Disturbi di Personalità. Come si Manifestano?

I Disturbi di Personalità - come si manifestano

Articolo scritto dal Dr. Stefano Bordone

Grazie alla diffusione capillare dei social network e alla loro intrinseca capacità di generare una grandissima mole di informazioni, di una progressiva riduzione dello stigma e del contributo sempre più frequente di individualità di spicco (dello spettacolo, dello sport, della politica, ecc.) si sente sempre più spesso parlare di salute mentale. Parole come depressione e ansia entrano sempre più spesso all’interno del dibattito pubblico aprendo, nonostante le indubbie difficoltà legate a vecchi preconcetti e disinformazione a tutti i livelli, al dialogo intorno non solo alla cura ma anche alla prevenzione, nell’ottica di una “riforma” del concetto di salute che contempli anche il benessere psicologico oltre quello fisico.

Altre parole, come narcisismo, narcisista, borderline o “border” fanno ormai parte del linguaggio comune, utilizzati spesso in accezione negativa, per indicare tratti o caratteristiche di una persona ritenute salienti per fornirne una descrizione o un giudizio. Sistematicamente la copertura mediatica di casi di cronaca o giudiziari cattura l’opinione pubblica proprio grazie a queste parole, snocciolando pillole diagnostiche in grado di mandare in tilt gli algoritmi dei motori di ricerca più famosi, intasate dai nuovi trend e dai topic più in voga.

Ma a cosa si fa riferimento quando si sente parlare di borderline o narcisismo?

1. Perché “disturbi”?

La personalità è un costrutto complesso, risultato dell’interazione/combinazione di diversi fattori sia genetici (e quindi ereditari) sia ambientali (le esperienze concrete con i propri genitori, il contesto sociale, la cultura di appartenenza).

E’ la personalità che definisce e caratterizza il nostro unico e irripetibile modo di dare senso e significato alle cose del mondo, alle relazioni, a come stiamo con le altre persone, che contribuisce a determinare non solo come viviamo ma anche come pensiamo e ci comportiamo. Questo insieme di caratteristiche si può esprimere sia in maniera estremamente rigida che massimamente flessibile con tutte le possibili sfumature tra questi due poli estremi.

Quando la rigidità di alcuni aspetti di una personalità diventa tale da impattare in maniera negativa sulla vita di una persona e sulle sue relazioni (sentimentali, sociali, lavorative) allora si inizia a parlare di disturbo. Una delle parole chiave per comprendere il senso del “disturbo” è pervasività. 

Ciò che è pervasivo […] tende a pervadere, a diffondersi in modo penetrante, così da prevalere o dominare. In presenza di un disturbo di personalità il nostro modo di vedere noi stessi e gli altri può risultare distorto, poco o per nulla aderente alla realtà e assolutamente non funzionale. I nostri comportamenti, le nostre abitudini, pensieri ed emozioni possono discostarsi molto da quelli di altre persone. La natura psicologica della sofferenza non è presa in considerazione e di conseguenza non lo è nemmeno l’ipotesi di chiedere aiuto per cambiare, proprio perché la sofferenza stessa e l’insoddisfazione sono attribuiti agli atteggiamenti degli altri e non alle nostre caratteristiche più disfunzionali.

2. Quanti e quali sono i disturbi di personalità?

Il DSM-5 (il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) individua tra le sue categorie 10 Disturbi di Personalità suddivisi in 3 blocchi (chiamati cluster) in base a comuni caratteristiche sintomatologiche:

  1. Cluster A : sono presenti comportamenti bizzarri, strani o eccentrici. Sono compresi i disturbi Paranoide, Schizoide e Schizotipico.
  2. Cluster B : sono presenti comportamenti caratterizzati da impulsività, elevata emotività e drammaticità. Sono compresi i disturbi Borderline, Antisociale, Istrionico e Narcisistico
  3. Cluster C : a prevalere sono qui i vissuti di ansia e paura. Comprende i disturbi Evitante,

    Dipendente e Ossessivo-Compulsivo

2.1 Come si manifestano?

Il cluster A è caratterizzato da personalità distinte da comportamenti e apparenze strani o eccentrici:

  1. Paranoide: i tratti principali sono diffidenza e sospettosità
  2. Schizoide: presenta totale disinteresse negli altri e verso gli altri
  3. Schizotipico: è caratterizzato da idee e comportamenti eccentrici

Nel cluster B convergono le personalità caratterizzate da comportamenti drammatici, emotivi, o stravaganti:

  1. Antisociale: è caratterizzato dal disprezzo per gli altri, dal sistematico utilizzo dell’inganno e della manipolazione per guadagno personale ed è socialmente irresponsabile
  2. Borderline: è caratterizzato dalla presenza di relazioni instabili, disregolazione emotiva e impulsività
  3. Istrionico: è caratterizzato da comportamenti che ruotano intorno alla ricerca di attenzioni e da eccessiva e teatrale emotività
  4. Narcisistico: personalità caratterizzata da senso di grandiosità di sé, dalla necessità di adulazione e dalla mancanza di empatia

Nel cluster C si trovano invece le personalità caratterizzate da comportamenti ansiosi o paurosi:

  1. Evitante: personalità caratterizzata dalla ricerca continua dell’evitamento del contatto interpersonale dovuto al timore del rifiuto
  2. Dipendente: personalità caratterizzate da arrendevolezza e necessità di essere accuditi
  3. Ossessivo-compulsivo: è caratterizzato da perfezionismo, rigidità ed ostinazione

2.2 La terapia

Lo standard di riferimento per il trattamento dei disturbi di personalità è la psicoterapia. Per molti di questi disturbi e in presenza di una buona motivazione al cambiamento sono risultate efficaci sia la psicoterapia individuale sia quella di gruppo. A causa delle difficoltà sociali e delle sofferenze che vi si accompagnano chi soffre di un disturbo di personalità spesso sviluppa quadri sintomatologici secondari (ad esempio depressione, ansia, sintomi somatici e alimentari, uso di sostanze). La presenza di questi ulteriori disturbi può rendere il trattamento ancora più impegnativo, contribuendo ad un allungamento dei tempi di remissione e aumentando il rischio di recidiva. 

In linea generale il trattamento dei disturbi di personalità si pone come obiettivi quelli di:

  • Ridurre il disagio soggettivo
  • Aiutare i pazienti a comprendere la natura intrinseca a loro stessi dei problemi che lamentano
  • Diminuire in modo significativo comportamenti disadattivi e socialmente disfunzionali
  • Individuare e modificare i tratti di personalità problematici

Le forme di psicoterapia attualmente riconosciute come efficaci nel trattamento dei disturbi di personalità sono la terapia Dialettico Comportamentale (DBT), la Schema Therapy, la terapia Metacognitiva Interpersonale e la terapia basata sulla mentalizzazione oltre che interventi di terapia di gruppo.

Conclusioni

Un utilizzo troppo “leggero” della terminologia associata alla salute mentale presenta quindi il rischio di “minimizzare” o ridurre a pericolose stereotipie quadri molto più complessi, caratterizzati da sofferenza e disagio e che pertanto necessitano di più attenzione e cura nel modo in cui vengono utilizzati.

Generalmente i disturbi di personalità sono caratterizzati da una pervasività  e persistente rigidità di pensiero, di relazione, di comportamento e percezione che conducono ad un disagio e una sofferenza importanti e invalidanti. Ogni disturbo di personalità può variare notevolmente nel modo in cui si manifesta. In maniera graduale molti di questi disturbi tendono a diventare meno gravi con l’avanzare dell’età, anche se diversi tratti possono continuare ad esistere con un certo livello di importanza anche dopo che i sintomi più gravi si sono ridotti. Il più delle volte è la sofferenza che deriva  dalle conseguenze di azioni socialmente disadattive che porta chi soffre di un disturbo di personalità a chiedere un trattamento, piuttosto che un disagio legato ai propri pensieri o emozioni. Proprio per questo la motivazione al cambiamento e il supporto sociale sono le componenti essenziali perché un percorso terapeutico vada a buon fine.

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