I Pensieri Automatici: Quando la Mente Attiva il Pilota Automatico

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Articolo scritto dal Dr. Aron Fantini

1. Non è l’evento che determina ciò che provi, ma quello che pensi dell’evento stesso!

Culturalmente siamo protesi a credere che sono gli eventi della vita a determinare come ci comportiamo o cosa  proviamo emotivamente e nel corpo attraverso le tante reazioni fisiche.

In realtà nessun evento in sé determina le nostre emozioni, le nostre sensazioni fisiche o i nostri comportamenti! Tutte le nostre sensazioni fisiche, le nostre emozioni o i nostri comportamenti sono generati dal modo in cui interpretiamo la realtà. Queste interpretazioni prendono il nome di “Pensieri Automatici”.

2. Il flusso dei pensieri

La nostra mente genera pensieri seguendo due flussi: il flusso dei pensieri lunghi e il flusso dei pensieri corti.

2.1 Pensieri Lunghi

Si chiamano pensieri lunghi perché sono generati in un lasso di tempo così grande da permetterci di averne consapevolezza.

I pensieri lunghi possono essere dei ragionamenti, delle soluzioni a problemi più o meno complessi.

2.2 Pensieri Corti o Automatici

Si chiamano pensieri corti perché sono composti da poche parole e prendono vita in un lasso di tempo così corto da non permetterci di averne consapevolezza. 

Perché esistono? Gli eventi della vita e i tanti stimoli a cui siamo quotidianamente esposti ci impediscono di avere sempre il controllo della “cabina di comando”. E’ per questo che attiviamo il “pilota automatico”. Il nostro cervello continua ad elaborare i dati che provengono dalla realtà anche quando non lo stiamo controllando attivamente.

Il cervello processa dati sotto forma di pensieri automatici perché appunto non sono generati sotto il nostro controllo. Sembrerebbe che il nostro cervello sia in grado di produrre più di 70.000 pensieri automatici al giorno!

3. Un esempio pratico di pensieri automatici

Alcune persone vivono con grande difficoltà l’esposizione a contesti sovraffollati. Non è raro, per molte di esse, in situazioni simili, sentire palpitazioni, sudore, nodo alla gola e provare agitazione e ansia. 

Questo, a sua volta, genera un insieme di comportamenti tipici: automonitorare costantemente le proprie sensazioni fisiche; porre eccessiva attenzione ai comportamenti degli altri; mettere in atto strategie di fuga ed evitamento.

È molto probabile che questi vissuti siano, per la maggior parte, delle persone che li sperimentano,  assolutamente inspiegabili a tal punto da identificare nella situazione in sé (il luogo sovraffollato)  la causa del problema.

Ma, in quel momento, i pensieri automatici che corrono veloci e sfuggono alla consapevolezza cosa stanno dicendo alla nostra mente? 

Alcuni pensieri automatici tipici potrebbero essere:

“Mi stanno sicuramente guardando tutti”

“Farò una brutta figura e verrò giudicato!”

“Si accorgeranno delle palpitazioni e del tremore alle mani!”

“Non ce la farò ad affrontare questa situazione”

Sono questi pensieri a generare quelle sensazioni, quelle emozioni, quei comportamenti, non il contesto! 

3.1  L’origine dei pensieri automatici

Non tutte le persone reagiscono agli eventi nello stesso modo, perché? Perché i pensieri automatici che generiamo sono individuali e sono il frutto dell’intricata relazione tra biologia, esperienze di vita personali, traumi, educazione ricevuta, temperamento personale etc..

4. Il dolore è inevitabile, l’infelicità è una scelta  

Se viviamo un lutto è sempre il pilota automatico a generare le nostre emozioni, sensazioni e comportamenti? Sì, sempre il pilota automatico che però in questo caso interpreta la realtà in modo adeguato.

E qui si apre un’altra importante riflessione: un percorso psicologico che sia tale non promette di sradicare il dolore dalle nostre vite. Il dolore, così come il piacere, è connaturato e intrecciato nella vita di tutti gli esseri viventi. Il lavoro da fare, in questo caso, è quello di accogliere ed accettare quel dolore. Esistono però molteplici situazioni in cui l’infelicità è generata da alcune lenti con le quali, senza rendercene conto, per gli anni passati ad utilizzarle e per via della nostra storia di vita,  decidiamo di osservare il mondo, distorcendolo. 

La buona notizia è che sei tu il padrone della tua mente e puoi decidere (seppur con una certa dose di impegno) di cambiare le lenti con le quali osservare la realtà per esperire nuove emozioni.

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