Fecondazione assistita: difficoltà emotive e come superarle

Fecondazione Assistita difficoltà emotive e come superarle

Articolo scritto dal Dr. Alessio Vitali

La fecondazione assistita, anche nota come Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), è un percorso lungo e impegnativo sia a livello fisico che psicologico. Tuttavia, può aiutare le coppie che non riescono ad avere un figlio in modo naturale. In questo articolo, esploreremo le tecniche di PMA, le loro difficoltà emotive e come superarle.

Tecniche di Fecondazione Assistita

Le tecniche di fecondazione assistita sono classificate in base alla loro invasività e al problema presentato in seguito agli esami medici. Esistono tecniche di base (di I livello) e tecniche avanzate (di II livello) (Flamigni, 2002). Una fecondazione assistita è considerata omologa quando i gameti utilizzati sono entrambi della coppia, ed eterologa quando uno dei gameti proviene da un donatore terzo.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la fecondazione assistita è suggerita dopo 12 mesi di tentativi di rapporti regolari e non protetti, in presenza di patologie o evidenze fisiche che mostrino la sterilità di uno dei membri della coppia. Le tecniche di tipo eterologo vengono invece adottate anche nei casi di coppie omosessuali o persone single che non possono produrre autonomamente un gamete dell’altro sesso.

Difficoltà emotive associate alla Fecondazione Assistita

La fecondazione assistita può portare con sé difficoltà emotive che vanno affrontate prima, durante e dopo il percorso. Ecco alcune domande che possono aiutare a prevenire o risolvere queste difficoltà emotive:

1. Di chi è la colpa? 

Spesso viene chiesto alla coppia di chi sia la colpa dell’infertilità. Nonostante si parli di causante maschile o femminile per chiarezza espositiva, l’infertilità è un problema di coppia, nel quale la somma della fertilità dei due membri non produce una gravidanza (Flamigni, 2002). Cambiare prospettiva può aiutare i membri a vivere meglio il percorso di fecondazione assistita senza i sentimenti di inadeguatezza che solitamente caratterizzano colui o colei che viene additato come infertile.

2. La fecondazione assistita è una tecnica invasiva?

Sia la fecondazione assistita omologa che eterologa sono tecniche invasive, sia a livello fisico che psicologico. Ciò che dovrebbe essere un atto naturale, il concepimento tramite rapporto sessuale, diventa una serie di compiti legati ad esami e manipolazioni ormonali e gametiche che possono essere presi sotto gamba. Prima di avvicinarsi alla fecondazione assistita, è bene informarsi sui costi, la durata e l’implicazione presso il centro medico di riferimento.

3. Quello che nascerà sarà mio figlio?

Sì, lo sarà. Essere genitori ha più a che fare con la sua crescita che con la trasmissione dei geni. Il terreno resta scivoloso poiché l’etimologia della parola lascia un certo grado di confusione, ma studi e ricerche sul campo dimostrano che i bambini sentono come genitori coloro che li crescono, più che coloro che li generano.

Bisogna tuttavia tener conto che sarà investito delle aspettative genitoriali di un figlio non sopraggiunto naturalmente e dopo un percorso psicofisico travagliato. Affrontarle preliminarmente può evitare aspettative irrealistiche di un figlio “ideale”, lasciandolo libero di essere sé stesso senza il compito gravoso di dover risarcire il complesso di inferiorità di una coppia ferita (Ardenti, 2000).

Sarà vostro figlio anche in caso di fecondazione eterologa, tuttavia va messo in conto che sopraggiunta la maggiore età il ragazzo avrà diritto a conoscere il nome del terzo coinvolto: il donatore (Hertz, 2015). Spesso questo momento viene sottovalutato da chi intraprende un percorso di fecondazione assistita ma ha risvolti emotivi importanti sia nel nascituro che nella coppia genitoriale.

4. Come affrontare la pressione sociale?

La pressione sociale è una delle difficoltà emotive più comuni che le coppie che affrontano la fecondazione assistita devono affrontare. Gli amici, la famiglia e gli estranei possono porre domande scomode o dare consigli non richiesti. Inoltre, la cultura che idealizza la gravidanza naturale può far sentire la coppia o il singolo come se ci fosse qualcosa di sbagliato o di imbarazzante nella loro situazione. In questi casi, è importante cercare il supporto di un gruppo di sostegno o di un professionista esperto che possa fornire aiuto e supporto emotivo.

5. Cosa fare se la fecondazione assistita non funziona?

Sebbene la fecondazione assistita sia spesso efficace, non sempre funziona al primo tentativo. Inoltre, ci sono alcune coppie o singoli che non riescono ad avere successo con nessuna delle tecniche di fecondazione assistita disponibili. In questi casi, può essere utile cercare il supporto di un professionista per esplorare altre opzioni, come l’adozione o il ricorso a un donatore.

6. È fondamentale diventare genitori per essere una famiglia?

Ultima osservazione: non è obbligatorio diventare genitori per sentirci una famiglia. Tendiamo a ricondurre alla genitorialità l’ideale di una famiglia ben funzionante e unita, ma questo è uno stereotipo da cui è difficile scollarci (Giddens, 1992). Anche la coppia è una famiglia. Senza contare che la nascita dei figli porta spesso a crisi genitoriali inattese.

Possiamo avere una vita soddisfacente, con o senza un/una compagno/a al nostro fianco con obiettivi ben diversi da quelli di una famiglia con figli. Nasciamo prima come persone con dei desideri e dei progetti: non dimentichiamoceli col sopraggiungere di elementi nuovi. Spesso l’accanimento verso una genitorialità obbligata ci spinge a scordarci chi siamo e solo una volta lasciato alle spalle l’obbligo possiamo fare spazio alla volontà.

Conclusioni

In sintesi, la fecondazione assistita può essere un percorso lungo e impegnativo, ma con il giusto supporto e la giusta mentalità, è possibile superare le difficoltà emotive e affrontare il processo in modo positivo. È importante ricordare che ogni percorso di fecondazione assistita è unico e che ci sono molte risorse disponibili per aiutare le coppie e i singoli a superare le loro difficoltà.

Un percorso psicologico o psicoterapeutico preliminare e/o in concomitanza, singolo o di coppia che sia, può essere fondamentale non solo per prendere la decisione più adatta ma anche per sviluppare quelle risorse necessarie per far fronte a tutte le difficoltà emotive che verranno.

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