Eterni Giovani: La Difficile Strada Del Diventare Adulti

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Articolo scritto dalla Dr.ssa Marta Zaro

Ormai da decenni il termine dell’adolescenza con il passaggio alla maggiore età non coincide più con l’inizio dell’età adulta; si parla, infatti, di giovani adulti per definire persone indicativamente tra i 20 e i 30 anni e di giovinezza per sottolineare la fase ancora di ricerca e di attesa che caratterizza questa età della vita. Se, da un lato, un passaggio più graduale alle responsabilità dell’età adulta e maggiori possibilità di ricerca e formazione costituiscono aspetti positivi, dall’altro si evidenzia una maggiore difficoltà dei giovani a separarsi dalla famiglia di origine e ad assumere un ruolo nella società. 

Il fenomeno dei giovani che convivono a lungo con le famiglie di origine è molto presente nella realtà italiana, vi sono certamente cause di natura economico-sociale dettate dalla difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro, ma anche altri aspetti legati a dinamiche familiari di cui si parla in questo articolo.

1. Diventare adulti: un cambiamento anche per i genitori 

La letteratura (vedi ad esempio Scabini et al.) mostra che il passaggio all’età adulta non rappresenta un cambiamento esclusivamente per il giovane, ma anche per i suoi genitori; l’uscita di un figlio dalla famiglia, infatti, comporta la perdita del  ruolo dell’accudimento dei figli, dunque, il compito per i genitori di trovare altri obiettivi e di ridefinire e il legame di coppia (se ancora presente). L’uscita di casa del figlio richiede, quindi, uno sforzo anche da parte dei genitori che possono a loro volta sperimentare vissuti di paura incertezza e solitudine.  

In passato questo passaggio era attutito dalla presenza di più figli e di nipoti, oltre che da una minore aspettativa di vita: quando l’ultimo figlio usciva di casa i genitori erano già impegnati nella cura dei nipoti, oggi hanno una prospettiva, a volte, anche di decenni in cui dover ritrovare un nuovo ruolo e dare nuova vita al legame di coppia.

A questo aspetto si aggiunge una situazione sociale caratterizzata da una maggiore instabilità delle coppie e dei legami sociali.

Nonostante queste difficoltà accettare il distacco di un figlio dal nucleo familiare costituisce un’importante occasione per dare nuove forme al legame genitoriale, per reinvestire sulla coppia e per trovare nuove forme di impegno sociale che permettono di scoprire diverse qualità personali prima poco valorizzate e di sperimentare la ricchezza e le possibilità insite nei legami che si sono costruiti nel corso degli anni.

2. Un “reciproco vantaggio relazionale”

Scabini e Cigoli (1997) evidenziano come nel rimandare il passaggio all’età adulta svolga un ruolo fondamentale un “incastro” di bisogni tra genitori e figli che chiamano “reciproco vantaggio relazionale”. In questa situazione, i figli continuano a godere di una libertà che consente di sperimentare rimandando il momento di fare scelte definitive con i conseguenti impegni e responsabilità. Possono, inoltre, contare sull’appoggio e sulla sicurezza che può fornire una famiglia.

I genitori, d’altra parte, continuano a rivestire un ruolo centrale e indispensabile nella vita dei figli ricevendo conferme sul proprio valore e rimandando a loro volta i passaggi di cui si è parlato nel paragrafo precedente.

In questo quadro, può accadere che i figli percepiscano su di sé i timori e la solitudine dei genitori.

3. Famiglia protettiva e società competitiva 

Nel nostro paese le famiglie, in molti casi, assumono un importante ruolo di compensazione del sistema del Welfare (basti pensare all’esempio dei Care Giver familiari). Questo è vero anche nel caso dei giovani adulti: famiglie molto presenti consentono di limitare le problematiche legate all’instabilità lavorativa e alle non sempre efficaci politiche per i giovani.

Si evidenzia quanto a livello familiare ci sia una protezione dei giovani e quanto, invece, a livello sociale si manifesti una difficoltà a lasciare spazio alle nuove generazione e a valorizzarne le capacità.

Insomma, si potrebbe dire che essere eterni giovani ha dei vantaggi, ma porta anche delle insidie come quella di faticare a costruire la propria identità e di continuare ad avere un ruolo marginale nella società.

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