solo per evitare reazioni verbali spiacevoli,  ma anche veri e propri episodi di violenza. 

A volte per le persone transgender, auto-aprirsi è un processo obbligato.                                                                Sia perché non sarebbe possibile, senza dare informazioni a riguardo, mantenere le relazioni acquisite prima di un’eventuale transizione di genere, sia perché a volte il passing (ossia quella caratteristica fisica per cui una  persona non viene riconosciuta come transgender) potrebbe essere basso  (Stacey M, Brumbaugh-Johnson & Kathleen E. Hull, 2018) .

2. Il Coming out: come gestirlo

Non è possibile avere controllo di quelle che saranno le reazione di amici e familiari.

È però possibile lavorare sul processo di auto-apertura per avere più probabilità di esiti positivi.

2.1 Perché fare coming out?

Le persone LGBTQIA+ prima del coming out portano il peso di celare un aspetto tanto importante di sé impedendosi di vivere relazioni autentiche o disinvestendo dall’intessere rapporti per paura di essere giudicati. 

Questi porta a distacco anche verso legami familiari importanti 

Fare coming out elimina i silenzi e rinforza i rapporti interpersonali.

In molti casi è stato dimostrato che  il coming out migliori le condizioni di salute fisica e mentale dovute alla pressione di vivere una vita non autentica e al fatto di appartenere ad una minoranza discriminata (minority stress).

Non sempre fare coming out, soprattutto in ambienti fortemente stigmatizzanti, è la soluzione.  A volte non fare coming out  porta a  esiti negativi, minori però ,di quelli che ci sarebbero facendolo.

La possibilità di fare o meno coming out va valutata con il proprio psicologo analizzando rischi e benefici

Inoltre  vivendo in una società in cui vige il cis-eterosessismo e in cui ancora tante persone danno per scontato che gli individui  che hanno davanti siano necessariamente eterosessuali e cisgender, auto-aprirsi dà a molti la possibilità di avere dei punti di riferimento per mettere in discussione le proprie credenze omobitransfobiche. 

2.2 Quando fare coming out? 

La letteratura scientifica ci dice che è meglio non anticipare né procrastinare eccessivamente i tempi del proprio coming out.

Fare coming out quando si è molto piccoli potrebbe esporre ad episodi di vittimizzazione che potrebbero portare ad un arresto dello sviluppo identitario e a incorrere in parenti che possano optare per la ricerca di  terapie riparative – protocolli senza alcuna valenza scientifica che avrebbero l’obiettivo di modificare l’identità di genere o l’orientamento sessuale.

Fare un coming out tardivo potrebbe portare  ad accumulare eccessive esperienze di camuffamento che avrebbero un effetto negativo in termini di salute mentale e psicofisica (Li & Samp, 2019) . 

Il periodo giusto è probabilmente quello in cui si è accumulata una certa dose di sicurezza interna data dal riconoscere la validità del proprio orientamento sessuale o della propria identità di genere a dispetto di qualsiasi pregiudizio esterno

2.3 Con chi fare coming out? 

È importante riuscire ad intessere una rete di supporto che funga da fattore protettivo per le possibili esperienze di coming out negative.                                                                                                 

Sembrerebbe che le prime persone con cui gli individui LGBTQIA+ si aprano siano i propri fratelli e secondo alcuni studi il 60% di chi si è confidato con un fratello o una sorella ha ricevuto supporto e accettazione (Savin- Williams, 2011) . 

Le sorelle sono poi quelle che reagiscono con più probabilità in modo supportivo, rispetto ai fratelli eterosessuali (Toomey & Richardson, 2009)

Nei casi in cui anche un fratello o un cugino siano LGBTQIA+ il processo di comung out potrebbe risultare meno estraneo per la famiglia di origine, aumentando la possibilità di reazioni affermative e accettanti alla rivelazione (Brandon-Friedman & Kim, 2016).

Le famiglie in cui è più probabile il rifiuto sono le famiglie “posizionali” nelle quali i genitori imprimono uno stretto controllo sugli altri membri, stabilendo le regole le la loro autorità sui figli; inoltre il rifiuto totale da parte della famiglia è più probabile se il figlio LGBTQIA+ è un età adolescenziale (Gosh, 2020) .

La maggior parte delle reazioni negative sembrerebbe arrivare da fratelli e genitori dello stesso genere, quindi si consiglia di partire da quelli di sesso opposto (Kort,2008). 

I fattori che influenzano le risposte delle famiglie al coming out sono: la quantità di risorse familiari disponibili per gestire il messaggio (relazioni positive e sante, abilità di problem solving), credenze e atteggiamenti preesistenti sulle tematiche LGBTQIA+, pressioni e stressor presenti a livello familiare (Willoughby, Doty & Malik, 2008).

2.4 Come fare coming out

È bene riflettere sul messaggio che si vuole condividere nel processo di auto apertura aumentandone la profondità, l’ampiezza e il contenuto emotivo.

Inoltre può aiutare molto scegliere preventivamente la modalità con la quale auto-aprirsi lavorandoci su.                                                                

Molte persone adottano una modalità di comunicazione epistolare (lettera) o virtuale (sms, whatsapp ecc) per incrementare quel giusto livello di distanza relazionale che permetta loro di esprimere in modo più profondo quello che vorrebbero comunicare dando lo giusto spazio al ricevente di elaborare il contenuto del messaggio stesso. 

Per riuscire a gestire le emozioni legate alle auto-aperture potrebbe essere utile stilare una lista di contesti o situazioni (da quello che suscita più ansia a quello che non la genera) partendo con auto-aperture nei contesti e nelle situazioni che generano più tranquillità, di modo che le esperienze positive accumulate generino più sicurezza e più capacità di gestire le emozioni.                                           

Conclusione

Il coming out è un vero e proprio processo di costruzione identitaria che si correla ad un insieme di passaggi necessari ma delicati. Non devi portare il peso di questo processo sulle tue spalle.                          Chiedi un aiuto ad uno psicologo LGBTQIA+ friendly e LGBTQIA+ informed!

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