La Violenza Sessuale Durante i Conflitti Armati: Come l’EMDR Diventa Strumento di Riparazione

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Articolo scritto dalla Dr.ssa Chiara Bergese 

Lo stato di guerra porta con sé svariati episodi di violenza ed abusi di natura sessuale diffusi in tutto il pianeta: infatti, attualmente sono circa cinquanta le situazioni di conflitto nel mondo, che nella stragrande maggioranza dei casi rappresentano massicce violazioni dei diritti umani, per di più ai danni delle fasce più deboli.

Sebbene in questo senso siano stati fatti molti sforzi, il fenomeno continua ad essere sottovalutato, complice anche il senso di vergogna che spesso impedisce alle vittime e ai sopravvissuti di denunciare quello che hanno subito. 

Per tali motivi il 19 giugno del 2015 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha introdotto la Giornata Mondiale contro la violenza sessuale nei conflitti armati.

L’obiettivo di tale celebrazione è quello di accrescere la consapevolezza dell’opinione pubblica in merito alle violenze sessuali che avvengono durante gli scontri bellici, oltre ad onorare le vittime di tali crimini ed affermare la protezione delle persone civili durante i conflitti armati.

1)Violenza sessuale nei conflitti armati: perché il 19 giugno?

La data del 19 giugno è stata scelta per commemorare l’adozione di una Risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU, avvenuta proprio il 19 giugno 2008 (Risoluzione 1820, 2008), la quale ha sancito la condanna definitiva dell’impiego della violenza sessuale quale strumento di guerra, riconoscendola come crimine contro l’umanità e crimine di guerra, oltre ad una minaccia alla pace e alla sicurezza mondiale. 

Tale Risoluzione ha stabilito l’immediata e completa cessazione degli atti di violenza sessuale contro i civili, da parte di tutti gli attori coinvolti nelle operazioni belliche.

2) Che cosa s’intende con violenza sessuale nei conflitti armati?

La violenza sessuale nei conflitti armati include le offese verbali di carattere sessuale, le mutilazioni genitali, la schiavitù sessuale, lo stupro, la gravidanza, la prostituzione e l’aborto forzati, la sterilizzazione e il matrimonio imposto, oltre a qualsiasi altra forma di violenza sessuale perpetrata a danno di donne, uomini, ragazze o ragazzi e direttamente o indirettamente legata ad un conflitto.

La violenza sessuale in guerra, inoltre, è considerata anche un’azione che rientra nel crimine di genocidio, in particolare negli atti denominati “lesioni gravi all’integrità fisica e mentale dei membri del gruppo” e nelle “misure destinate a impedire la riproduzione del gruppo”. 

3) Obiettivi della violenza sessuale nei conflitti armati

Nei Paesi con conflitti in corso le violenze sessuali sono una pratica molto diffusa, essendo tali abusi considerati un modo per imporre la propria supremazia, oppure un vero e proprio strumento di controllo e di affermazione del potere.

Infatti, le violenze vengono compiute a scopo intimidatorio, come mezzo di repressione contro gruppi indesiderati (es. oppositori politici), per esercitare terrore e per acquisire informazioni attraverso gli interrogatori.

La violenza sessuale risulta essere anche una tattica impiegata dalle organizzazioni terroristiche, in quanto è funzionale a incrementare le risorse economiche a disposizione dei terroristi per finanziare le proprie attività, i quali costituiscono veri e propri mercati (territoriali e online) attraverso cui si svolge il commercio di schiavi sessuali. 

3.1. Lo stupro di guerra

Lo stupro di guerra costituisce una delle tante forme con cui la violenza viene esercitata sui civili durante i conflitti: più specificamente, consiste in una forma efferata di violenza contro la persona, trasversale ai più diversi contesti geografici, storici e culturali, che durante gli scontri bellici si trasforma in arma di punizione da utilizzare contro il nemico, con l’obiettivo di offendere i popoli conquistati, provocare mortificazione e annientamento della psiche dell’abusato.

Sfortunatamente, per quanto lo stupro in guerra sia stato riconosciuto e condannato a livello internazionale dall’Onu, nella pratica ancora oggi sembra sfuggire ad un controllo accurato che permetta di individuare e punire i criminali. 

4) Chi sono i responsabili delle violenze sessuali in guerra? 

La maggior parte delle violenze sessuali vengono compiute sia da attori statali armati, tra cui le forze di polizia sia da attori non statali, come gruppi armati, milizie locali, organizzazioni criminali e terroristiche.

5) Chi sono le vittime delle violenze sessuali nei conflitti armati?

Il profilo degli abusati è piuttosto eterogeneo: appartengono solitamente a minoranze etniche, religiose, politiche o sessuali; sebbene le donne (adulte e minorenni) risultino tra le categorie più colpite, occorre notare che anche i maschi, in particolar modo bambini e ragazzi ma anche uomini in età adulta, sono frequentemente vittime di violenza sessuale. Questi ultimi, tuttavia, sono più difficili da rilevare in quanto lo stigma derivante dall’aver subito una violenza sessuale induce loro a non denunciare.

6) La violenza sessuale durante i conflitti armati nella storia

La storia testimonia che la violenza sessuale in guerra è una pratica molto antica, basti pensare al “Ratto delle Sabine” all’epoca dell’Antica Roma o agli efferati abusi dei Conquistadores in epoca coloniale, per i quali lo stupro era considerato un legittimo bottino di guerra.

In definitiva, sembra proprio che, per diverso tempo, la violenza sessuale sia stata accettata e considerata come una conseguenza diretta ed inevitabile dei conflitti bellici e per questo rimasta a lungo impunita.

7) La violenza sessuale nei conflitti armati al giorno d’oggi

Ci sono voluti secoli affinché la violenza sessuale in guerra venisse riconosciuta come una minaccia alla pace e alla sicurezza dei popoli e dei Paesi del mondo.

Fortunatamente oggi essa è riconosciuta come una strategia deliberata per distruggere, controllare e intimidire le comunità: rappresenta una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale, una grave violazione del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani, e uno dei principali ostacoli per la riconciliazione e lo sviluppo economico.

8) Dove si manifesta prevalentemente la violenza sessuale nei conflitti armati?

Ad oggi non si è in grado di postulare una prevalenza geografica dove collocare la violenza; infatti, essa consiste in un’emergenza che assume i connotati mondiali: pare essere un fenomeno planetario che non conosce confini e che nonostante tutta la legislazione prodotta negli anni, non accenna a diminuire.

La trasversalità che caratterizza il problema coinvolge nel mondo tutte le aree di conflitto o politicamente instabili.

9) Conseguenze della violenza sessuale nei conflitti armati

Tra i risvolti più frequenti e drammatici della violenza sessuale durante la guerra si annoverano infezioni trasmesse per via sessuale, stigmatizzazione con conseguente emarginazione sociale, depressione, ansia, traumi psichici, fino ad arrivare al suicidio

9.1 Il Trauma

La parola “trauma” deriva dal greco antico e vuol dire “ferita”: dunque, può essere definito come una “ferita dell’anima”, come qualcosa che rompe il consueto modo di vivere e vedere il mondo e che produce un impatto negativo sulla persona che lo sperimenta.

I traumi esperiti durante gli scontri bellici scaturiscono da tutti gli eventi che portano alla morte o che minacciano l’integrità fisica propria e/o delle persone care. 

Non tutte le persone che vivono un’esperienza traumatica reagiscono allo stesso modo: infatti, le risposte dopo questi eventi possono essere molte e variare dal completo recupero, che favorisce il ritorno ad una vita normale in un breve periodo di tempo, fino alle reazioni più gravi, che impediscono alla persona di continuare a vivere la propria vita come prima dell’evento traumatico.

L’essere stato vittima di un evento traumatico porta a conseguenze che possono essere riscontrabili a livello fisico e che possono lasciare il segno anche nella psiche di chi è sopravvissuto. 

9.2. Come affrontare il trauma

Quando ci si rende conto che la sofferenza scaturita dal trauma è significativa, sarebbe opportuno chiedere aiuto ad un professionista: in definitiva, diviene fondamentale individuare una persona di fiducia per superare il momento, con cui condividere i propri pensieri e sentimenti. 

A proposito di ciò, l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è un metodo psicoterapico strutturato che facilita il trattamento di diverse psicopatologie e problemi legati sia ad esperienze emotivamente stressanti sia ad eventi altamente traumatici, quali appunto la violenza sessuale.

L’EMDR si focalizza proprio sui ricordi dell’evento stressante o del trauma e, mediante l’utilizzo di movimenti oculari o di altre forme di stimolazione alternata destra/sinistra, si pone l’obiettivo di desensibilizzare tali ricordi, facendo perdere la carica emotiva negativa da loro posseduta, favorendo il percorso di recupero di un equilibrio psichico. 

Conclusioni 

In conclusione si può dire che la violenza sessuale di genere nei contesti bellici costituisce un’emergenza ancora oggi: rappresenta una “guerra nella guerra”, più silenziosa, più subdola e non meno disumana dei conflitti armati. 

Pertanto, l’istituzione di una giornata contro la violenza sessuale nei conflitti armati è stata fondamentale perché aiuta ancora oggi a comprendere l’importanza di agire contro ogni forma di violenza e a procedere affinché essa cessi di essere perpetrata.

In definitiva, non si può prescindere dall’attivarsi affinché questo crimine non venga più utilizzato come strumento di distruzione: diventa necessario costruire ampie reti sociali, oltre a rivolgersi agli specialisti della salute mentale deputati, per dare forma ad una narrazione differente che parta dal rispetto dei diritti umani e che favorisca nelle vittime il processo di recupero di un equilibro psichico soddisfacente e, ancora più in generale, di una dimensione bio-psico-sociale sufficientemente adeguata.

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