L’Impatto Psicologico dei Social Network: Palcoscenico o Teatro delle Insicurezze?

L’impatto psicologico dei social network palcoscenico o teatro delle insicurezze

Articolo scritto dalla Dr.ssa Carlotta Margaux Bessi

1. Cosa sono i social network e come funzionano

A una domanda di questo tipo, qualsiasi persona nata dopo gli anni ’90 saprebbe rispondere in maniera disinvolta, pensando ad internet e ai social come una rete sociale, un collegamento rapido ed immediato ai propri cari ed amici, fruibile facilmente grazie ad  uno smartphone e una buona connessione.

Lo scopo primario dei social è quello di potersi mettere in contatto con i propri conoscenti o di poterne incontrare di nuovi, grazie alla creazione di un profilo utente (chiamato account), che fa da veci alla propria persona. 

I social network hanno una cornice di riferimento comune, ovvero quella di fare rete sociale fra i vari membri della comunità, accorciare le distanze e rendere più immediata la comunicazione istantanea. Per collegarsi alle altre persone basta mandare una semplice richiesta di amicizia, e se la persona accetta tale collegamento, si entra in contatto con essa.

Scopo secondario dei social è quello di intrattenere e mostrarsi alla propria rete sociale, e questo avviene con la pubblicazione continuativa di foto, video, post e contenuti sul proprio conto, sulla propria relazione o sul proprio lavoro.

Allo stesso modo, come vengono pubblicati i propri contenuti privati, così vengono mostrati e seguiti i contenuti delle altre persone, sia a noi vicine che a noi sconosciute, come le informazioni e le news relative a personaggi di spicco.

2. L’utopia dello star bene

Come descritto sopra, lo scopo principale per il quale sono stati creati social network come Facebook o Instagram, è quello di creare una rete sociale virtuale con persone di proprio interesse, approcciandosi a loro grazie alla messaggistica istantanea per approfondirne il rapporto.

Ma quando i collegamenti diventano centinaia o persino migliaia, si perde la concezione del perché si era cercato di creare questa rete sociale, diventata adesso così vasta e dispersiva.

Attualmente, i social vengono usati in maniera minore per far rete sociale, bensì sono diventati un palcoscenico di informazioni e immagini spesso non realistiche di noi stessi, portando ad un annichilimento del proprio benessere.

Si passa da un mostrarsi con gli amici ad un mostrare agli amici quella che è la propria quotidianità, disegnata come perfetta e senza stress: colazioni abbondanti e pranzi in posti chic, esplorazioni di posti esotici, gite fuori porta infrasettimanali, serate con gruppi diversi di amici, e soprattutto, un’esaltazione della propria persona e del proprio aspetto fisico.

Quello che viene recepito dagli osservatori è che la persona che pubblica certi contenuti è senza pensieri, felice e in perfetta forma fisica, ma ciò non corrisponde sempre al vero.

Da palcoscenico, i social sono diventati teatro delle insicurezze, dove le persone devono mostrare sempre più agli altri, per sentirsi desiderabili e invidiati dai coetanei; non importa chi segue il profilo o mette il “like” alle foto, l’importante è che questi badge aumentino, in quanto, sono lo specchio dell’approvazione sociale e della propria autostima. 

Un esempio esplicito di questa moda dell’apparire si può ritrovare durante i momenti di pausa: l’influencer, ovvero colei/colui che influenza la propria community di follower, pubblica in tempo reale foto del proprio pranzo, ma, il lato nascosto della medaglia, sta nel fatto che dietro a quel calorico e sfizioso pasto, si celano giornate di intensa attività fisica seguita da possibili restrizioni alimentari. I seguaci però non possono sapere la verità che si cela dietro a una foto, e il messaggio che passa è che la persona in questione può mangiare quello che vuole rimanendo in forma.

Se fosse così, non ci sarebbe nulla di male, persone con il metabolismo veloce e che praticano una sana attività fisica ce ne sono, ed è giusto che abbiano il fisico desiderato.

Il problema nasce nel momento che la dieta healthy e l’attività fisica estrema vengano pubblicizzate come pratiche normali, portando i follower che seguono queste persone ad un senso di impotenza e inadeguatezza.

3. L’insoddisfazione per la propria quotidianità

La parola chiave associata ai social network di adesso è inadeguatezza e insoddisfazione perenne, nei confronti del proprio corpo, della propria vita, del proprio lavoro o della propria rete sociale. Confrontandosi in maniera continuativa con persone che si mantengono in forma o che viaggiano per lavoro, questo porta a ritenere il proprio stile di vita l’apice della banalità e di una piattezza esistenziale.

Ciò che viene fatto non è abbastanza, ciò che viene mostrato non è sufficientemente interessante per gli standard del web, e quello che porta le persone a uscire o esplorare posti nuovi, non è più la voglia di scoprire, ma il desiderio di pubblicare una foto o un video di se stessi in un posto più bello rispetto a quello dei coetanei.

Un tempo si usciva fuori a cena per poter dialogare e vedersi con gli amici, per passare una serata di svago con la propria cerchia, dove ogni attimo era importante e prezioso; adesso si esce fuori primariamente per postare la propria serata, e solo in un secondo momento per poterla vivere.

Tutto ciò non solo porta alla ricerca della perfezione ed a prefiggersi standard estremamente elevati, ma alimenta anche in coloro che seguono certi traguardi un senso di imperfezione continuo, che sfocia come spesso accade in disturbi alimentari, rotture con le proprie relazioni sentimentali, spese economiche considerevoli per l’appariscenza, e ricerca di una felicità e di un benessere effimero.

4. Riflessione finale

Se da un lato i social hanno il pregio di aver accorciato le distanze tra persone un tempo lontane, dall’altro hanno allontano quelle che invece avevano una propria quotidianità vicina, interponendosi tra di loro in qualsiasi istante, eleggendosi come impegno da mostrare alla propria comunità.

I social network sono semplicemente uno strumento che è stato creato per semplificare la nostra vita, l’uso patologico o meno che ne viene fatto, dipende solo da noi.

Se pensi di “subire” il tuo rapporto con questa tipologia di strumenti e non sai come riprenderti dei momenti di “disconnessione dal web”, parlarne con un professionista diviene già un grande passo avanti.

Stai attraversando un momento difficile? Prenota una sessione gratuita e inizia ora a risolvere i tuoi problemi, attraverso l’aiuto della Dr.ssa Carlotta Margaux Bessi.

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