La psicologia dell’attaccamento: come costruire relazioni sane

La psicologia dell'attaccamento_ come costruire relazioni sane

Articolo scritto dalla Dr.ssa Silvia Primavera

Sei soddisfatto della tua vita relazionale? Sei consapevole del modo in cui ti approcci all’altro? Sai perché tendi a legarti a determinate persone invece che ad altre?

Ma soprattutto, il tuo modo di relazionarti agli altri ti appaga? Ti riconosci in esso?

In questo articolo parleremo delle basi della psicologia dell’attaccamento e sarà esposta la base teorica da cui trae origine in modo tale da avere le idee più chiare su di essa; successivamente ci dedicheremo nello specifico ai singoli casi individuati all’interno della teoria dell’attaccamento; strumento utilizzato all’interno di un processo di psicoterapia, volto alla modifica di stili di attaccamento disfunzionali per arrivare a capire come costruire relazioni sane.

1.Cos’è la psicologia dell’attaccamento?

Quando parliamo di psicologia dell’attaccamento ci riferiamo essenzialmente alla lettura delle relazioni di attaccamento, secondo quanto teorizzato da John Bowlby; questo medico psicoanalista studiò meticolosamente le relazioni primarie che il bambino instaura all’interno del sistema familiare nel quale nasce e cresce; nello specifico con la figura denominata caregiver, ovvero la persona dedita all’accudimento del soggetto non autosufficiente (bambino), dunque, solitamente la madre.

Bowlby osservò che esisteva nel bambino una spinta innata, tesa alla ricerca di protezione da dolore, pericoli, stanchezza, fatica, paura e solitudine da parte della figura di riferimento primaria, ovvero il caregiver o la madre; ciò che emerse, oltre alla ricerca di una vera e propria vicinanza fisica, fu anche un altro fattore: quello dell’ansia ed o angoscia, dovuta alla rottura di questo legame, quindi conseguente alla separazione dalla figura di riferimento.

Le radici che permetteranno al legame di attaccamento, di svilupparsi e mantenersi nel tempo saranno dovute all’intensità del legame affettivo, all’intimità, alla costanza ed alla durata nel tempo di quest’ultimo e come detto in precedenza, tutto ciò ha uno scopo ben preciso, il bisogno di protezione ed o sicurezza(vicinanza).

Sono queste le premesse che ci permettono di approcciarci alla psicologia dell’attaccamento.

1.1 La teoria dell’attaccamento

La teoria dell’attaccamento postula quattro differenti situazioni che possono verificarsi con l’instaurarsi di questo legame; ovvero:

Il bambino può sviluppare un attaccamento sicuro; un attaccamento ansioso/ambivalente; un attaccamento insicuro, ansioso/evitante oppure un attaccamento insicuro/disorganizzato.

Ora vedremo nel dettaglio ognuna di queste situazioni, premettendo che il tipo di attaccamento che sviluppiamo da bambini, costituirà la nostra prima vera relazione profonda, che darà inevitabilmente seguito ad una determinata modalità “inconscia “con cui andremo a costruire le nostre relazioni da adulti.

Vediamo ora più nel dettaglio quanto appena detto:

1.2 Caso uno: bambino sicuro- adulto sicuro

È un bambino che ritiene sé stesso degno d’amore e rispetto in quanto ha imparato dalla madre, rivelatasi una base sicura, che può fidarsi dell’altro, che dunque non gli negherà supporto e conforto anche qualora dovesse allontanarsi da lei; l’adulto sicuro è stato un bambino sufficientemente amato e stimolato alla socializzazione ed alla scoperta del mondo circostante, che non teme punizioni quando asseconda i propri bisogni; esso diverrà di conseguenza una persona empatica e rispettosa di se quanto degli altri, con una buona autostima e la capacità di provare dolore come gioia; ha imparato che la reciprocità sta alla base di ogni relazione sana e tenderà dunque a svilupparne.

1.3 Caso due: bambino insicuro ansioso/ambivalente- adulto ansioso/preoccupato

È un bambino che, senza la vicinanza fisica della madre, non si avventura nella ricerca di stimoli all’interno dell’ambiente circostante; presenta inoltre rabbia nei confronti della madre quando è lei a cercarlo, ma allo stesso tempo senza di lei appare bloccato e sconfortato rispetto al proprio agire; questi bambini hanno imparato che l’altro non è prevedibile oppure che è inadeguato nel rispondere alle loro esigenze e diverranno di conseguenza adulti ansiosi e preoccupati, in quanto caratterizzati da una costante paura dell’abbandono che li farà necessitare costantemente di conferme e validazione altrui, non avendo mai sviluppato un’autostima sufficiente a garantirgli la giusta indipendenza ed autonomia, sia fisica che psichica.

1.4 Caso tre: bambino insicuro ansioso/evitante- adulto evitante/distanziante

Questi bambini manifestano sentimenti di rifiuto ed indifferenza sia nel momento dell’avvicinamento che in quello della separazione dalla madre; hanno imparato che non hanno bisogno di nessuno, dunque non cercano la madre nel momento del bisogno, in quanto hanno sperimentato in lei una figura totalmente assente o rifiutante verso i suoi bisogni; da adulti tenderanno così a costruire relazioni superficiali e distaccate, basate sull’assunto che tanto nessuno sarà mai in grado di comprendere i loro bisogni e che dunque l’unica strada nella vita, seppur relazionale è quella di sbrigarsela da soli.

1.5 Caso quattro: bambino insicuro disorganizzato- adulto irrisolto

Il bambino che sviluppa questo stile di attaccamento ha sperimentato durante l’infanzia un legame col proprio caregiver, caratterizzato da abusi e paura e quindi azzardava nell’esplorazione del mondo circostante solo in assenza di quest’ultimo, confidando che qualcuno, al di fuori dalla relazione primaria madre-bambino potesse salvarlo e consolarlo: l’adulto che ha vissuto in tali condizioni di deprivazione psico affettiva vivrà una situazione di estrema conflittualità tra il rifiuto di una relazione profonda e la ricerca di essa; ne sarà dunque attratto e terrorizzato allo stesso tempo, sperimentando profonda angoscia e con  un senso radicato appunto di precarietà emotiva, dovuta proprio alla mancata organizzazione e risoluzione del processo affettivo che porta alla costruzione del legame di attaccamento primario.

2. Terapia psicologica per modificare stili disfunzionali d’ attaccamento

Se leggendo questo articolo ti sei riconosciuto in una di queste situazioni e la cosa per te è invalidante o se ti capita di ritrovarti a vivere sempre relazioni tossiche senza capire come hai fatto a ritrovartici, sappi che la psicoterapia potrebbe essere un valido strumento per aiutarti a modificare il tuo stile disfunzionale di attaccamento; nello specifico, la psicoterapia analitica esistenziale da me proposta, attraverso un processo graduale e condiviso processo di comprensione, presa di coscienza, elaborazione ed infine sviluppo di una nuova consapevolezza, può condurti qualora tu lo voglia, a rimodellare il modo in cui costruisci le tue relazioni; rendendole sane ed dall’altezza delle tue aspettative o perlomeno conformi a quanto desideri e meriti.

Conclusioni

Essere venuto a conoscenza dei concetti chiave della psicologia dell’attaccamento insieme all’impegno riversato in un percorso terapeutico volto alla comprensione inizialmente dello stile di attaccamento che hai sviluppato con il tuo caregiver e successivamente volto alla comprensione del tuo attuale stile di attaccamento che ti porta ad instaurare determinati tipi di relazione con determinate tipologie di persone e ad avere determinati preconcetti sulle relazioni in generale, possono aiutarti a capire come costruire relazioni sane.

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