Disturbi Della Personalità e le Opzioni di Trattamento (DBT, Schema Therapy, MBT)

DISTURBI PERSONALITA'

Articolo scritto dalla Dr.ssa Camilla Serena

La Personalità rappresenta il modo di pensare, sentire e comportarsi che ci differenzia gli uni dagli altri e ci rende unici. Questa è determinata sia da componenti genetiche ed ereditarie (temperamento), che da esperienze che facciamo nell’ambiente in cui cresciamo (carattere).

Il Disturbo di Personalità è invece un insieme di modi di pensare, sentire (emozioni), agire (comportamenti, impulsi) e relazionarsi, pervasivo e persistente, che si allontana dalla cultura di riferimento, da ciò che ci si aspetta, causando un disagio significativo ed una compromissione del funzionamento nelle varie aree di vita (lavorativa, amicale, relazioni intime ecc). 

Viene solitamente fatta una diagnosi clinica ed il trattamento prevede l’utilizzo di psicoterapie e talvolta di terapia farmacologica. 

1. Trattamento dei disturbi di  personalità

Per il trattamento dei Disturbi di Personalità oltre i principali approcci psicoterapeutici come quello psicodinamico, transazionale, familiare, bioenergetico ecc ci sono quelli cognitivo-comportamentali di prima e seconda generazione, anni 50 e 70 e solo negli anni 2000 nascono le psicoterapie di terza generazione come la DBT, la Schema Therapy e la MBT. Queste ultime superano il dualismo mente-corpo e non considerano come obiettivo principale solo la riduzione dei sintomi o della problematica, ma si focalizzano sull’accettazione, sull’apertura all’esperienza per vivere una vita “degna di essere vissuta” rispetto ai propri valori e a ciò che desidera importante ognuno di noi.

2. DBT

LA DBT- Dialectical Behavior Therapy (Terapia Dialettico Comportamentale) è un trattamento cognitivo-comportamentale ideato da Marsha Linehal, inizialmente per persone con comportamenti suicidari e successivamente anche con persone con Dist. Borderline di personalità, ed oggi utilizzato per trattare la disregolazione emozionale, in chi ad esempio soffre di dipendenze, disturbi dell’alimentazione e nutrizione, in disturbi dell’umore in età adulta e durante l’adolescenza. La DBT consiste in una combinazione di psicoterapia individuale, coaching telefonico e un team di consultazione e supervisione tra terapeuti; si basa su un modello biosociale e dialettico, che enfatizza in modo particolare il ruolo delle difficoltà nel regolare le emozioni e il comportamento nei disturbi psicologici. 

La DBT si pone come obiettivo principale quello di aiutare il paziente a regolare le emozioni, tollerare il disagio ed incrementare l’efficacia interpersonale, attraverso Mindfullness (accettazione) e Skills Training (cambiamento) o training di acquisizione/potenziamento di nuove abilità. La terapia è dialettica nel senso che prevede un approccio tra strategie di cambiamento e strategie di accettazione, per aiutare il paziente a prendere in considerazione sia il bianco sia il nero, ed arrivare ad una sintesi degli opposti, invece di ragionare attraverso polarità assolute ed immutabili (es. Tutto o nulla).

3. Schema Therapy

La Schema Therapy è una forma di psicoterapia ideata da Jeffrey Young inizialmente per coloro che avevano difficoltà relazionali, oggi utilizzata per diverse problematiche: disturbi d’ansia, depressione, dell’alimentazione e della nutrizione e nei disturbi di personalità.

La Schema Therapy si pone come obiettivo principale quello di identificare gli schemi, che rappresentano l’insieme di emozioni, ricordi, sensazioni fisiche e pensieri legate a bisogni non soddisfatti durante l’infanzia (come Amore, Protezione, Liberta, Gioco ecc). Gli schemi si attivano in specifiche situazioni che richiamano eventi dolorosi del passato, non elaborati e che vengono rivissuti nel corso della vita causando sofferenza e comportamenti disadattativi. 

I comportamenti disadattativi portano a Strategie di Coping disadattative (es. arrendersi, evitare o ipercompensare) che si utilizzano per affrontare o evitare le emozioni intense, ma che in realtà aumentano o peggiorano la sofferenza. 

L’obiettivo della psicoterapia diventa quindi aiutare la persona a conoscere i suoi Mode disfunzionali, per sostituirli con quelli più funzionali attraverso un lavoro costante di verifica e monitoraggio. Il percorso si struttura quindi in 3 fasi:

  1. Assesment e Psicoeducazione: per aiutare la persona a conoscere e identificare i MODE/SCHEMI e comprenderne le origini nel passato, così da capire come influenzano il presente.
  2. Trattamento e Cambiamento: utilizzando tecniche e strategie cognitivo-comportamentali, emotive e relazionali, per sostituire stili di coping disadattativi con comportamenti più funzionali
  3. Autonomia: in cui il paziente verifica ciò che ha appreso in nuove relazioni e nel contesto di vita quotidiana uscendo dal setting terapeutico.

4. MBT 

La MBT (Mentalizaton-based treatment) o Trattamento basato sulla mentalizzazione è stata realizzata da Peter Fonagy e Anthony Bateman, ed ideata per il trattamento del Disturbo Borderline di Personalità, ma tutt’oggi utilizzata anche nel trattamento di alcuni dei principali disturbi di personalità. Questo approccio presenta diverse caratteristiche sia del cognitivo-comportamentale che dell’orientamento psicoanalitico, in particolare di Bowlby e la teoria dell’attaccamento. Con “Mentalizzazione” si intende la capacità di “mentalizzare” azioni, pensieri e stati d’animo dell’altro, distinguendoli dai nostri; coincide con il “mettersi nei panni dell’altro”.

Questa capacità nasce all’origine nelle prime interazioni con il Caregiver (padre, madre o figura significativa) nella relazione di attaccamento: se il Caregiver risponde alle richieste del bambino in maniera accurata e senza sopraffarlo contribuirà allo sviluppo della regolazione emotiva del bambino stesso; se ciò non avviene non c’è comunicazione, non si sviluppa la capacità di mettersi nei panni degli altri e questo potrebbe influenzare l’insorgenza di un disturbo di personalità e di una mancanza parziale, o totale, di fiducia nelle relazioni sociali.

L’obiettivo della psicoterapia basata sulla mentalizzazione è porre al centro di tutto “la mente”, tentando di ripristinare la capacità di mentalizzazione nel punto in cui si è interrotta, per garantire un miglior controllo comportamentale, un aumento della regolazione affettiva e relazioni intime più gratificanti, per raggiungere obiettivi significativi per la persona.

5. Il percorso si struttura quindi in 3 fasi:

  1. Valutare la capacità di mentalizzare, stabilire obiettivi, individuare i problemi e definire gli interventi
  2. Rafforzare la capacità di mentalizzare nelle relazioni emotivamente significative
  3. Concludere il trattamento gradualmente (anche attraverso dei follow-up/aggiornamenti)

Attraverso questi ed altri approcci psicoterapeutici è possibile trattare un disturbo di personalità, se necessario in comorbilità con un trattamento farmacologico, per favorire il funzionamento globale e promuovere il benessere dell’individuo.

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