Disprassia: sintomi, cause e terapia psicologica

Disprassia_ Sintomi, Cause e Terapia psicologica

Articolo scritto dalla Dr.ssa Annalisa Buraschi

Ognuno di noi, nella quotidianità, compie gesti abituali, ma anche nuovi diretti ad un fine. La capacità di compiere correttamente gesti coordinati e diretti a un determinato fine si chiama prassia (dal greco praxia, fare). Spesso in alcune persone si osserva una fatica importante nel compiere movimenti volontari, coordinati sequenzialmente, in funzione di uno scopo. Questa difficoltà è definita disprassia (dis = male e prassia = fare).

In questo articolo vedremo insieme i sintomi, le cause ma anche le modalità di intervento che possono essere messe in atto con le persone che presentano una disprassia.

1. Che cos’è la disprassia

Secondo il DSM 5 la disprassia viene generalmente inclusa nella definizione di DCD (developmental Coordination disorder), un disturbo nel quale le prestazioni in compiti di coordinazione motoria sono significativamente al di sotto del livello atteso rispetto all’età e allo sviluppo intellettivo della persona.

La disprassia comporta difficoltà nella gestione dei movimenti comunemente utilizzati nelle attività quotidiane e nel compiere gesti espressivi che servono a comunicare emozioni, stati d’animo. 

2. Disprassia: i sintomi

Sebbene esistano diverse tipologie di questo disturbo, è possibile riscontrare nella disprassia sintomi comuni e trasversali.

Gli indicatori più comuni del disturbo sono:

  1. abilità carenti per quanto riguarda la quantità e la qualità dei movimenti, scarsa coordinazione, ridotto equilibrio, goffaggine, lentezza nell’eseguire l’azione;
  2. deficit o ritardo di linguaggio, difficoltà nella gestualità;
  3. difficoltà a mantenere l’attenzione, iperattività, fatica nel ricordare e rielaborare informazioni, difficoltà nella gestione del tempo, nell’organizzazione e pianificazione di impegni e attività;
  4. bassa autostima, facile irritabilità;
  5. scarsa autonomia e cura di sé, ad esempio difficoltà nel mangiare e bere senza sporcarsi, nel vestirsi e svestirsi, nell’igiene personale. 

3. Quanti e quali tipi di disprassia

Può capitare che nella stessa persona si riscontrino uno o più tipi di disprassia, di cui una tipologia è preminente rispetto ad altri segnali più sfumati di disprassia.

Esistono quindi diverse manifestazioni della disprassia:

  1. disprassia generalizzata (quando coesistono diverse forme di disprassia);
  2. disprassia verbale (assenza di linguaggio o linguaggio scarsamente comprensibile a causa della difficoltà nell’articolazione verbale);
  3. 3 disprassia dell’abbigliamento (difficoltà nell’eseguire la giusta sequenza per indossare i vestiti, slacciare le scarpe, abbottonare la giacca);
  4. disprassia degli arti superiori;
  5. disprassia della scrittura;
  6. disprassia dello sguardo (fatica nell’inseguimento visivo o nel fissare lo sguardo, nella stima delle distanze, nella copiatura dalla lavagna);
  7. disprassia della marcia (gattonare, camminare, salire/scendere le scale);
  8. disprassia del disegno;
  9. disprassia costruttiva(difficoltà nel ricostruire modelli come i puzzle o ricreare con le costruzioni seguendo le istruzioni);
  10. disprassia orale (difficoltà nella gestione del cibo con la bocca).

4. Disprassia: le cause

Ad oggi le cause non sono ben accertate e vi sono più che altro delle ipotesi rispetto all’insorgenza del disturbo.

4.1 Cause ereditarie

L’ereditarietà sembra giocare un ruolo importante, spesso questo disturbo si manifesta in figli di genitori che hanno sofferto a loro volta di disprassia.

4.2 Cause congenite

È stato ipotizzato che la disprassia possa avere cause di tipo genetico, come la mutazione del gene FOXP2 coinvolto nello sviluppo verbale. Una sua mutazione potrebbe portare allo sviluppo di disprassia verbale.

4.3 Cause legate alla gravidanza e al parto

È possibile che durante la gravidanza si verifichino condizioni non immediatamente rilevabili di anossia cerebrale (insufficienza ossigeno) del feto, che possono portare a microlesioni a livello cerebrale e causare disprassia oculare, motoria o verbale. Sembra inoltre comune la presenza di disprassia nei bambini nati prematuri.

4.4. Sindromi genetiche

La disprassia può essere legata a sindromi genetiche come la Sindrome di Down, a condizioni di ritardo mentale, autismo, paralisi o conseguente ad un trauma cranico. 

5. Chi fa diagnosi

La diagnosi di disprassia richiede un’accurata valutazione che viene fatta da un’equipe costituita da vari esperti: neuropsichiatra infantile, psicologi, logopedisti, terapisti della neuropsicomotricità, terapisti occupazionali, che insieme collaborano per mettere a punto un profilo funzionale del soggetto.

6. Quale intervento?

Gli interventi si rivelano tanto più efficaci, quanto più precocemente vengono attuati. Non esistono cure per la disprassia poiché non si tratta di una malattia, bensì, di una condizione. Lo scopo dei trattamenti è quello di ridurre al minimo l’interferenza del disturbo nella vita di tutti i giorni. 

In ogni caso risulta fondamentale un intervento integrato che veda la collaborazione tra figure professionali differenti.

6.1 Riabilitazione verbale

Si tratta di esercizi volti a migliorare l’espressione delle parole, dei concetti e dei suoni. Si concentra sia sulla rieducazione fonetica, sia sulla rieducazione dei movimenti facciali deputati alla fonazione.

6.2 Riabilitazione motoria e spaziale

Consiste in una serie di esercizi utili sia a potenziare le capacità del soggetto di integrare i segnali provenienti dallo spazio circostante con quelli provenienti dal proprio corpo ma anche mirati al miglioramento della coordinazione, della postura, del modo di camminare e dei movimenti oculomotori.

6.3 Terapia psicologica

Oltre ad un intervento sulle difficoltà motorie e verbali in molti casi risulta fondamentale anche un lavoro di supporto psicologico volto a contenere gli eventuali disagi emotivi associati quali scarsa autostima, ansia da prestazione, difficoltà a tollerare la frustrazione. Spesso le persone che presentano disprassia vengono etichettate come pigre, svogliate, poco intelligenti con il conseguente rischio di sviluppare un disturbo comportamentale e psicopatologico. L’intervento dello psicologo sarà utile per capire che immagine ha la persona di sé stessa, aiutarla a riconoscere le proprie fatiche, i propri punti di forza ma fornirgli anche gli strumenti necessari per affrontare la quotidianità più serenamente. 

Conclusioni

In sintesi è importante ricordare che questa condizione non è una malattia, la quale individuata precocemente, permette una presa in carico della persona più tempestiva, con interventi mirati volti al miglioramento della vita di tutti i giorni.

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