Come Proteggere lo Spazio Mentale dall’Intrusione Digitale

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Articolo scritto dal Dr. Massimiliano Gabboli

1. Mente e Tecnologia

Almeno idealmente, il fine della tecnologia e del suo continuo sviluppo è quello di migliorare le nostre quotidiane condizioni di vita: aiutarci a svolgere lo stesso lavoro più rapidamente, con meno fatica e in maggiore sicurezza; realizzare i prodotti che ci servono, migliorarne la qualità, la sostenibilità e ridurne i costi; accrescere la diffusione dell’informazione, creare nuovi canali di comunicazione e, non ultimo, procurarci piacevoli occasioni di intrattenimento.

Tuttavia, come già rilevava Umberto Galimberti nel suo Psiche e Techne (1999), anche se noi tendiamo a considerare la tecnologia come un semplice strumento a nostra disposizione, in realtà i suoi effetti hanno una portata molto più ampia, nella misura in cui essa trasforma profondamente e addirittura genera l’ambiente in cui viviamo, forzando la rappresentazione del mondo e dell’uomo entro il ristretto orizzonte di razionalità che le è proprio, all’interno del quale tutto si misura secondo criteri di funzionalità ed efficienza, mentre l’uomo si muove da sempre in un orizzonte di senso, dove si riconosce nelle idee che pensa, nelle emozioni che prova e nelle relazioni che stringe con i suoi simili e tutto ciò che lo circonda.

Per questo motivo, nei confronti della tecnologia è necessario mantenere un atteggiamento consapevole e critico che ci permetta di godere dei suoi benefici, evitando al contempo che i bisogni fondamentali dell’uomo finiscano per essere trascurati e sacrificati sull’altare di una malintesa modernità.  

Se l’invenzione della ruota nel V millennio a.C. rese radicalmente più facili e rapidi i trasporti, e l’avvento della stampa nel XV sec. (in Cina nell’XI sec.) cambiò completamente il ruolo della scrittura, dell’informazione e della cultura nelle società; cosa dire della diffusione delle tecnologie digitali che ci permettono di comunicare e lavorare in tempo reale anche a distanze planetarie, di accedere a fonti di informazione pressoché illimitate e di portare tutto questo sempre con noi, nel nostro più o meno piccolo smartphone?

Eppure, è sotto gli occhi di tutti come, insieme ai benefici attesi, la rivoluzione digitale abbia portato con sé lo svantaggio di essere continuamente connessi con un mondo molto più grande di quello che ci circonda nell’immediato e che la nostra mente può gestire con relativa comodità, alterando, in alcuni casi in modo grave, i suoi naturali ritmi di funzionamento.  

2. Il Sovraccarico Cognitivo

La psicologia cognitiva e le teorie dell’informazione già da tempo guardano all’incremento esponenziale della quantità di informazioni a cui siamo quotidianamente esposti, evidenziando il rischio per la mente di incorrere in un sovraccarico cognitivo (information overload).

Negli ultimi trent’anni lo sviluppo delle tecnologie digitali ha costantemente ampliato, per così dire, il nostro “campo percettivo” e la quantità di informazioni a cui possiamo accedere (e dalla quale siamo raggiunti nostro malgrado); tuttavia, le funzionalità della mente umana sono rimaste sostanzialmente le stesse.

Uno studio dell’Università della California San Diego del 2008 -quindi già un po’ datato- aveva calcolato che allora ogni americano “consumava” quotidianamente in media 34 Gigabyte di informazioni, con un incremento di circa il 350% rispetto al 1980; possiamo solo presumere quanto questa enorme massa di dati sia ulteriormente aumentata negli ultimi 14 anni, ma è progressivamente diventato più evidente come gestirla possa diventare davvero oneroso e stressante. A differenza degli elaboratori elettronici, infatti, la mente umana non è multitasking: possiamo sì svolgere più operazioni contemporaneamente, ma il nostro focus attentivo può essere concentrato su un solo compito complesso alla volta, mentre gli altri devono essere compiti che ci è possibile svolgere in modo automatico o routinario in funzione della consuetudine, dell’allenamento che abbiamo precedentemente sostenuto nel compierli e che richiamano l’attenzione solo in caso di eventi imprevisti. 

Da ciò deriva che un eccesso di informazioni, ovvero di stimoli ambientali che richiamano la nostra attenzione, non solo non apporta alcun beneficio alla nostra capacità di pensare, decidere ed agire, ma risulta principalmente come una fonte di distrazione che riduce drasticamente l’efficienza della nostra mente.

Contrariamente ad una falsa credenza molto diffusa (anche tramite il web), la funzione che maggiormente caratterizza la mente umana non consiste tanto nella grande capacità di memoria, che pure essa possiede, quanto piuttosto nelle sue capacità di elaborazione, che si basano soprattutto sulla selezione delle informazioni rilevanti e la costruzione di connessioni significative fra di esse.     

3. Concepire lo Spazio Mentale

Il sovraccarico cognitivo costituisce tuttavia solo il più evidente fra i potenziali rischi dell’uso incauto delle tecnologie digitali e le teorie che lo studiano muovono dai limiti ristretti delle categorie delle scienze tecnologiche di cui si diceva prima, considerando l’informazione alla stregua di una quantità e la mente umana nei termini di capacità di contenerla e di efficienza nell’elaborarla, ma trascurando completamente che, per la mente umana, ogni informazione ha un senso in quanto va a collocarsi in una preesistente rete di significati, modificandone la struttura.

Da questo punto di vista, come numerosi colleghi, anziché equiparare la mente ad un contenitore o ad un elaboratore, trovo più utile concepirla come uno Spazio Mentale, alla maniera di Salomon Resnik, che ad esso ha dedicato un ciclo di sette lezioni tenute alla Sorbona (Spazio Mentale,1990). Per Resnik concepire la mente come uno spazio mentale significa percepire la propria interiorità come un mondo interno dotato di un volume in cui il pensare, il sentire e l’immaginare possono muoversi liberamente, generando diverse funzioni fondamentali della mente ed in una forma in cui l’individuo può riconoscersi in esse.

Dato che la mente non è caratterizzata da dimensioni fisiche, lo spazio mentale è ovviamente una metafora, ma una metafora estremamente utile è generativa perché rappresenta la scena psichica come un ambiente quadridimensionale interiore dotato di confini permeabili, ma ben delineati e di una sua specificità individuale, all’interno del quale si muovono il dialogo interno che ognuno di noi rivolge continuamente a se stesso, insieme con gli elementi preconsci e la fantasia inconscia su cui esso poggia, come sono stati ben descritti da Daniel Stern in Il Momento Presente (2005). Dello spazio mentale fanno parte anche le relazioni significative che l’individuo intrattiene con il mondo che lo circonda, le quali lo mettono in contatto con la Realtà come operatore attivo nel selezionare le informazioni per lui rilevanti e nel collocarle nelle sue reti di significato, interpretandole.

Sull’integrità dello spazio mentale ed un’attenta regolazione della permeabilità dei suoi confini si basano la stabilità dell’identità ed il buon funzionamento della personalità. 

4. Come Proteggere il Proprio Spazio Mentale

Molte delle indicazioni che darò qui di seguito sono indubbiamente note, alcune addirittura banali; tuttavia, come spesso mi accade di osservare nel lavoro psicoterapeutico, la cosa davvero importante non è tanto che ognuno di noi  sappia cosa potrebbe fare in determinate circostanze, né che sappia come farlo, quanto, piuttosto che lo faccia, ovvero che si impegni ad attuare concretamente quei comportamenti che gli permettono di proteggere e di promuovere il proprio benessere psico emotivo; comportamenti che magari già conosce e che da tempo medita di mettere in pratica, senza tuttavia mai risolversi a farlo.

Per quanto attiene alle tecnologie digitali, già il fatto di assumere un atteggiamento consapevole e critico riguardo al modo in cui ci relazioniamo ad esse è un buon punto di partenza per farne un uso personalizzato, mettendole al servizio dei nostri bisogni, ma contemporaneamente proteggendoci dall’abusarne o dall’esserne sommersi.

Assumendo questo atteggiamento, il primo e più semplice passo da compiere è sicuramente quello di liberarsi il più possibile di tutte quelle informazioni che letteralmente invadono il nostro vivere quotidiano sotto forma di e-mail, telefonate e notifiche non richieste e non gradite, che semplicemente ci distraggono dalle nostre occupazioni o dai nostri momenti di relax. Per far questo le stesse tecnologie digitali ci stanno fortunatamente dotando di “filtri” tecnici e legali protettivi sempre più efficaci:

  1. Utilizzate le funzioni di gestione dei cookies dei siti che visitate, rifiutando gli usi che non volete che vengano fatti dei vostri contatti. Evitate di cliccare automaticamente su “accetta tutto”;
  2. Utilizzate i filtri antispam e antiphishing della posta elettronica e, se necessario, disiscrivetevi dalle mailing lists che vi inviano troppe comunicazioni inutili, utilizzando l’apposito link al fondo di ogni email che vi inviano.
  3. Bloccate e segnalate come spam dall’applicazione telefono del vostro smartphone i numeri da cui vi arrivano telefonate di pubblicità impropria e/o aggressiva.

Più difficile, ma comunque necessario, sarà poi limitare l’uso di quelle tecnologie di cui ci avvaliamo intenzionalmente per lavoro o per svago, ma che, se ci lasciamo prendere la mano, possono complicare notevolmente la nostra vita e turbare il nostro benessere:

  1. I social network sono un ottimo strumento sia per mantenere i contatti con amici più o meno lontani, che per passare un po’ di tempo, ma prediligete sempre le interazioni “in presenza”. Evitate di farne un uso sostitutivo delle interazioni personali. Non postate contenuti troppo personali ed evitate di portare avanti lunghe “conversazioni” su temi difficilmente gestibili attraverso i grossi limiti di questo mezzo, magari cedendo alle provocazioni di chi non ha di meglio da fare.
    Nelle chat e nei gruppi limitate le comunicazioni (compresi i messaggi vocali) allo stretto necessario; sostituendole, ove è opportuno, con una breve telefonata ai diretti interessati; 
  2. Anche la navigazione in Internet ed i giochi sono un gradevole passatempo, ma prestate attenzione a quanto tempo sottraggono ad altre occupazioni piacevoli che arricchiscono la vostra esperienza emotiva come guardare un film, leggere un libro, sfogliare una rivista, conversare, scrivere, dedicarsi ad attività creative, giocare a un boardgame, ecc… 
  3. Durante i pasti e i momenti di relax in famiglia o con amici, ignorate notifiche e comunicazioni, che possono tranquillamente essere prese in considerazione più tardi. Dal rimanere in contatto con le persone presenti, o anche solo con voi stessi, le vostre relazioni e la vostra serenità trarranno un immediato beneficio;
  4. Sicuramente le fotografie sono uno splendido mezzo per ricordare i momenti speciali come le gite, i viaggi, le ricorrenze, ecc… tuttavia non barattate con superficialità il piacere dell’esperienza immediata con l’effimera prospettiva del futuro ricordo, vivendola per intero attraverso gli obiettivi della vostra fotocamera; 
  5. Per chi lavora in smart working può diventare molto difficile distinguere i tempi di lavoro da quelli dedicati alla vita personale e di relazione, ma è comunque della massima importanza costruire con cura un equilibrio fra i due, evitando di sacrificare i secondi ai primi, a causa delle pressioni esercitate dal proprio ruolo lavorativo. In particolare, è importante definire dei momenti quotidiani dedicati esclusivamente a se stessi ed alle proprie relazioni familiari, sentimentali e amicali, senza che essi vengano disturbati anche solo dal pensiero del lavoro; 
  6. Ultimo, ma non certo in ordine di importanza, evitate di ricorrere allo smartphone o ad altri devices per riempire qualsiasi “tempo morto”. Il vostro spazio mentale si alimenta anche dei suoi vuoti, che tende a riempire con il pensiero immaginativo, così come della noia, che tende a risolvere con moti creativi.  

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