Crisi e Cambiamento: Dove la Crisi Sancisce il Confine Tra il Vecchio e il Nuovo

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Articolo scritto dalla Dr.ssa Anna Paola Ferri

La crisi sancisce il confine tra il vecchio e nuovo definendosi come un punto di passaggio dove ogni cosa subisce un cambiamento dal quale l’individuo esce trasformato. Nel corso della vita, infatti, l’individuo viene posto di fronte a diverse difficoltà e, la sua capacità di reagire, ovvero, di saperle affrontare, dipende esclusivamente dalla sua struttura/organizzazione di personalità e dal suo sistema difensivo. È proprio nel momento di crisi che si manifesta una rottura dell’equilibrio psichico, tale situazione fa sì che l’individuo trovi la forza di trasformare i suoi schemi abituali di comportamento perché non più adeguati a far fronte alla situazione attuale.

1. Capire cosa genera la crisi

Ogni individuo è naturalmente destinato ad affrontare delle prove che la vita gli sottopone e numerose sono le difficoltà con cui ogni essere deve misurarsi. Chiunque svilupperà il suo personale modo di essere e di reagire, dettato da fattori genetici, ambientali, familiari e strutturali. Ciò che caratterizza il modo di “emanciparsi” in direzione di un sano psichismo è dettato dal tipo di elaborazione che è avvenuta nel tempo a seconda della personalità dell’individuo. Tutto ciò che non viene elaborato, in parte rimane nel nostro inconscio fino al momento in cui, un evento traumatico fa riaffiorare i fantasmi del passato e i propri conflitti irrisolti. L’adolescenza è un periodo in cui si ha la possibilità di rimaneggiare quegli aspetti lasciati in sospeso nell’infanzia così come pure trasformare le esperienze del passato. In tale periodo, le dinamiche narcisistiche e di definizione dell’identità permettono di rimettere tutto in discussione e, ciò che rimane irrisolto, persisterà nell’immaginario dando luogo a ripetizioni e reiterazioni. La persona entra in crisi quando il sistema di difese di cui si è dotati non è più in grado di sopportare i propri conflitti interni e i fantasmi che riaffiorano puntuali e indisturbati.

2.  Come ci si sente

Durante il periodo di crisi, il mondo fantasmatico personale non ce la fa a reagire ai cambiamenti che la vita gli presenta, e le persone sono sottoposte a forti angosce e tensioni. Tale stato di malessere diventa insopportabile, caratterizzando una nuova fase dettata dalla ricerca di una diversa risoluzione della sofferenza. La persona si sente fortemente scompensata innanzi a un avvenimento come adolescenza dei figli, cambiamenti professionali, incidenti, lutti, incontri inattesi, etc.,  che mettono in discussione l’immagine che un individuo ha di sé o dell’altro. Inoltre, è importante sottolineare che il tipo e l’intensità di una crisi dipendono:

  1. dal livello di funzionamento (psicotico, nevrotico o al limite), 
  2. dal livello di rigidità della struttura di personalità 
  3. dal tipo di equilibrio psichico raggiunto.

Il significato profondo che un evento ha nell’economia mentale dell’individuo assume un ruolo importante nel decorso dei sintomi, i quali hanno un senso molto preciso. Sono questi ultimi che il terapeuta deve decifrare al fine di giungere ad una piena consapevolezza del percorso da intraprendere. Molto spesso, infatti, lo stato di malessere perdura da tempo, si tratta di una sofferenza profonda che si è nutrita dell’impossibilità o dell’incapacità di manifestare i propri bisogni. Ci sono dei momenti in cui l’individuo non riesce più a sopportare i propri conflitti interni e la ripetizione di vecchi pattern di comportamento. Si arriva ad un bivio in cui si è costretti a fare una scelta da cui far dipendere il proprio futuro: da una parte continuare a rimanere nella caverna, attaccati a delle credenze erronee che non ci permettono di vedere altro che ombre, oppure, scegliere di cominciare ad intravedere una luce verso un nuovo modo di vivere.

3. Il cambiamento strutturale psichico

Per cambiamento strutturale si intende un mutamento stabile e duraturo ed è attuabile in quelle persone che hanno buone capacità simboliche. Questo permette di poter integrare gli elementi che hanno portato alla crisi contribuendo a migliorare le capacità adattative di un individuo. La volontà di ristabilire una condizione di benessere viene contrastata dal desiderio di nascondere un passato antico e troppo doloroso a cui si è agganciati in una illusoria protezione. I cambiamenti fanno paura perché, in via preventiva, non è semplice né, tanto meno, intuitivo, immaginare il dopo. L’elaborazione del passato permette di scriverlo sotto un’altra forma con una maturità superiore in relazione al momento in cui determinate esperienze furono vissute. Cambiare, vuol dire aprirsi al campo dell’incertezza possibile senza far sì che ci si perda, cambiare per sperimentarsi laddove realtà interpsichiche e intrapsichiche lottano per il predominio dell’una sull’altra. Il paziente, nell’attraversare il processo di cambiamento si situa al confine tra conscio ed inconscio. Freud sosteneva che i cambiamenti si ottengono “rendendo conscio l’inconscio” (1917). Nel far ciò diversi fattori intervengono sul piano strutturale, come il rivivere a livello transferale una proiezione con il terapeuta e riuscire ad analizzarla attraverso una rappresentazione simbolica degli aspetti dell’Io e delle proprie emozioni.

4. Il cambiamento e la terapia

Darwin afferma che l’adattamento e la plasticità sono qualità che permettono la sopravvivenza di una specie. Per l’individuo, questo, si traduce nella possibilità di cambiare e di emancipare la propria mente e, quindi, essere liberi. Non è semplice decidere di cambiare e di intraprendere un percorso che ci mette in gioco e ci obbliga a rivivere esperienze passate laddove i conflitti sono rimasti irrisolti. Solo in questo senso, però, abbiamo una chance, solo affrontando noi stessi in terapia potremmo arrivare a conoscerci e comprenderci. Di frequente, sono i sintomi che ci indicano il momento per procedere, solitamente un evento mette in discussione l’equilibrio tra la persona e il suo ambiente. È proprio nella figura del terapeuta che l’individuo sofferente vede una figura di appoggio sostitutiva tentando, in questo modo, di ripristinare l’equilibrio perduto. Nell’ incontro iniziale con il paziente, è fondamentale capire il tipo di richiesta e la consapevolezza della malattia. È all’interno della relazione paziente/terapeuta che si snoda poco a poco il processo di cambiamento caratterizzato da diverse fasi/stadi attraverso i quali l’individuo si percepisce trasformato. 

Conclusione

Il cambiamento, inteso come fenomeno temporale che attraversa la linea del tempo nelle tre fasi: passato, presente e futuro, rappresenta in maniera fedele l’idea di processualità armonica fatta di integrazioni nuove, creative e originali. Seppur inizialmente, la percezione del cambiamento sia spontaneamente collocata all’esterno di sé per una pulsione conservativa più gratificante e rassicurante, successivamente l’integrazione di nuovi aspetti ci spinge a creare un’idea nuova di noi stessi più bilanciata e veritiera. L’individuo custode di un’immagine investita a scopo difensivo, tenta la carta di forzare la realtà esterna a cambiare irrigidendosi in una posizione di perpetuazione. Il nuovo e il vecchio si intrecciano tali da confonderci su dove inizi l’uno e dove termini l’altro.

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