Il Cigno Nero: il Disturbo Borderline di Personalità

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Articolo scritto dalla Dr.ssa Francesca Germinario

Sempre più spesso si utilizza il termine borderline associato a descrizioni poco chiare unitamente alla difficoltà di un inquadramento diagnostico complesso di un disturbo di personalità.

 Tale quadro clinico, seppur complesso, è definibile ed individuabile e causa forte disagio psichico alla persona richiedendo un trattamento specifico e delicato.

La storia descritta nel film “Il cigno nero” (2010)  ci mostra magnificamente le diverse sfaccettature del Disturbo di personalità Borderline.

1. La storia di Nina 

Nina, una giovane ballerina di una nota compagnia americana, è perennemente ostinata a raggiungere la perfezione in ogni piccolo dettaglio.  

Nonostante la dedizione all’esercizio e al perfezionismo, Nina non possiede tutte le qualità di una prima ballerina, tra cui versatilità e passione, essenziali per interpretare le personalità dei vari personaggi di scena.

Estremamente dotata dal punto di vista tecnico e abile ad interpretare le parti in cui predominano la fragilità e l’inibizione, Nina ha grandi difficoltà a mostrare sensualità e sicurezza e di conseguenza finisce per ripetere lo stesso copione, ma nel personaggio sbagliato.

Il coreografo Leroy la ritiene inadeguata a ricoprire il ruolo di protagonista in uno dei balletti più complessi del repertorio classico: Il lago dei cigni. 

La difficoltà non è di carattere tecnico, ambito in cui Nina eccelle, ma anche, e soprattutto, di malleabilità interpretativa.

La storia vede protagoniste due donne, uguali nell’aspetto, ma dalla personalità antitetica; il cigno bianco, fragile e insicuro, il cigno nero, sensuale e coinvolgente, e spetterà alla prima ballerina interpretarli entrambi. 

Nina è troppo controllata e insicura per calarsi nei panni dell’affascinante e malvagia Odile, sosia e sostituta della principessa Odette creata dal perfido mago Rothbart  per ingannare il principe e consolidare la maledizione che costringerà la principessa a restare un cigno per l’eternità ma decisamente più affine alla delicata e debole Odette, che rivela fin da subito la fragilità psicologica che la accompagna dalla nascita.

2. Una lettura psicologica

Il regista lascia immediatamente allo spettatore la possibilità di immergersi nel mondo interno della protagonista, attraverso la rappresentazione di un sogno in cui Nina. vestita di bianco, danza tormentatamente con un ballerino dall’aspetto inquietante e cupo

Il ritratto della protagonista assume sin dalle prime battute caratteristiche polarizzate. 

Il bianco e il nero sono i colori maggiormente presenti nel film e rappresentano il “cigno bianco” e la parte oscura di sé che Nina dovrà fronteggiare sempre più dolorosamente nell’evolvere della storia.

Nina è una ballerina che dedica la maggior parte del suo tempo all’esercizio; non vengono presentati altri aspetti della sua realtà: la danza è totalizzante.

Il primo incontro con la parte oscura di sè, avviene mediante la conoscenza di Lily, l’antagonista nella corsa verso il ruolo principale, con cui si confronta, scoprendosi immediatamente ai suoi stessi occhi fragile e insicura.

2.1 Le caratteristiche di una Borderline

Attraverso la chiave di lettura psicologica del personaggio viene presentata una personalità borderline, intesa sia come quadro diagnostico da DSM (per le relazioni instabili e intense con alternanza tra idealizzazione e svalutazione, alterazione dell’identità, impulsività, comportamenti autolesivi, instabilità affettiva, ideazione paranoide e gravi sintomi dissociativi), che come organizzazione di personalità, secondo Kernberg.

Ma ciò che realmente caratterizza il personaggio sono l’ossessività e la ricerca della perfezione.

Questa ricerca combacia con un estremo autocontrollo e disciplina, che isolano la protagonista dal resto della realtà. 

L’incapacità di Nina di lasciarsi andare riguarda anche un’inibizione e timidezza profonda contro le quali cerca di combattere con difficoltà, quando si accorge di non riuscire ad assolvere al compito fondamentale assegnatole dal ruolo: rappresentare il cigno bianco e il cigno nero.

2.2 Un processo di autodistruzione

Ma la corsa verso la ricerca della parte oscura di sé porta Nina verso la distruzione. Il cigno nero che è in Nina è distruttivo, carico di invidia e di smania di successo, voglia di affermarsi e godere del trionfo.

Un tentativo di affrontare questi aspetti più nascosti della sua personalità viene rappresentato nella scena del bar, in cui il personaggio viene arricchito di una nuova sfumatura, più sensuale: Nina prova a lasciarsi andare ed assume delle sostanze.
 In una serie di scene sfocate, viene ritratta magistralmente dal regista la manifestazione che assume l’alterazione della coscienza della protagonista, data in questo caso dall’alcool e dalle droghe, ma che, in generale, lungo tutto il corso del film assume la forma di uno stato al confine tra la realtà e la fantasia; al punto che lo stesso spettatore stenta a differenziare i due aspetti. Le difficoltà di Nina si aggravano e, con esse, la conflittualità interna che sfocia sempre più in una chiara manifestazione del Sé dissociato. La protagonista, infine, nel momento culminante della sua performance perde il contatto con la realtà, fino a giungere al limite della follia, che trova vincitore il cigno nero, la distruttività. Nina capisce che sta combattendo in realtà contro nessun altro che la propria ossessione, ma è tardi. Ciò che le rimane da fare quindi, è raggiungere l’apice dei suoi sforzi e danzare per l’ultima volta, davanti a tutti, come aveva sempre sognato conquistando l’obiettivo della perfezione.

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