La Tecnica del Kintsugi: Quando le Ferite Diventano “Bellezza”

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Articolo scritto dalla Dr.ssa Valentina Fico

Generalmente quando un vaso, una ciotola o una teiera preziosi cadono, frantumandosi in mille cocci, si tende a gettarli, facendosi sopraffare dalla rabbia e dalla tristezza per aver disperso qualcosa, spesso, importante per noi. Eppure l’arte giapponese ci insegna un’alternativa attraverso la quale è possibile evidenziare le fratture, impreziosirle e attribuire maggior valore all’oggetto rotto. Si chiama kintsugi o kintsukuroi, che significa” riparare con l’oro”.

La tecnica kintsugi consiste nel saldare insieme i frammenti dell’oggetto usando un miscuglio di lacca e oro, oppure argento, in polvere.

L’obiettivo delle riparazioni compiute con questa tecnica non è quello di nascondere il danno, bensì di enfatizzarlo, incorporandolo nell’estetica dell’oggetto riparato che, in tal modo diventa, dal punto di vista artistico e valoriale, “migliore del nuovo”.

1. I cocci ricomposti: le ferite che divengono bellezza 

Con questa tecnica si creano vere e proprie opere d’arte, queste fratture, che rappresentano di fatto delle cicatrici, fanno sì che ogni oggetto si distingua da un altro: uno stesso vaso avrà sempre dei cocci di forma e grandezza differente rispetto ad uno identico, perché i due non si spezzeranno mai allo stesso modo.  Ogni pezzo avrà una propria storia da raccontare, ogni traccia una bellezza da mostrare. Questo avviene  grazie alla singolarità delle fratture che si creano quando l’oggetto si rompe, come fossero le ferite che lasciano tracce diverse su ognuno di noi.

Creando una forma diversa  dalla precedente, la persona può compiere un lavoro su se stesso aumentando la propria capacità di affrontare le difficoltà e trasformando le proprie ferite in punti di forza che lo aiuteranno a superare gli ostacoli.

La presa di consapevolezza del dolore è il primo passo per prendersi cura delle proprie ferite perché se ci si limita a mascherarle potrebbero prima o poi tornare a sanguinare. 

La scelta di guarire richiede tempo, impegno e sacrificio, ma il risultato assumerà gradualmente una forma propria.

Scegliere di sistemare un oggetto rotto non implica solo l’identificazione del suo valore, ma significa anche sviluppare un atteggiamento di cura e di attenzione verso se stessi. Allo stesso modo quando si decide di riprendere in mano la propria vita dopo che ci si è sentiti frantumati dal dolore, la propria autostima ne risulta accresciuta poiché si è consapevoli di potercela fare. Le ferite mostrate piuttosto che rappresentare un difetto diventeranno un pregio, un valore aggiunto in ognuno di noi. 

E così la rottura non è più la fine ma un nuovo inizio. 

2. Il cammino verso il potere intrinseco nelle ferite: 5 fasi

Ma quali sono le fasi, che una persona che subisce una ferita, si trova ad affrontare? E come integrare all’elaborazione del trauma, la rinascita? 

Fase 1: la rottura

Un evento inaspettato, un trauma, ed ecco che il vaso si rompe e avviene la frattura.  Tutti i cocci sono per terra e sono frantumati. Vi sentite tumefatti e pieni di “dolore” emotivo e/o fisico. Riacquistate la calma,  guardate i vostri pezzi rotti e state in ascolto dello stato emotivo che vi pervade. Non nascondete la sofferenza. Abbracciatela e decidete di prendervi cura di voi.

Fase 2: assemblare

Nella tecnica del kintsugi, così come nella vita, è necessario prendersi del tempo per valutare l’accaduto, farsi le giuste domande, ricostruire il puzzle del proprio cammino in un modo nuovo, diverso dal precedente e più giusto in questa nuova fase della vita. Per fare questo potrebbe essere necessario identificare gli schemi disfunzionali che si ripetono nella vostra vita, i problemi o le tematiche ricorrenti per trasformarli e compiere  il cambiamento. 

Fase 3: attendere

Così come la trasformazione dai cocci al vaso ricostruito non avviene in un attimo, poiché è necessario attendere che la colla e la vernice aderiscano ai pezzi per unirli tra di loro, così nella vita, quando capita di “rompersi in mille pezzi”, di subire delle ferite, è necessario prendersi del tempo per se stessi per elaborare quanto successo affinché riusciamo a portare con noi quanto può servirci e a lasciare andare ciò che è superfluo.

Fase 4: riparare

Non si buttano i cocci rotti proprio perché possono dare maggiore valore alla nostra persona, bisogna solo avere la pazienza di rimettere insieme i pezzi nel modo che ci sembra più giusto per noi in quel determinato momento.  Per fare questo è necessario mettersi in contatto con Sé stessi fino ad arrivare alla parte più autentica, il cuore. 

Fase 5: esaltare

Come l’oggetto trasformato dall’arte del kintsugi rivela tutto il suo splendore, dopo aver attraversato le fasi necessarie, aver visto i vostri cocci rotti, averne sofferto, dopo aver compreso il modo giusto di rimetterli insieme, vi renderete conto di essere finalmente guariti e trasformati. Fate un passo indietro, osservatevi, avvertite in ogni parte del vostro corpo il senso profondo di questa nuova integrità e brillate come non avete mai fatto. 

3. Abbracciare ciò che ci ha ferito

la tecnica del kintsukuroi risulta essere una lezione di vita. Ci insegna ad abbracciare ciò che ci ha ferito anziché ricoprirlo di polvere, a tramutarlo in punti di forza, rivestendolo d’oro, poiché questo rappresenta una testimonianza del nostro passato e delle prove superate, in un percorso che ci racconta di storie di rifioritura, di resistenza e di esperienze che possono alimentare la nostra crescita personale.

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