Il Rifiuto Scolare: Perché Mio figlio Non Vuole Andare a Scuola?

ifiuto scolare

Articolo scritto dalla Dr.ssa Giulia Baldini

1. Il comportamento di rifiuto scolare

IL comportamento di rifiuto scolare definisce un disturbo psicosociale caratterizzato da una temporanea inabilità di un bambino/ragazzo nel mantenere un funzionamento adeguato rispetto alla frequenza scolastica.

Quando si parla di fobia scolare si fa riferimento ad un disturbo in cui il livello di ansia e di paura ad andare e restare a scuola sono tali da compromettere in modo significativo una regolare frequenza scolastica. Le conseguenze possono riguardare lo sviluppo emotivo, sociale, le acquisizioni scolastiche, difficoltà nei rapporti con la famiglia.

Il disturbo si caratterizza per i seguenti comportamenti problematici e sintomi somatici:

  1. elevata reazione di ansia nel momento in cui esce da casa o giunge davanti alla scuola, al punto da presentare sintomi da panico; manifestazione di una serie di sintomi somatici (vertigini, mal di testa, tremori, palpitazioni, dolori al torace, dolori addominali, nausea, vomito, diarrea, dolori alle spalle, dolori agli arti);
  2. il livello di angoscia può essere elevato fin dalla sera prima e il bambino può riposare male, il sonno può essere disturbato da incubi o risvegli notturni

in letteratura si individuano 5 criteri per poter parlare di rifiuto scolare:

  1. Riluttanza/Rifiuto da parte del bambino/ragazzo a frequentare la scuola con conseguente accumulo di assenze
  2. I genitori sono a conoscenza delle assenze del figlio
  3. Forte stress emotivo anticipatori alla prospettiva di andare a scuola
  4. Assenza di comportamenti gravemente antisociali
  5. Genitori attivamente impegnati a garantire la frequenza scolastica dei figli

Per parlare di fobia scolare, i sintomi devono essere presenti da almeno 2 settimane (se meno, devono comunque interferire significativamente con la funzionalità della famiglia).

Le modalità di rifiuto sono varie:

  1. assenze per lunghi periodi
  2. assenza in alcune ore di scuola
  3. ritardo cronico
  4. frequenta, ma con molti capricci
  5. frequenta, ma con molta angoscia e richiede di assentarsi.

Possono essere presenti al tempo stesso:

  1. disturbi internalizzanti come ansia sociale o generalizzata, isolamento sociale, depressione, paura, stanchezza e lamentele somatiche
  2. disturbi esternalizzanti come aggressività verbale e fisica, rifiuto a muoversi, fuga da casa e da scuola, temperamento collerico, dipendenza.

2. Comprendere la funzione del rifiuto del bambino

Le funzioni del rifiuto scolare sono le seguenti:

  1. Evitare stimoli scolastici che provocano un’emozione negativa
  2. Fuggire da situazioni sociali avversive e/o valutazioni a scuola
  3. Cercare o ricevere attenzioni dalle figure significative
  4. Perseguire gratificazioni concrete al di fuori del contesto scolastico

3. Cosa fare allora? 

Il trattamento, in generale, dovrebbe prevedere frequenti e flessibili contatti con la famiglia; andrebbe eseguito in 8 sedute in 4-8 settimane. La terapia cognitiva-comportamentale si è dimostrata molto efficace per i disturbi di ansia, numerosi sono i dati disponibili in letteratura rispetto a molteplici studi controllati.

3.1 Bambini che evitano la scuola per evitare stimoli causanti emozioni negative

Con questi bambini si lavora conducendoli nelle situazioni che causano ansia, dopo aver insegnato loro le abilità utili alla gestione delle emozioni negative. 

3.2 Bambini che rifiutano la scuola per sfuggire a situazioni sociali avversive e/o valutative 

Obiettivo: insegnare al bambino ad individuare i propri pensieri che gli causano
ansia, ed imparare il metodo per trasformarli in pensieri utili.

3.3 Bambini che rifiutano la scuola per avere attenzioni 

Il primo obiettivo è ridare il comando ai genitori.
Il piano terapeutico prevede di dedicare la maggior parte del tempo ai genitori, con la possibilità del bambino di intervenire (non negoziare) ed esprimersi relativamente a punizione e a ricompense attuate e con il rimando che le stesse dipendono dal suo comportamento. Eventuali fratelli vanno informati ed eventualmente coinvolti nei sistemi. Un primo step consiste nel rinnovare le regole date dai genitori (chiedendo quali sono 10 regole tipiche date al figlio in casa e relativamente alla scuola). È necessario stabilire delle routine regolari. Ricordare ai genitori che la strategia centrale per la terapia è quella di premiare la frequenza della scuola e di punire i comportamenti di rifiuto. Premi e punizioni vanno esplicitati al bambino chiaramente prima dell’applicazione e gli va ricordato che sarà lui, con il suo comportamento, a determinare cosa gli spetta. I comandi devono essere direttivi e semplici.

Intervenire sulla famiglia risulta il miglior modo per risolvere i problemi, ridurre i conflitti, saper motivare alla frequenza scolastica.

4. Come tornare a scuola

Il ritorno a scuola può essere graduale e concordato, nei tempi e nelle modalità, con gli insegnanti e il personale scolastico. Il protocollo di intervento cognitivo-comportamentale basato sull’analisi funzionale è stato utilizzato in molti lavori, i cui risultati hanno mostrato l’utilità di tale trattamento, vista l’eterogeneità di problemi che possono causare il disturbo. L’efficacia della terapia cognitiva-comportamentale è stata dimostrata in termini di riduzione dell’ansia, aumento del senso di autoefficacia personale e ripresa della frequenza scolastica.

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