Come migliorare la tua comunicazione interpersonale: tecniche pratiche per migliorare le tue relazioni

Come migliorare la tua comunicazione interpersonale tecniche pratiche per migliorare le tue relazioni

A cura del Dr. Aron Fantini

Ti capita mai di pensare che nonostante tutte le cose che hai fatto per far comprendere agli altri come stai nessuno ti capisca realmente? Che nonostante tutti gli sforzi fatti affinché qualcuno che conosci smetta di comportarsi o cominci a comportarsi in un certo modo, tutto rimanga uguale?

A volte però, nonostante ci sembri di aver detto tutto, abbiamo esternalizzato poco meno della metà di quello che volevamo realmente comunicare. 

Le comunicazioni sono come un mare: vorremmo che l’altro ne veda la profondità ma l’altro legge solo ciò che sta in superficie.

1. Una meta da ambire: l’assertività

Non esiste solo un contenuto della comunicazione, esiste prima di tutto un comunicatore, quindi una persona con il suo carattere, il suo modo di vedersi e di vedere il mondo, la sua storia di vita.  Tutto questo è alla base dello stile di comunicazione della persona: una modalità di risposta e di interazione tipica che tutti noi mettiamo in atto in modo spontaneo nella relazione con gli altri.                                                                                                                                                                 Gli stili di comunicazione sono:

Lo stile Passivo: è lo stile di chi ha una percezione di sé come “persona non ok” e dell’altro come “persona ok”. Questo stile è caratterizzato da una pervasività nel reprimere le proprie opinioni, le proprie emozioni e i propri bisogni. Tutto ciò avviene perché la persona pensa di non essere in grado di affrontare l’altro o perché preferisce “comprare” la pace del momento.                                                                                    Una comunicazione mancata però non è scevra da conseguenze negative a medio-lungo termine.                                                                                                                                                                              Lo stile passivo di comunicazione infatti: trasformerà le emozioni non espresse in aumento della risposta dello stress; inasprirà i ruoli all’interno delle relazioni perché chi sottomette aumenterà il carico della sua sottomissione e viceversa chi si inibisce tenderà a retrocedere sempre di più; porterà i conflitti interpersonali evitati nel breve termine ad essere più intensi a lungo termine; aumenterà la progressiva perdita della stima in sé stessi; contribuirà all’aumento degli scoppi d’ira dati dall’accumulo delle emozioni non espresse.      

Lo stile Aggressivo: è lo stile di chi ha una percezione di sé come “persona ok” e dell’altro come “persona non ok”. La persona con arroganza e prepotenza tende ad affermare sé stessa senza rispettare le opinioni e i bisogni degli altri.                                                                                                                                                                                                  Il raggiungimento dell’affermazione di sé può sembrarci un traguardo positivo, tuttavia, anche questo stile comunicativo ha un insieme di conseguenze negative a medio- lungo termine: la persona con una comunicazione aggressiva può prevaricare perché percepisce il mondo come una “giungla” dalla quale difendersi attaccando. Questa percezione iperattiva il sistema di difesa aumentando la risposta dello stress; allo stesso tempo il prevaricatore tenderà a creare un clima di terrore tale per cui gli altri cominceranno ad allontanarsi o a coalizzarsi contro il prevaricatore stesso.                                                                              

Lo stile assertivo: è lo stile di chi ha una percezione di sé come “ok” e l’idea dell’altro come “ok”.  Lo stile assertivo è tipico di chi, attraverso la negoziazione e il compromesso, afferma i propri bisogni nel rispetto e nell’affermazione dei bisogni altrui. Questo stile di comunicazione: rinforza i rapporti; interpersonali; sostiene i livelli della propria autostima; crea un clima collaborativo.

Questi stili di comunicazione sono disposti lungo un continuum: ognuno di noi può adottare diversi stili di comunicazione ma tendenzialmente i nostri tratti temperamentali ci spingono verso un certo modo di comunicare tipico e costante.

Lo stile assertivo non è una dote acquisita di per sé ma è una meta alla quale tutti possono ambire attraverso un costante lavoro che possa permettere di aumentare sempre più, nel corso del tempo, il proprio grado di assertività

2. Il viaggio verso l’assertività: istruzioni per l’uso

2.1 Lavoro sulle percezioni individuali e del mondo

La strada verso una modalità di comunicazione assertiva non può prescindere da un lavoro sulla propria storia di vita che in tutti contribuisce a sedimentare quella percezione che abbiamo di noi stessi e degli altri che condiziona i diversi stili comunicativi.                                                                                                                                Quali sono gli episodi della nostra vita che hanno contribuito a farci sentire “persone non ok” o a vedere gli altri come “persone non ok”?                                                                                                                                                                               Solo attraverso un percorso psicologico è possibile ristrutturare quell’idea su noi o gli altri a cui crediamo e che contribuisce alla messa in atto di uno dei due stili comunicativi disfunzionali.

2.2 Modificare i messaggi “tu” in messaggi “io”

Come abbiamo detto inizialmente spesso il problema che porta a difficoltà interpersonali nella comunicazione è la mancanza del vissuto interiore in ciò che vogliamo comunicare

Questo succede perché, quando comunichiamo siamo tendenzialmente proiettati sull’altro più che su come il comportamento agito dall’altro ci fa sentire e ciò fa sì che i messaggi tipici che inviamo siano i cosiddetti “messaggi tu”.

Esempio di messaggio tu: “Tu mi fai sempre stare male!”

Questo tipo di messaggio non trasmette nessun tipo di informazione rispetto a cosa nello specifico ci provoca lo stato di sofferenza di cui ci stiamo lamentando. Altresì, mette l’altro nella condizione di alzare le difese essendo un tipo di comunicazione che pone un focus accusatorio sul soggetto piuttosto che un focus sul comportamento specifico.

È importante convertire i “messaggi tu” nei “messaggi io”

Esempio di messaggio io: “Quando scegli di andare ogni domenica a vedere la partita io mi sento trascurato e questo mi rende triste. Ti chiederei di trovare insieme un modo per passare più tempo insieme”

Questo messaggio contiene la seguente formula:                                                                                  

(descrizione del comportamento) quando scegli di andare ogni domenica a vedere la partita”; (espressione del come ci si sente/indicazione degli effetti) io mi sento trascurato e questo mi rende triste”;                                        (espressione di una soluzione condivisa) ti chiederei di trovare insieme un modo per passare più tempo insieme.

Per comprenderla, scomponiamo la formula:

  1. Descrizione del comportamento: A differenza dei messaggi tu, nei messaggi io, scindiamo la persona dal comportamento agito. Dire “il tuo comportamento mi fa stare male” invece che “tu mi fai stare male” slega il valore della persona dal disvalore del comportamento.                                                                       Mentre il “messaggio tu” identifica il negativo con la totalità della persona, il “messaggio io” non disconosce il valore dell’individuo pur riconoscendo l’eventuale disvalore del comportamento. Nell’atto pratico, il messaggio io aumenta la probabilità che l’altro abbassi le sue difese perché non sente attaccato il valore di sé come persona;
  2. Espressione del come ci si sente/indicazione degli effetti: questo secondo aspetto della formula è il cuore della parte “io” del messaggio ed è l’elemento che spesso viene omesso nei “messaggi tu”.                                                  Il cuore dell’informazione che permette all’altro di comprendere come il suo comportamento ci fa sentire e che conseguenze psicologiche e pratiche ha su di noi e sulla nostra vita è proprio la condivisione del nostro vissuto interiore. Per esprimere questa parte è importante focalizzarsi sul proprio mondo interiore e chiedersi “come mi fa sentire questo comportamento? Che effetti ha su di me e sulla mia vita?”
  3. Espressione di una soluzione condivisa: questo aspetto è quello che permette il “noi”. L’altro non è lasciato solo nella “soluzione del problema” ma trova, posta la sua volontà di modificare il suo comportamento, il nostro aiuto. L’idea di una soluzione condivisa incrementa la dimensione cooperativa all’interno della relazione.

2.3 Il timing della comunicazione assertiva: battere il ferro…quando è freddo!

Il detto dice “batti il ferro finché è caldo”, nella comunicazione assertiva è il contrario. Il ferro si batte quando è freddo. Cosa vuol dire? Esiste un timing della comunicazione assertiva.                                                      Quando siamo nel pieno del conflitto, il nostro sistema emotivo e quello dell’altra persona sono attivati: il messaggio assertivo non arriverebbe all’altro né saremmo capace di essere realmente assertivi.

Bisogna fare lo sforzo di ritornare sull’argomento quando lo specifico episodio è oramai un ricordo e quindi quando i sistemi emotivi di entrambi sono “raffreddati” affinché l’assenza delle difese permetta di far passare il messaggio secondo la formula assertiva.

2.4 Il cestino rosso, giallo e verde

In un rapporto conflittuale la tendenza è quella di legare il negativo a molti dei comportamenti agiti dall’altro. Questa visione, oltre a non essere sempre realistica induce l’altro a sentirsi costantemente sotto attacco e quindi ad alzare le difese rispetto alle nostre richieste atte a stare meglio che, in questo caso, perdono di valore e di credibilità per l’altro.        Immaginando i comportamenti dell’altra persona può essere molto utile dividerli a livello immaginativo in tre cestini:

  1. Il cestino rosso: nel cestino rosso non ci sono tutti i comportamenti dell’altro che non ci piacciono ma quelli che gerarchicamente sono i più insostenibili e sui quali interverremo tempestivamente con la nostra comunicazione assertiva;
  2. Il cestino giallo: nel cestino giallo ci sono tutti quei comportamenti che affronteremo con l’altro in un secondo momento;
  3. Il cestino verde: include comportamenti che, anche se non ci piacciono non sono realmente problematici 

2.5 Resistere e persistere

L’errore comune è pensare che una sola comunicazione basti affinché l’altro cessi di agire dei comportamenti che su di noi hanno effetti negativi e che spesso sono agiti sulla base di una abitudine innescata che deve essere “dis-imparata”.  Prima di tutto bisogna ricordare che l’assertività, in realtà, non è finalizzata a far cambiare i comportamenti altrui. L’assertività è fine a sé stessa. Essere assertivi permette di non retrocedere rispetto al riconoscimento dell’importanza dei propri bisogni e ci concede il diritto di esternalizzare quelle emozioni che, represse, diventerebbero un’importante fonte di stress.                                                                      

Conclusione

L’assertività quindi, oltre che una comunicazione, è prima di tutto, un atteggiamento interiore da coltivare.                                                                                                                                                                             La costanza di un atteggiamento assertivo ha effetto, nel lungo termine, sulla modificazione dei comportamenti delle persone con le quali entriamo in relazione. Bisogna quindi resistere in modo non violento e persistere nella messa in atto, non solo di una comunicazione assertiva, ma soprattutto di un atteggiamento interiore di tipo assertivo.

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