Disturbi del Comportamento Alimentare: Non (Solo) Una Questione di Peso

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Articolo scritto dalla Dr.ssa Bianca Marvaso

Chi non ha familiarità con il mondo dei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) potrebbe pensare a loro sminuendone la portata e rifacendosi a diversi luoghi comuni: “È una questione estetica” – “È solo un modo per attirare l’attenzione” – “Chi si ammala se l’è cercata” – “Basta mangiare alla fine”… niente di più sbagliato! 

In questo articolo avrai modo di scoprire che cosa sono i DCA, le caratteristiche di alcuni tipi di DCA e come si manifestano e che tipo di trattamento psicologico può aiutare chi si trova a vivere con questi disturbi così invalidanti.

1. Che cos’è un disturbo del comportamento alimentare?

Il DSM 5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) definisce i disturbi della nutrizione e dellalimentazione comecaratterizzati da un persistente disturbo dellalimentazione o di comportamenti collegati con lalimentazione che determinano un alterato consumo o assorbimento di cibo e che danneggiano significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale”.

Chi si ammala di DCA manifesta comportamenti fortemente problematici, che incidono negativamente sulla qualità della sua vita. Alcuni esempi di questi comportamenti potrebbero essere: seguire diete restrittive e rigide (che portano a privarsi alcuni tipi di cibi fino a sviluppare una fortissima paura nei loro confronti), seguire delle “regole alimentari” personali, abbuffarsi di nascosto, indursi il vomito dopo i pasti, calcolare le calorie in modo ossessivo, fare attività fisica in modo eccessivo al fine di “bruciare” calorie, assumere diuretici o lassativi, controllare in modo ossessivo il proprio peso o il proprio corpo (anche più volte al giorno) alla ricerca di cambiamenti che potrebbero far pensare di aver preso del peso. 

Ma un DCA non è (solo) una questione di cibo: infatti, chi soffre di questi disturbi tende ad avere percezioni e atteggiamenti distorti, svalutanti e auto critici non solo sul cibo, ma anche sul peso e sulla propria immagine corporea.

2. Anoressia Nervosa

L’anoressia nervosa è un disturbo del comportamento alimentare che si manifesta con un’importante perdita di peso conseguente alla restrizione calorica: la persona inizia a ridurre sempre più il quantitativo di cibo che mangia, arrivando ad eliminare alcuni pasti o gruppi di cibi o nutrienti. La paura di “ingrassare” sta alla base della restrizione.

Chi soffre di anoressia tende a saltare i pasti, a rifiutare di mangiare in compagnia o a farlo con estremo disagio; rivolge inoltre molta attenzione al peso o all’esercizio fisico intenso ed eccessivo.  Le giornate vengono vissute in una continua lotta volta al controllo del peso e delle forme corporee: questo aspetto diventa l’unico fattore tramite il quale la persona valuta il proprio valore personale, la fonte unica della propria autostima. 

Il contatto con il corpo e con il cibo sono motivo di grande disagio e sofferenza: per una persona che soffre di anoressia anche solo l’idea di mangiare qualcosa di diverso da quanto preventivato può suscitare una fortissima paura.

3. Bulimia Nervosa

La bulimia è caratterizzata da un ciclo di abbuffate seguite da comportamenti volti a compensare le calorie introdotte. Anche in questo caso il peso e le forme del corpo assumono un ruolo importantissimo in merito alla propria autostima.

Chi soffre di bulimia ha la sensazione di perdere il controllo prima e durante un’abbuffata (mangiare in un limitato periodo di tempo una quantità di cibo significativamente maggiore rispetto a quanto consumato solitamente dalle persone nello stesso tempo e in situazioni analoghe) sempre con la sensazione di non avere il controllo su quanto sta accadendo né la possibilità di fermarsi. 

Le abbuffate possono verificarsi anche più volte al giorno e, per evitare di prendere peso, chi soffre di bulimia solitamente adotta diversi comportamenti: vomita, fa attività fisica eccessiva o assume lassativi. Questo ciclo autodistruttivo è causa di grande sofferenza per chi si trova a viverlo, impattando negativamente sulla propria vita quotidiana.

4. Binge Eating

Chi soffre di disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating) tende a mangiare in maniera compulsiva, ingerendo grandi quantità di cibo in un breve lasso di tempo.

Le abbuffate si accompagnano a sentimenti di vergogna e colpa e avvengono in segreto; la persona non riesce a controllarsi o a smettere di mangiare anche quando avverte la sensazione di pienezza, anche quando questa è talmente forte da suscitare la sensazione di “esplodere”.

5. Il trattamento dei DCA

È importante ricordare che questi disturbi possono avere conseguenze importanti sul proprio corpo, motivo per cui la cura deve essere intesa come cura della persona nella sua interezza. Qualora vi fossero complicanze fisiche, queste devono avere assoluta priorità: prendervi cura del vostro corpo vi permetterà di avere le risorse per avere cura della vostra mente!

I professionisti coinvolti in sinergia nel trattamento dei DCA sono medici, psichiatri, dietisti, dietologi, psicologi e psicoterapeuti. Anche se può essere molto difficile all’inizio cercate di affidarvi a loro: il primo passo è sempre il più complesso da fare ed il primo professionista a cui vi rivolgerete potrà aiutarvi a cercare la rete di supporto più indicata per il vostro problema.

6. Il trattamento psicologico dei DCA

A livello psicologico, sia per l’anoressia che per la bulimia e per il binge eating il trattamento delezione suggerito dalle linee guida internazionali è quello cognitivo comportamentale (TCC).

La TCC lavora sulla modifica dei comportamenti alimentari disfunzionali e dei pensieri negativi irrealistici che ne sono alla base.

Tramite tecniche basate sull’evidenza scientifica si lavora in modo da acquisire consapevolezza sul modo in cui il cibo viene usato per gestire le emozioni. Il terapeuta sarà il co-pilota e aiuterà ad imparare a riconoscere cosa c’è alla base di queste reazioni, apprendendo nuove strategie volte ad evitare che ciò si ripeta, interrompendo così questi circoli viziosi.

Durante questo tipo di lavoro terapeutico si lavora insieme su diversi aspetti: l’educazione alimentare, la gestione del peso naturale, l’apprendimento di tecniche di rilassamento, il rafforzamento di abilità sociali e assertive e il training sull’autostima. Perché i disturbi del comportamento alimentare non sono solo una questione di cibo o di peso.

Il cibo viene usato per gestire le emozioni dolorose: la rabbia, la paura, la vergogna, il senso di inadeguatezza. Il meccanismo distorto che un DCA induce sta nell’illuderci di avere il controllo rifiutando il cibo, di trovare consolazione nell’abbuffata e punizione nel comportamento di compenso o nella restrizione.

Ma esistono strategie più utili ed efficaci per gestire le emozioni dolorose e possono essere imparate in un percorso di terapia cognitivo comportamentale: perché il dolore è inevitabile, ma la sofferenza può essere opzionale.

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