Disturbo da condotte di eliminazione del cibo: sintomi, cause e cura

condotte di espulsione del cibo

Articolo scritto da Dr.ssa Giorgia Bruschi

I disturbi alimentari sono patologie caratterizzate da un’alterazione delle abitudini alimentari e da un’attenzione e preoccupazione costante relativamente al peso e alle forme del proprio corpo. Tali problematiche tendono a presentarsi prevalentemente durante l’adolescenza, con un incidenza maggiore nelle persone di sesso femminile, benchè negli ultimi anni si sia notato un incremento del fenomeno anche fra i maschi. Tra queste categorie di disturbi, troviamo anche il Disturbo da Condotte di Eliminazione, il quale non soddisfa i requisiti diagnostici dei Disturbi alimentari classici, ma che necessita comunque di attenzione clinica, a causa delle conseguenze fisiche e psicologiche che può comportare. 

Nel presente articolo ti verrà spiegato cosa si intende per Disturbo da Condotte di Eliminazione, quali sono i sintomi che lo caratterizzano e le terapie più efficaci per affrontarlo.

1. Che cos’è il disturbo da condotte di eliminazione

Il disturbo da condotte di eliminazione (o anche Purging Disorder) consiste nell’utilizzo di metodi definiti “compensatori”, finalizzati all’espulsione del cibo, nel tenativo di tenere sotto controllo il proprio peso corporeo e influenzare la propria forma fisica. 

A differenza del Disturbo Bulimico, carattarezzato anch’esso dalla possibile presenza di condotte di compensazione, nel Disturbo da Condotte di Eliminazione non sono presenti le “abbuffate”, ovvero episodi di perdita di controllo caratterizzati da una smodata assunzione di cibo, bensì le quantità di cibo assunte possono essere del tutto adeguate, se non addirittura limitate: le persone che soffrono di un Disturbo da Condotte di Eliminazione mostrano reazioni e percezioni distorte in relazione alla quantità di cibo da loro assunta e sono portate a considerare di avere abitudini alimentari fuori controllo anche quando non è così.

2. Disturbo da condotte di eliminazione: I sintomi

Come per altri disturbi alimentari, il Disturbo da Condotte di Eliminazione si caratterizza per un forte disagio emotivo legato  alla paura di poter ingrassare e l’ossessione relativa al proprio peso corporeo, oltre a problemi di autostima fortemente influenzati dalla forma del corpo e dal peso. Ma l’aspetto distintivo del disturbo riguarda proprio la centralità che rivestono le condotte di eliminazione, le quali comprendono:

  1. vomito autoindotto
  2. uso di lassativi, clisteri e diuretici 
  3. digiuno
  4. allenamento fisico massacrante e intensivo

Vediamo ora nel dettaglio queste condotte di eliminazione e gli effetti che esse possono causare nel lungo termine.

2.1 Vomito autoindotto

L’autoinduzione del vomito è un comportamento che viene messo in atto al fine di eliminare dallo stomaco tutto il cibo che è stato ingerito, prima che questo possa venire digerito e quindi assimilato dall’organismo. In realtà si tratta di una strategia assolutamente inefficace per eliminare il cibo assunto, in quanto non produce la sua completa espulsione, oltre al fatto che non impedisce completamente l’assimilazione dei nutrienti dal momento che la digestione del cibo ha inizio già all’interno della bocca durante la masticazione.

Inoltre il vomito autoindotto protratto nel tempo produce notevoli danni fisici in quanto comporta un innalzamento del ph acido del corpo, con la conseguente corrosione dello smalto dentale e lacerazione dei tessuti dell’esofago e dello stomaco.

Inoltre, trattandosi di una strategie finalizzata all’evitamento delle emozioni, provoca, proprio per effetto del loro evitamento, un abbassamento della soglia di sopportazione nei confronti delle emozioni ritenute disturbanti, che diventeranno sempre meno tollerabili, rendendo la condotta di compensazione apparentemente sempre più necessaria.

2.2 Uso di lassativi, clisteri e diuretici 

L’uso di lassativi, clisteri e diuretici è una strategia utilizzata al fine di tenere sotto controllo il peso e la forma del corpo, in quanto, attraverso l’eliminazione dei liquidi e lo svuotamento degli intestini, la persona percepisce un senso di benessere legato all’ottonere un’immediata diminuzione del peso sulla bilancia e la soddisfazione di vedere l’addome appiattirsi. Ma in realtà, mentre gli effetti positivi sono di breve durata, quelli negativi possono essere anche piuttosto importanti: vertigini, stati confusionali, palpitazioni, malattie cardiovascolari, sovraccarico e collasso dei reni, crampi addominali, neuropatia del colon e nefropatia.

Tale strategia, poi,  impedisce la disconferma delle idee irrazionali relative al peso e alle forme corporee, in quanto porta ad una difficoltà nel distinguere il peso del contenuto dello stomaco e degli intestini con l’effettivo peso corporeo. Inoltre, caratterizzandosi anch’ essa come una strategia finalizzata all’evitamento di vissuti emotivi intensi, porta ad un abbassamento della soglia di tolleranza alle emozioni negative, che non vengono elaborate né gestite.  

2.3 Allenamento fisico massacrante e intensivo

L’allenamento fisico può divenire una strategia di compensazione quando non viene più praticato per “piacere”, ma con il solo scopo di contenere il peso corporeo nel tentativo di rimediare a regole restrittive autoimposte. La persona vive l’esercizio fisico quasi come una forma di dipendenza ed inizia a provare uno stato di forte ansia e agitazione quando non riesce a praticare l’attività fisica che si era programmata. Per tale motivo, l’allenamento intensivo nel lungo termine porta uno stato di agitazione e irrequietezza che può influire sulla capacità della persona di rilassarsi e sulla qualità del sonno. Inoltre tende a rinforzare la preoccupazione sulle forme del proprio corpo.

3. Disturbo da condotte di eliminazione: le cause

Non esiste una causa specifica che possa spiegare l’insorgenza dei disturbi alimentari, fra cui il Disturbo da Condotte di Eliminazione, ma sono stati evidenziati dei fattori di rischio che possono aumentarne l’insorgenza. Fra questi, l’abuso sessuale o fisico, ma anche la partecipazione a sport incentrati sull’aspetto fisico o sul peso, sono potenziali fattori di rischio.

Mentre la ricerca sottolinea come i disturbi alimentari, fra cui quello da condotte di eliminazione, siano maggiormente presenti tra le giovani adolescenti, è possibile che essi si manifestino in un qualunque momento della vita. Inoltre, negli ultimi tempi, si è riscontrato un aumento dell’incidenza dei disturbi alimentari soprattutto nella popolazione maschile. 

Le persone con un disturbo alimentare hanno anche maggiore probabilità di soffrire al tempo stesso di un disturbo dell’umore. Uno studio ha concluso come l’89% delle persone con disturbi alimentari spesso presenta disturbi concomitanti come ansia, depressione, problemi di controllo degli impulsi, uso di sostanze.

4. Come curare il disturbo da condotte di eliminazione con la terapia psicologica

Il trattamento del Disturbo da Condotte di Eliminazione va valutato caso per caso in base alla gravità della sintomatologia, allo stato di salute generale e la possibile comorbilità con altri disturbi psichici. I farmaci non sono generalmente utilizzati per trattare il Disturbo da Condotte di Eliminazione, piuttosto possono essere prescritti per trattare disturbi dell’umore concomitanti che potrebbero causare ulteriore stress o rendere più difficile il recupero.

Oltre alla consulenza di un nutrizionista, l’intervento d’elezione nel trattamento del Disturbo da Condotte di Eliminazione rimane la psicoterapia, soprattutto quella di stampo cognitivo comportamentale, la terapia familiare, ma anche interventi di Mindfulness. Vediamo ora nel dettaglio gli approcci evidence- based.

4.1 Terapia cognitivo-comportamentale

Questo approccio terapeutico, orientato ai sintomi, incentrato sulle credenze, i valori e i processi cognitivi che mantengono il comportamento del disturbo alimentare, mira a modificare credenze e atteggiamenti distorti sul significato di peso, forma e aspetto, che sono correlati allo sviluppo e al mantenimento del disturbo alimentare.

4.2 Dialectical Behavior Therapy (DBT)

Nata originariamente per il trattamento del Disturbo Borderline di personalità, la DBT attualmente viene molto usata per lavorare con i disturbi alimentari, come il Disturbo da Condotte di Eliminazione. La DBT si concentra sullo sviluppo di abilità utili a sostituire i comportamenti di disturbo alimentare disadattivi. Tali abilità si concentrano sull’implementare la consapevolezza attraverso la Mindfulness, diventando più efficaci nelle relazioni interpersonali, sulla regolazione delle emozioni e sulla tolleranza al disagio. 

4.3 Terapia Familiare

Il focus dell’intervento in questo tipo di approccio si sposta dall’individuo all’intero sistema familiare e alle dinamiche patologiche che mantengono il disturbo alimentare: Invischiamento, iperprotezione, evitamento del conflitto e rigidità. Tutti i membri della famiglia sono considerati una parte essenziale del trattamento, che consiste nel restituire il controllo del mangiare al paziente e interrompere i comportamenti compensatori.

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