Cos’è l’Inconscio? Uno sguardo Psicoanalitico da Mesmer a Freud

uno sguardo sull'inconscio

Articolo scritto dalla Dr.ssa Barbara Ostorero

Il termine “inconscio” ormai fa parte del nostro vocabolario quotidiano, forse viene utilizzato anche a sproposito, ma credo siano davvero pochi coloro che non hanno mai sentito parlare di esso e conseguentemente di Sigmund Freud. Analogamente, l’esistenza dell’inconscio sembra ormai essere assodata, ma non è sempre stato così. 

1. I Pioneri dell’Inconscio

1.1 Franz Anton Mesmer 

medico che considerava la forza magnetica un elemento vero, reale, tanto sottile da non essere visibile, ma utilizzabile per curare. Egli sosteneva che ogni individuo possiede una forza magnetica, a cui attribuì il nome di “Magnetismo Animale”, che può essere trasmessa da un soggetto ad un altro. Secondo Mesmer le malattie dipendevano dallo scompenso del magnetismo animale, che il terapeuta poteva riequilibrare. 

Egli inventò il baquet, una specie di grande tinozza munita di sbarre d’acciaio che fuoriuscivano dal fondo ed erano in buona parte immerse in acqua contenente limatura di ferro, frantumi di vetro, sabbia e piante aromatiche. I malati si collocavano tutto intorno alla tinozza e prendevano un filo di lana collegato ad ogni sbarra di acciaio e se lo avvolgevano intorno alla parte malata o dolorante. Mesmer, attraverso una bacchetta di ferro, indirizzava poi tutto il suo pensiero all’acqua contenuta nella tinozza, che a sua volta trasmetteva la sua azione ai partecipanti alla “catena magnetica”.  

In effetti, un simile procedimento sembra un po’ folcloristico, ma non dimentichiamoci che siamo a cavallo tra il ‘700 e l’800, quando non si avevano tutte le informazioni inerenti la chimica e la fisica che abbiamo oggi, e che, proprio per questo folclore, ma soprattutto perchè F.A.Mesmer attraeva folle di malati che chiedevano il suo intervento per essere guariti, lasciando vuoti gli studi medici di chi praticava l’ortodossa medicina del tempo, venne più volte accusato di essere un ciarlatano, sottoposto a diverse commissioni mediche, fino a quando decise di ritirarsi a vita privata sul lago di Costanza. 

Io non voglio entrare nel merito dell’operato di Mesmer, ma concordo pienamente con quanto asserito da H.F. Ellenberger, che la psichiatria dinamica e quindi anche la psicologia dinamica, ha un grosso debito nei confronti di questo medico del ‘700, poiché, egli, per la prima volta nella storia, ritenne che il principio sanativo non risiedesse in una bevanda, in una polvere o in un qualche farmaco visibile e tangibile, ma in una forza spirituale occulta e semplicissima, che poteva essere emanata e trasferita da un individuo ad un altro attraverso alcuni semplici movimenti. Purtroppo, però, le sue scoperte furono utilizzate spesso in modo sbagliato ed il mesmerismo finì per molto tempo per diventare sinonimo di spettacolo e non di cura.  

1.2 Il marchese di Puysegur 

Egli rimase affascinato dagli studi di Mesmer, proseguì nella ricerca e scoprì il “sonno magnetico” o “sonnambulismo artificiale”, cioè, come ci riferisce ancora Ellenberger, una condizione di sonnambulismo indotto che poteva essere utilizzato per l’esplorazione di funzioni psichiche non ancora conosciute. 

Il merito di Puysegur fu quello di avere l’intuizione di trovarsi di fronte non a dei fluidi, ma a delle forze psicologiche sconosciute. 

1.3 James Braid 

Dal 1840 riprese gli studi di Mesmer e del marchese di Puysegur, egli coniò il termine “ipnosi” e descrisse accuratamente un metodo per indurre lo stato ipnotico. Si scoprì poi, che mentre un individuo era in trance ipnotica aveva accesso a tutta una serie di informazioni psichiche sconosciute, si iniziò così ad utilizzare l’ipnosi per indagare la mente umana. 

2. IL Contributo di Sigmund Freud e della psicanalisi

è determinante per la definitiva definizione dell’inconscio. Il dizionario Treccani definisce inconscio un fenomeno interiore che provoca azioni e comportamenti senza che la persona che li compie ne sia consapevole, fa parte dell’inconscio tutto ciò che non raggiunge la cosapevolezza del’individuo. 

2.1 La prima topica 

Contenuta nel libro “L’interpretazione dei sogni” di S. Freud presenta una suddivisione triadica della psiche dell’essere umano: l’inconscio, il preconscio e il conscio. L’inconscio rappresenta la dimensione sottostante e portante, in cui risiedono fenomeni psichici mantenuti costantemente inconsci dalla rimozione, il preconscio è rappresentato da agglomerati psichici sospesi che grazie allo sforzo dell’individuo possono raggiungere in maniera agevole la coscienza, mentre il conscio è la parte della nostra psiche di cui siamo pienamente consapevoli (Freud 1901)

Un semplice modo per rendersi conto di quanto l’inconscio ci condizioni è quello di provare a porre attenzione agli atti mancati. 

2.2 Atti Mancati

È il termine utilizzato da Freud per indicare qualcosa di molto semplice che è capitato anche a te che stai leggendo in questo momento. Ti racconto cosa mi accadde una trentina d’anni fa.

Per Natale mi regalarono un ombrello da borsetta, ero felice di quel regalo, e desideravo utilizzarlo subito, come faccio sempre con gli oggetti nuovi, ma di ombrello simile ne stavo già utilizzando uno, ottimo, con apertura a scatto e molto robusto, così decisi di riporre l’ombrello nuovo e di continuare ad usare quello vecchio, anche se con dispiacere. Poco più di un mese dopo, andai a dare un esame all’università, pioveva ed utilizzai il mio ombrello con l’apertura a scatto. La giornata fu lunga, e quando uscii la sera, dopo aver sostenuto l’esame, aveva smesso di piovere ed io, bella, bella, dimenticai l’ombrello sotto un banco dell’università. Ecco un classico esempio di atto mancato! La mia voglia di usare l’ombrello nuovo era così forte che mi fece dimenticare quello vecchio! Ironia della sorte, quello nuovo non era così valido come quello vecchio, quindi me ne pentii amaramente di quello smarrimento, ma questa è un’altra storia. 

 Quello appena descritto è un atto mancato che appartiene alla categoria “smarrimento di oggetti”, ma gli atti mancati vengono distinti in 3 tipologie: 

  1. Lapsus (può essere verbale, di lettura, di ascolto, di scrittura)
  2. Dimenticanza temporanea
  3. Smarrimento di oggetti

Potrà sembrare strano che Freud si sia occupato di questi piccoli “accidenti” della vita quotidiana, ma proprio lui, nelle lezioni tenute all’Università di Vienna e raccolte nel libro “Introduzione alla Psicoanalisi” ci spiega che gli atti mancati sono dei veri e propri atti psichici dotati di senso, che prendono forma in seguito all’azione congiunta e contrapposta di due intenzioni definite tendenza perturbata (l’insegnamento trasmessomi che le cose nuove vanno tenute da parte fino a quando non sono realmente necessarie) e tendenza perturbante (che è celata, ma che rischia di diventare palese proprio con il lapsus, il desiderio di utilizzare l’ombrello nuovo). (Freud 1917)

Gli atti mancati, quindi, non sono degli errori, essi hanno lo scopo di trovare un canale entro cui far scorrere fantasie o pensieri che altrimenti verrebbero rimossi perché censurati. Essi quindi diventano l’espressione di un conflitto psichico che si genera tra esigenze interne ed esterne a noi e finiscono col mettere in evidenza ciò che noi vorremmo proprio nascondere. In effetti i lapsus e le dimenticanze possono avere conseguenze non troppo catastrofiche per la nostra vita, ma il riemergere dei contenuti inconsci, in altre situazioni potrebbero avere valenze decisamente più importanti  e comportare situazioni ben più difficili da gestire. 

Conclusioni

Gli atti mancati rappresentano il primo segnale che esiste qualcosa di inconscio, ma soprattutto che questo inconscio non deve per forza rimanere relegato chissà dove nella psiche dell’essere umano, ma che esso può emergere alla coscienza e di conseguenza finire con il condizionare la vita di ognuno di noi. 

Ora, se questo inconscio è capace di “influenzarci” in queste piccole, insignificanti e quasi automatiche situazioni, figuriamoci quello che è capace di fare rispetto alle situazioni più importanti della nostra vita, pensiamo a quanto può in effetti influenzare decisioni o condizionare scelte di vita. 

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