Il Tuo Simon: Come Gestire la Dichiarazione di Omosessualità dei Figli Adolescenti

il tuo Simon_

Articolo scritto dalla Dr.ssa Anna Rita Mancini

L’espressione ormai universalmente nota “coming out” viene usata per indicare la decisione di dichiarare apertamente e pubblicamente il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere (il riconoscersi come persona nell’altro sesso, opposto a quello di appartenenza fisica ed anatomica, ovvero l’identità di genere psichica non corrispondente a quella fisica). 

1. Dalla consapevolezza  alla dichiarazione

Nella nostra società, in passato come oggi, l’eterosessualità (attrazione tra sessi opposti) viene considerata “normale” mentre “l’omosessualità” è considerata “diversità”. 

Per questo, come viene spiegato bene nel film “love Simon”, è difficile per una persona, soprattutto se adolescente, riconoscere prima di tutto con se stessa

“coming out interiore” e poi dichiarare pubblicamente la propria omosessualità.

La persona vive questo processo con una forte emotività e un forte stress, in parte perchè si trova a dover mettere in discussione se stessa, ma soprattutto perché la nostra società tende a contrastare ed etichettare in modo negativo tutto ciò che non rientra nei canoni socialmente condivisi, come l’omossesualità.

Una volta che la persona ha preso atto dell’impossibilità di cambiare il proprio orientamento sessuale, o identità di genere, passa all’accettazione di se stessa e alla più difficle fase di “dichiarazione alla società”.

2. Trama film

“Tuo, Simon” (titolo originale “Love, Simon”) è un film del 2018 distribuito da 20th Century Fox.

Il film è l’adattamento cinematografico del romanzo “Non so chi sei, ma io sono qui” di Becky Albertalli distribuito in Italia da Mondadori.

Il protagonista, un ragazzo di 17 anni, Simon, vive con la sua famiglia e frequenta l’ultimo anno del liceo. Trascorre il suo tempo libero con 3 cari amici a cui però non ha rivelato l’aver realizzato di essere gay. 

Simon conosce on-line un misterioso ragazzo gay di cui si innamora e con cui comincia una corrispondenza, cercando di capire chi è realmente dato che il ragazzo frequenta i suoi stessi ambienti e la sua scuola. Un giorno però Simon utilizza il PC della classe per scrivere la sua e-mail allo sconosciuto, ma chiude frettolosamente il PC e se ne va. Un suo compagno di classe usa il computer dopo di lui e legge la mail di Simon, di cui fa degli screenshot che utilizza per ricattarlo. All’inizio Simon cede ai ricatti, ma poi, data la pressione psicologica subita, decide di fare coming out con la sua migliore amica, per nulla sorpresa della rivelazione. Alla fine il ricattatore renderà pubblica l’omossesualità di Simon il quale si troverà abbandonato dai suoi amici che sono in realtà arrabbiati con lui per non essersi confidato. 

Successivamente Simon ammette di essere gay anche con i suoi genitori i quali, soprattutto il padre, rimangono colpiti.

A scuola Simon diventa il bersaglio di derisioni e atti di bullismo da parte dei compagni, sino a quando deciderà di scusarsi con gli amici per il suo comportamento e farà pubblicamente acting out. 

3. Il vissuto emotivo dei gay

Come risaputo l’adolescenza è il momento in cui il desiderio sessuale e l’attrazione emotiva si fanno più intensi. Ma se per un eterosessuale questo processo è vissuto come normale, come fa vedere il film, per l’adolescente omosessuale  il desiderio, tipico dell’adolescenza, di esporsi e dichiararsi viene vissuto in maniera ambivalente, poichè l’inibizione data dal contesto socioculturale impone sentimenti di vergogna e spinge a tenere il segreto.

Così, oltre ai cambiamenti fisici e psicologici tipici di questa età, l’omosessuale sperimenta, amplificati, sentimenti di diversità che hanno origine solo nella cultura di appartenenza che è fortemente condizionante.

4. Consigli per i genitori

Cosa bisogna dunque fare e come ci si dovrebbe comportare quando un figlio/a adolescente dichiara di essere gay?

Prima di tutto bisogna essere il più empatici possibile, mettersi nei loro panni, cercare di capire le difficoltà cui stanno andando incontro, le difficoltà che incontreranno coi i loro pari e il contesto sociale stigmatizzante. 

Non bisogna considerare una tragedia la dichiarazione, perchè la paura di non essere accettati per quello che sono, di deludere i genitori e la famiglia, di essere sbagliati, è l’emozione più difficile per loro da gestire e hanno bisogno del supporto almeno della famiglia.

Occorre sottolineare e far sentire ai figli che li si ama indipendentemente dal loro orientamento o identità sessuale, in fondo rimangono gli stessi figli che si è amato sino ad allora, come mostrato anche nel film “love,Simon”.

È importante non fare distinzioni tra fratelli/sorelle e stabilire regole valide per tutti i propri figli. Ad esempio, se la regola della casa è quella di permettere ai figli etero di ospitare per la notte i fidanzati, bisogna applicare la stessa regola ai figli gay. Oppure, se si permette ai figli etero di portare i fidanzati alle feste di famiglia, occorre dare lo stesso diritto e sostegno ai figli gay.

Bisogna ulteriormente proteggere i propri figli dagli stigmi sociali. Sebbene ci sia più tolleranza oggi viviamo ancora in un mondo in cui i giovani LGBT(acronimo italiano usato sin dagli anni 90 per indicare: Lesbica, Gay, Bisessuale e Transgender) affrontano molte minacce, come mostrato anche nel film. Per questo motivo bisogna assicurarsi che i propri figli siano al sicuro nei loro vari ambiti di vita: scuola, sport e interessi.

5. L’aiuto psicologico

Se è utile per i figli omosessuali superare eventuali difficoltà legate all’omosessualità, li dobbiamo orientare verso un esperto terapeuta che possa aiutarli. Se invece è utile per i genitori lavorare per accettare la dichiarazione del figlio, esistono gruppi di auto-aiuto o di condivisione delle problematiche, o può essere utile per loro fare un percorso di sostegno psicologico. 

Come terapeuta negli anni mi sono trovata a gestire sia la fase di dichiarazione, o “acting out”, sia la fase di sostegno psicologico di adolescenti, maschi e femmine, che hanno spermentato il loro orientamento omosessuale. 

I problemi più ricorrenti che questi ragazzi hanno spermentato dopo “l’acting out” in famiglia sono stati: non accettazione da parte dei genitori del loro orientamento sessuale; sentimenti di vergogna stimolati dai familiari; cercare di far cambiare idea ai figli, etc.

Spesso venivano paragonati in modo negativo rispetto ai loro fratelli e sorelle, lamentavano di veder svanire il sogno di diventare nonni, specie con i figli maschi, o in generale di non poter vedere soddisfatte le loro aspettative, ponendo in questo modo un ulteriore fardello sulle spalle del figlio. Altri genitori non permettevano ai fidanzati di restare a dormire a casa loro, neanche in un altro letto o un’altra camera. Chiedevano ai figli di non farsi vedere in pubblico in atteggiamenti romantici per il senso di vergogna provato. 

Conclusione

Per questi e altri motivi è importante che il genitore sia alleato e non un ulteriore problema per il figlio che già deve elaborare con una crisi ancora più forte la sua adolescenza e sessualità.

Stai attraversando un momento difficile? Prenota una sessione gratuita e inizia ora a risolvere i tuoi problemi, attraverso l’aiuto della Dr.ssa Anna Rita Mancini.

I Nostri Link Preferiti