La Sindrome del Colon Irritabile: Affrontare la Colite Con la Terapia Cognitivo-Comportamentale

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Articolo scritto dal Dr. Fausto Cristiano

La sindrome del colon irritabile, spesso chiamata colite, è un disturbo molto diffuso. Il libro in oggetto si presenta come un manuale di auto aiuto, utile tuttavia anche ai terapeuti. Attraverso la terapia cognitivo comportamentale aiuta a modificare pensieri e comportamenti in grado di mantenere il problema nel corso del tempo. A seguire, presenteremo una sintesi dei contenuti.

1. La sindrome del colon irritabile

La sindrome dell’intestino o colon irritabile è una condizione molto comune e debilitante, che interessa dal 7 al 20% della popolazione, soprattutto di sesso femminile e con un tasso più alto di prevalenza dai 20 ai 50 anni. È caratterizzata da fastidio o dolore addominale, associati all’alterazione della funzione intestinale, accompagnata da gonfiore o distensione. Le ricerche hanno dimostrato la presenza di cause biologiche, come pure il fatto che un fattore chiave nella genesi e nel mantenimento del disturbo è lo stress. Attualmente non esistono esami obiettivi, per fare una diagnosi si utilizzano pertanto criteri clinici standard. Negli ultimi 3 mesi per almeno un giorno a settimana deve essere stato presente dolore addominale ricorrente associato a 2 o più dei seguenti criteri:

  1. Correlato alla defecazione
  2. Cambiamenti nella frequenza dell’evacuazione
  3. Cambiamento della forma delle feci

2. La concettualizzazione cognitiva della sindrome del colon irritabile

Nel paziente con questo disturbo  è presente un’eccessiva focalizzazione sui sintomi gastrointestinali e una tendenza alla catastrofizzazione. L’interpretazione catastrofica delle normali sensazioni gastrointestinali dà origine a una vera e propria escalation della paura e dell’ansia che porta a un peggioramento dei sintomi, a seguito dei quali la persona mettere in atto comportamenti disfunzionali di evitamento che rinforzano il disturbo. Il timore di non avere il pieno controllo sfinterico aumenta l’iper attivazione e il distress psicologico, provocando un aumento dell’ansia e dei conseguenti sintomi fisici. Si può quindi sviluppare ansia anticipatoria per il possibile dolore associato alle sensazioni gastrointestinali. Per evitare tutto ciò la persona mette in atto comportamenti di evitamento.  I comportamenti disfunzionali che vengono messi in atto nel tentativo di fronteggiare la paura, rinforzano la convinzione di non riuscire a trattenere lo stimolo a defecare. Quando si è stabilita l’associazione tra dolore e sensazione gastrointestinali anche un normale mal di pancia può essere interpretato in modo catastrofico. Nella mente della persona appaiono pensieri automatici relativi a quello che di “tremendo” potrebbe succedere. Per evitare di che si verifichi l’evento temuto è possibile che la persona faccia percorsi a tappe preceduti da una ricognizione dei servizi o che scelga locali in cui è possibile sedersi vicino al bagno.

3. Strategie per il cambiamento

In questa parte del libro vengono date indicazioni pratiche su quanto il paziente può fare per affrontare il disturbo.  Il trattamento cognitivo comportamentale si basa sulla riduzione dello stress, sulla ristrutturazione cognitiva dei pensieri disfunzionali correlati ai sintomi e sulle esposizioni comportamentali, al fine di eliminare i fattori di mantenimento del disturbo. Vengono presentati consigli su l’igiene del sonno, sulla sana alimentazione, si parla di meditazione, in particolare della pratica della mindfulness, dell’importanza dell’attività fisica e vengono illustrate alcune tecniche di rilassamento. Una parte importante è dedicata alla ristrutturazione cognitiva ovvero alla possibilità di modificare in maniera più oggettiva e funzionale i pensieri catastrofizzanti tipici del disturbo. Il paziente è guidato attraverso diverse schede alla raccolta dei propri pensieri così come gli viene fornita una scheda per poter mettere criticamente in discussione il contenuto degli stessi. A seguito della ristrutturazione delle credenze disfunzionali è prevista l’eliminazione dei fattori di mantenimento del disturbo cioè i comportamenti di evitamento. Vengono forniti strumenti per acquisire le competenze necessarie a trattenere lo stimolo a defecare prima di esporsi a situazioni di vita quotidiana. Questo permette al paziente di sperimentare  una maggiore padronanza e sicurezza. Viene infine presentato un capitolo finale che da consigli su come prevenire le ricadute.

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