Disturbo dell’adattamento: sintomi, cause e cura

Disturbo dell'adattamento_ sintomi, cause e cura

Articolo scritto dalla Dr.ssa Giulia Radi

L’esperienza traumatica lascia sempre dei segni nella vita di una persona. Questi segni possono essere più o meno visibili, più o meno collegabili all’esperienza avuta, ma ciò che è certo è che intaccano il benessere di quella persona. Per questo è fondamentale non lasciare traumi non elaborati, ma intraprendere un percorso per integrare le memorie traumatiche con le altre memorie e riprendere quindi la propria quotidianità.

1. Cos’è il trauma?

La parola trauma origina dal greco e letteralmente significa “ferita”: il trauma psicologico può essere definito come una ferita dell’anima, un evento inaspettato che irrompe nella vita di una persona e ne modifica radicalmente l’esistenza. I World Mental Health Surveys hanno scoperto che la violenza interpersonale porta generalmente a tassi più elevati di disturbi post-traumatici e quindi anche del disturbo dell’adattamento.

2. La differenza tra trauma e stress

Non tutte le persone che fanno esperienza di un trauma hanno le stesse reazioni. Le risposte sono soggettive, possono variare da persona a persona e oscillare dal totale recupero dell’equilibrio precedente al trauma in breve tempo, fino a reazioni più gravi, che impediscono di ristabilire la quotidianità che la persona aveva prima del trauma. È all’interno di questo secondo scenario che possono manifestarsi sintomi o configurazioni di sintomi che vanno a costituire quadri diagnostici specifici.

Per questo è necessario distinguere il trauma dallo stress.

Fonagy e colleghi in uno studio pubblicato nel 2002 hanno verificato che la reazione di una persona traumatizzata allo stressor (fattore stressante) ha un rapporto 90-10, il che significa che il 10% della risposta emotiva si basa sul fattore di stress attuale, mentre il 90% rappresenta il fattore di stress traumatico del passato, come se quella reazione fosse condizionata più dall’esperienza traumatica passata che da quella attuale. Questo a supporto del fatto che non vi è una coincidenza tra il trauma e la natura oggettiva dell’evento stressante: il trauma non precede né coincide, bensì segue lo stress. 

Ci sono dunque molti fattori soggettivi che intervengono in questo scenario: l’aver fatto esperienza di un trauma in età precoce rappresenta un fattore di rischio, così come “l’eredità del trauma”, e cioè la trasmissione transgenerazionale del trauma da parte della famiglia d’origine. In questo senso ci sono molti studi che riferiscono come ad esempio famiglie che hanno vissuto l’Olocausto sulla propria pelle, trasmettano gli elementi rimossi del proprio trauma alle generazioni successive, che manifesteranno stati ansiosi o di terrore difficili da decifrare e contrastare. E’ quindi importantissimo ascoltare i segnali del proprio corpo e indagare per poter riuscire a spezzare la catena di cui facciamo inconsapevolmente parte. Si rimanda all’ultimo paragrafo di questo articolo per trovare una possibile risposta a questo.

3. Sintomi del disturbo dell’adattamento

Quando pensiamo al trauma, la prima conseguenza possibile che ci viene in mente è il Disturbo Post-traumatico da Stress (PTSD), che prevede la comparsa di ricordi intrusivi, flashback o sogni dell’evento associati ad esperienze dissociative (sentirsi estranei al proprio corpo e al momento presente che si sta vivendo), disagio psicologico intenso, reattività fisiologica a rumori o situazioni inattese, comportamenti di evitamento di eventi associabili anche lontanamente all’esperienza traumatica che si è vissuta.

Il disturbo dell’adattamento è un’altra configurazione possibile in conseguenza al trauma. La differenza tra Disturbo dell’Adattamento (AD) e Disturbo Post-traumatico da Stress (PTSD) riguarda l‘intensità percepita di un evento, che può portare a risposte allo stress qualitativamente diverse.

Nello specifico del Disturbo dell’Adattamento (AD), oltre ai sintomi principali quali preoccupazione eccessiva e mancato adattamento in risposta allo stress, possono presentarsi altri sintomi accessori come evitamento, depressione, impulsività e ansia.

In entrambi questi scenari, ciò che risulta importante è ascoltare i segnali del nostro corpo tempestivamente.

4. Qual è la cura per il disturbo dell’adattamento conseguente al trauma?

Come intervenire dunque davanti ad un corpo che parla e ad un malessere diffuso che interferisce con la nostra quotidianità e non ci permettere di andare avanti con la nostra vita?

La risposta è: mettetevi in ascolto e cercate di comprendere i messaggi (spesso cifrati) che la nostra mente, attraverso il nostro corpo, cerca di mandarci. Molto spesso è difficile trovare il tempo di ascoltarci, la nostra società basata sull’efficienza probabilmente farà in modo di occupare molti degli spazi che noi cercheremo di dedicare a noi stessi/e. Non desistete!

Poi: chiedete aiuto! A volte può risultare difficile destreggiarsi nei meandri della nostra mente e potremmo trovare faticoso tradurre i segnali codificati da noi stessi. Per questo esistono i/le professionisti/e della salute mentale.

Intraprendere un percorso di psicoterapia davanti ad un vissuto traumatico è liberatorio e, mi permetto di dirlo, necessario. Pertanto: non aspettate e andate alla ricerca del/la terapeuta adeguato per voi. L’evidence based riporta l’efficacia del trattamento cognitivo comportamentale incentrato sul trauma (FT-CBT) e della terapia EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), una tecnica nata ed utilizzata per lavorare con il materiale traumatico.

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