Come gestire il conflitto in modo costruttivo

Come gestire il conflitto in modo costruttivo

Articolo scritto dalla Dr.ssa Giuliana Palmieri

Il conflitto è un fenomeno che fa parte di diversi aspetti della nostra realtà a livello relazionale, personale e lavorativo. Questo significa che, in alcune occasioni, caratterizza sia il modo in cui stiamo con gli altri ma anche il modo in cui percepiamo noi stessi. Nella maggior parte dei casi, a questo, viene associata una connotazione negativa, ovvero si ha la percezione del conflitto come scontro e rottura. 

Tuttavia, questa non è sempre e solo l’unica verità.

Il conflitto, infatti, se ben gestito può fornire la possibilità di creare risvolti positivi in termini di comprensione reciproca, condivisione, collaborazione e apertura al cambiamento. Nel presente articolo vedremo come agire in termini costruttivi per trasformare i conflitti da possibili rotture ad opportunità.

1. La logica dei conflitti

Il conflitto può essere considerato come una situazione di contrasto, tra parti di sé (definito in questo caso come intrapersonale) o tra due persone (ovvero interpersonale), che si crea sulla base della presenza di un desiderio/obiettivo che tuttavia viene impedito. Tale condizione non è necessariamente consapevole, ecco perché ci sono situazioni in cui i conflitti risultano essere più evidenti mentre in altre lo sono meno. Nella maggior parte dei casi, indice di situazioni di contrapposizione è la presenza di un sentimento di frustrazione o rabbia che mette le persone in una condizione di difesa reciproca. 

1.1 Conflitto come contrapposizione 

Kurt Lewin definiva il conflitto come una: “Situazione in cui su di un individuo agiscono contemporaneamente due forze psichiche di intensità più o meno uguale ma di senso opposto, siano positive o a valenza negativa, siano determinate da situazioni intrapsichiche o causate da situazioni esterne, che da un’unica realtà ambivalente.” 

 In altre parole, l’autore attraverso questa definizione ha messo in risalto l’aspetto dicotomico che spesso si pone come sottofondo nelle dinamiche di scontro.

Giusto o sbagliato, Buono o cattivo, Falso o vero rappresentano alcuni dei poli che occupano un posto centrale tra noi e il comportamento dell’altro ma anche tra alcune parti di noi stessi. Questo comporta una lotta in cui la risoluzione avviene solo dal momento in cui un aspetto risulti preponderante rispetto all’altro.

1.2 Conflitto come evoluzione 

Una differente definizione di conflitto, che ci propone una diversa prospettiva dello stesso, è stata proposta da Gordon: “Quando due persone (o gruppi) qualsiasi convivono, il conflitto è destinato a subentrare per il semplice motivo che le persone sono diverse le une dalle altre, pensano in modo diverso, hanno bisogni differenti, e aspettative che spesso non combaciano.” 

Se guardiamo, quindi, alle nostre relazioni come ad un sistema dove ogni componete gioca una sua parte è più facile considerare il conflitto come un fattore di cambiamento ed evoluzione. In questo caso, infatti, emergono diverse sfumature del fenomeno quali:

  1. Confronto;
  2. Messa in gioco;
  3. Apertura mentale;
  4. Ricerca di compromesso;
  5. Arricchimento e Crescita;

Vediamo insieme come poter risolvere il conflitto in maniera costruttiva.

1.3 Come agire in maniera costruttiva in un conflitto 

Per quanto il conflitto, nella maggior parte dei casi, ci mette in una posizione di difficoltà non esiste evoluzione e crescita senza lo stesso. È utile considerare, tuttavia, che queste condizioni possono costituirsi solo dal momento in cui si fa un passo indietro e si prova a gestire lo scontro nel modo più funzionale possibile. 

Ecco allora alcuni consigli da applicare per agire nel migliore di modi durante i momenti di difficoltà che caratterizzano tutte le relazioni. 

Primo passo utile è il riconoscimento di una situazione conflittuale e la capacità di saper definire la stessa come costruttiva o distruttiva.

Successivamente, prendendo riferimento dagli studi effettuati da Thomas Gordon, sarebbe utile porsi in un atteggiamento di:

  1. Ascolto attivo: ovvero la capacità di prestare attenzione non solo al contenuto che ci viene esposto ma anche, ad un livello empatico, alla preoccupazione e ai bisogni che l’altro cerca di esprimere in quel momento. Partendo da un ascolto passivo in cui si lascia all’altra persona la possibilità di esprimersi, si cerca di mantenere un atteggiamento accogliente attraverso frasi di assenso o espressioni facciali, si cerca di approfondire laddove non si è capito qualcosa per evitare la presenza di incomprensioni e si esprime un feedback in merito a ciò che è stato accolto mostrando un atteggiamento senza giudizio. 
  2. Messaggio – IO: riprendendo il concetto di feedback accennato prima, che siamo noi ad iniziare un confronto o l’altro, il messaggio-io permette di creare uno spazio di dialogo aperto e costruttivo. In particolare, questa modalità comunicativa prevede l’espressione di ciò che vogliamo dire in maniera diretta e semplice. Si parla in prima persona e non si attenziona il comportamento dell’altro ma piuttosto come ci si è sentiti a seguito di ciò che è stato detto o fatto.  Per esempio: “mi sono sentita triste quando; o quel comportamento mi ha fatto arrabbiare perché mi sono sentita attaccata”. Così facendo, permettiamo all’interlocutore di mettersi nei nostri panni e creiamo un’apertura comunicativa utile ad uno scambio comunicativo, con il risultato di conoscersi meglio e trovare un punto d’incontro. 

Conclusioni 

L’importanza dei concetti elaborati da Thomas Gordon mette in risalto la rilevanza dell’aspetto comunicativo nelle relazioni. La comunicazione assertiva, infatti, assume un ruolo centrale nel rapporto interpersonale. Quest’ultima è una modalità che viene caratterizzata dalla capacità di: rispettare i turni di parola, parlare in prima persona, esprime i propri bisogni ma accogliere anche quelli degli altri tramite l’ascolto attivo e porre attenzione non solo ai contenuti ma anche ai modi in cui questi vengono espressi. È evidente che prima di avviare qualsiasi comunicazione è utile prendersi del tempo per comprendere meglio i propri stati d’animo e solo dopo cercare di esprimerli al meglio. 

Ecco, quindi che il conflitto non necessariamente è qualcosa da evitare ma può diventare un momento utile e di crescita in base a come scegliamo di affrontarlo. 

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