Il Disturbo Dipendente di Personalità: Quali Sono i Sintomi e Come Trattarlo

dipendenza

Articolo scritto dal Dr. Gabriele Fichera

Cari lettori, l’obiettivo di questo articolo è quello di mettere in luce le caratteristiche di una problematica piuttosto complessa: il Disturbo dipendente di Personalità. Mi sono proposto, inoltre, di illustrare alcune possibili strategie di intervento terapeutico a sostegno delle persone che presentano tali difficoltà.

1. Che cos’è il Disturbo Dipendente di personalità? Comprenderlo per curarlo 

Quando parliamo di disturbo Dipendente di Personalità è necessario fare riferimento a quelli che vengono chiamati “disturbi di personalità”: disturbi specifici caratterizzati da un’insieme di modalità comportamentali, relazionali, percettive ed emotive che compromettono la possibilità di relazionarsi adeguatamente con le altre persone e, allo stesso tempo, vivere bene con se stessi. Pertanto, il disturbo di personalità può incidere negativamente sulla qualità di vita.

Come suggerisce Gabbard (2015) in “Psichiatria Psicodinamica”, nella storia di vita dei pazienti con disturbo dipendente di personalità è probabile sia presente modello pervasivo di “rinforzo genitoriale” sulla dipendenza che agisce in tutte le fasi dello sviluppo. Questo vuol dire che la persona tende a relazionarsi con l’altro seguendo il proprio bisogno, a livello inconscio, di tenere quanto più possibile l’altra persona vicina a sé. Spesso le persone che soffrono di questo disturbo hanno vissuto in contesti familiari dove è stata presente una ridotta espressività emotiva ed un elevato controllo. Ciò che viene compromessa è la possibilità di costruire un senso di autoefficacia e di autostima, basi fondamentali per la libera esplorazione del mondo esterno in un clima emotivo di sicurezza. 

Infatti, molte di queste persone sono cresciute con genitori che, in un modo o nell’altro, hanno comunicato loro che l’indipendenza era piena di pericoli, generando paura e facendoli crescere timorosi e insicuri. Possono essere stati, sottilmente, spinti a mantenersi legati ai genitori, i quali non hanno convalidato e riconosciuto i loro tentativi di raggiungere una maggiore autonomia personale e quindi un’indipendenza. 

Che cosa può significare quando una persona tende ad avere un atteggiamento sottomesso nei confronti degli altri? A volte l’obiettivo è che gli altri si prendano cura di lui e lo guidino nelle scelte, proprio perché è del tutto assente la capacità autonoma di prendere decisioni. Spesso, inoltre, queste persone tendono a non esprimere la loro aggressività, per paura che l’altro possa sentirsi ferito e possa abbandonarlo. Uno degli aspetti che più genera vissuti ansiosi è il pensiero di dover assumersi delle responsabilità; è per questo che, generalmente, le persone con disturbo dipendente fanno di tutto per sentire al minimo il peso delle responsabilità. Prendere decisione diventa molto difficile per loro.

2. I criteri diagnostici del DSM-5 che caratterizzano il disturbo dipendente di personalità 

Nell’ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, detto DSM-5, il disturbo dipendente di personalità è descritto come quella situazione pervasiva ed eccessiva i cui si ritrovano alcune persone e la cui necessità è quella di essere accuditi dall’altro. Questo determina un comportamento sottomesso da parte

della persona dipendente, la quale teme più di ogni altra cosa la separazione e l’abbandono dell’altro. Quì di sotto indicherò alcuni dei criteri diagnostici che caratterizzano il disturbo di personalità, al fine di avere le idee più chiare. 

  1. Difficoltà a prendere decisioni quotidiane senza richiedere un’eccessiva quantità di consigli e rassicurazioni; 
  2. Bisogno che gli altri si assumano le responsabilità per la maggior parte dei settori della sua vita; 
  3. Difficoltà ad esprimere disaccordo verso gli altri per il timore di perdere supporto o approvazione 
  4. Difficoltà ad iniziare progetti o fare cose autonomamente 
  5. Giungere a qualsiasi cosa pur di ottenere accudimento supposto dagli altri, fino al punto di offrirsi per compiti spiacevoli; 
  6. Sentirsi a disagio indifeso quando il suolo per timori esagerati di essere incapace di provvedere a se stesso; 
  7. Quando si chiude una relazione affettiva stretta e intima, vi è la ricerca urgente di un’altra relazione come fonte di accudimento e di supporto;
  8. Preoccupazione eccessiva e continua di essere lasciato

3. Quale trattamento psicoterapeutico? 

Gabbard (2015) in “Psichiatria Psicodinamica” sostiene che nella psicoterapia con i pazienti con disturbo dipendente di personalità, affinché queste persone superino i loro problemi di dipendenza dalle altre persone, è necessario aiutarli a sviluppare ed esplorare prima una dipendenza nei confronti del terapeuta. Infatti, spesso accade che, trascorso parte di tempo dall’inizio della terapia, il loro unico scopo, nel proseguire la terapia stessa, diventi rimanere quanto più possibile legati affettivamente al terapeuta e, di conseguenza, dipendenti da lui. Questo importante passaggio, può portare il paziente a dimenticare, momentaneamente, gli obiettivi terapeutici concordati passo dopo passo insieme al terapeuta. Pertanto, la dipendenza dal terapeuta è uno step necessario all’interno del processo clinico proprio al fine di esplorare il proprio essere spaventato che la relazione terapeutica possa finire da un momento all’altro. Come si sente il paziente quando è spaventato di perdere l’altro? Quali fantasie inconsce si attivano? Come fare per aiutarlo a scoprire le proprie risorse psicologiche sulle quali fare affidamento al di là della presenza dell’altro? Sono queste alcune delle possibili domande alle quali è importante dare una risposta durante il percorso terapeutico. 

Se il terapeuta non si mostra attento a mettere in evidenza qualche miglioramento, il paziente può paradossalmente peggiorare, perché il pensiero del miglioramento è identificato come fine della terapia o come qualcosa di irrealizzabile per loro. Nell’idealizzazione del terapeuta, spesso, questi pazienti fantasticano circa il fatto che la soluzione di tutti i loro problemi possa coincidere con il diventare esattamente come il terapeuta stesso, con il rischio di non riconoscere più i più autentici aspetti della propria soggettività e mostrarsi eccessivamente accondiscendenti. L’obiettivo finale è quello di creare un passaggio dalla dipendenza all’indipendenza, dall’essere indecisi all’essere decisi, dall’insicurezza alla sicurezza e fiducia nelle proprie capacità personali all’interno dei contesti relazionali. 

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