Esperienze Traumatiche Infantili Che Influenzano il Funzionamento Sessuale Adulto?

Sad couple sitting in bed

Articolo scritto dalla Dr.ssa Tilde Aceti

1. I traumi infantili

I traumi infantili, in particolare quelli di tipo sessuale, possono essere considerati un fattore di rischio per la disfunzione sessuale adulta . Gli anni dell’infanzia sono considerati un periodo importante per lo sviluppo psicosessuale: traumi e abusi durante questa fase possono influenzare la crescita sociale, il funzionamento interpersonale e quello sessuale in età adulta, spesso causando la paura dell’intimità. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha riportato che le donne e gli uomini che riferiscono di aver subito abuso infantile (Childhood Sexual Abuse; CSA) sono rispettivamente 1 su 5 e 1 su 13. Anche il numero degli abusi fisici sembra essere molto elevato, pari ad un quarto della popolazione adulta mondiale (WHO, 2018). Sebbene non tutte le persone che hanno vissuto un abuso sessuale infantile abbiano un funzionamento sessuale compromesso in età adulta, tra le persone che si rivolgono ad un professionista per una terapia sulle disfunzioni sessuali, la maggior parte di loro ha subìto avversità infantili (56% delle donne e 37% degli uomini) e la ricerca scientifica spesso non ha ben chiari i fattori psicologici che influenzano la sessualità della vittima e i principali obiettivi da affrontare. La letteratura, con il passare degli anni, ha tentato di studiare i meccanismi fisiologici e psicologici che potessero spiegare la relazione tra disfunzione sessuale adulta e trauma infantile, individuando l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) come un possibile mediatore fisiologico mentre la depressione e lo stress quotidiano come mediatori psicologici. Questi ultimi infatti sono correlati al trauma infantile, alla disfunzione sessuale e al funzionamento dell’asse HPA (Heim & Nemeroff, 2001).

2. Il legame tra disfunzioni sessuali e traumi infantili

Negli ultimi decenni è stata esplorata, tramite studi longitudinali epidemiologici e trasversali, la correlazione tra disfunzione sessuale e trauma infantile. Sebbene i risultati non siano sempre coerenti, gli studi sono concordi nel ritenere che le esperienze traumatiche infantili, in particolare il trauma sessuale, possa essere considerato un fattore di rischio per la disfunzione sessuale adulta. Questa spesso include bassi livelli di desiderio sessuale, difficoltà nel raggiungimento dell’orgasmo e problemi nell’eccitazione sessuale nelle donne che hanno subìto maltrattamenti nell’infanzia. L’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, il principale sistema responsabile della risposta allo stress, sembra invece essere il meccanismo fisiologico alla base della correlazione tra disfunzione sessuale e trauma infantile. In situazioni altamente stressanti, essendo molto plastico, l’asse HPA subisce delle alterazioni che provocano una disregolazione a lungo termine. Gli effetti di un trauma infantile, che rientra nelle situazioni altamente stressanti sopra menzionate, raggiungono livelli molto elevati sull’asse HPA in età adulta. Inoltre le alterazioni del cortisolo sono molto importanti nel funzionamento sessuale, in quanto sono implicate nella motivazione e nella risposta sessuale. In molte persone che hanno subìto traumi infantili si sono osservate alterazioni nella secrezione di cortisolo come, ad esempio, ipercortisolismo, e i livelli di cortisolo, che solitamente è alto al risveglio e cala progressivamente fino a sera, rimanevano invariati durante la giornata. Le variazioni del ritmo del cortisolo e delle funzioni regolative hanno, infatti, delle conseguenze negative sulla salute fisica e mentale.

3. Depressione e disfunzioni sessuali

O’Loughlin e colleghi, nel 2020 hanno condotto uno studio con l’obiettivo di valutare i contributi della disregolazione dell’asse HPA, del trauma infantile, dei sintomi depressivi e dello stress quotidiano sulla funzione sessuale (valutata tramite il desiderio sessuale e cioè tramite la presenza di disturbo ipoattivo del desiderio sessuale, hypoactive sexual desire disorder HSDD). I risultati mostrano che la depressione è il predittore più potente della diagnosi di disturbo ipoattivo del desiderio sessuale, anche tenendo conto della funzione dell’asse HPA, dello stress percepito e del trauma infantile. I risultati ottenuti evidenziano l’utilità di una valutazione della depressione nelle donne con problemi nel desiderio sessuale: quando le donne hanno avuto un trauma infantile e presentano depressione e basso desiderio sessuale, la depressione può essere un punto di intervento efficace per il trattamento.  

Come spesso avviene il modo di vivere, la sessualità diventa un copione strutturato attorno a delle credenze disfunzionali rigide e difficili da mettere in discussione, che non lasciano spazio alla sperimentazione e alla curiosità, invece fondamentali. L’ approccio terapeutico mira a permettere al paziente di sviluppare un percorso di conoscenza di Sé in rapporto al proprio piacere e degli stati mentali legati alla sessualità. Il fine è favorire a) una migliore padronanza degli stati corporei legati al piacere, b) la permanenza nello stato edonico legato al sistema motivazionale sessuale senza farsi coinvolgere dalle potenti e intrusive dinamiche di rango, c) l’accesso alle parti sane e ad una self-image più benevola e capace. Conoscere  i contenuti  e i processi psicologici (attenzione focalizzata, strategie disfunzionali di coping) sottostanti alle difficoltà sessuali, comprendere quanto queste siano radicate negli aspetti profondi della persona e avere dei modelli terapeutici di riferimento per lavorare su di essi, è quanto mai necessario per garantire un vero ed efficace trattamento integrato per disturbi del comportamento sessuale.

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