L’Alchimista: Il Lungo e Articolato Viaggio Verso l’Auto-Realizzazione

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Articolo scritto dalla Dr.ssa Mariagiada Angiolelli

Paolo Coelho, scrittore brasiliano di fama mondiale, affronta, come spesso, anche in questo libro temi spirituali che si incrociano e agganciano a quelli psicologici. 

L’alchimista oltre ad essere un best seller tradotto in 56 lingue, ha fatto più volte il giro del mondo, probabilmente per il messaggio simbolico universale che include al suo interno.

La storia narra la grandiosa avventura di Santiago, un giovane pastore andaluso che un giorno decide di lasciare le sue pecore per cercare il tesoro sito nelle piramidi egizie, un’avventura che non gli riserverà di affrontare molte difficoltà attraversando i deserti e incontrando personaggi ermetici ed enigmatici. Un viaggio in cui esplorando l’esterno non potrà che raggiungere la parte più profonda della sua interiorità. 

1. A cosa fa riferimento l’Alchimia in Psicologia?  

“Solve et coagula” è il processo a cui fa riferimento l’Alchimia considerata, da sempre, come antenata della chimica, derisa ed esclusa, ma che è stata ed è ancora oggi scienza e filosofia insieme. L’alchimia era prima di tutto una tecnica spirituale, non soltanto (e “soltanto” non è neanche lontanamente la parola giusta da usare) una pratica che permetteva di trasformare il metallo in oro. Era anche una tecnica ermetica, in quanto gli alchimisti saggiamente sapevano che svelare i loro segreti non sarebbe stato alla portata di tutti, in quanto la profonda trasformazione a cui avrebbe portato la loro conoscenza spirituale poteva essere pericolosa se fosse finita nelle mani sbagliate. Infatti, per chi non è addentrato nel significato spirituale dell’alchimia, trasformare il metallo in oro ha soltanto uno scopo metallico. 

Il lavoro alchemico è composto da tre fasi:

  1. – l’ ”Opera al Nero”era la prima fase, quella in cui la pietra grezza necessitava di essere distrutta, ovvero essere dissolta completamente nella sua materialità
  2. – l’ ”Opera al Bianco” era la seconda fase, quella in cui la materia purificata diventava luminosa e chiara, ovvero la fase in cui l’alchimista poteva prendere coscienza della propria anima
  3. – L’ ”Opera al Rosso” era la terza e ultima fase, quella più difficile, quella che in pochi riuscivano a superare, in quanto vi era richiesto di divenire completamente consapevoli della propria natura divina, ovvero integrare la parte fisica con quella spirituale.

Queste fasi si riferiscono all’essere umano che da “grezzo” attraverso un grande sforzo di trasformazione, può divenire Re di se stesso e del mondo. 

Simbolicamente, l’adepto, deve morire a se stesso, ovvero far morire totalmente il suo Ego, stando attendo a non far uscire dal vaso il suo liquido più sottile, ovvero la sua anima, che è necessaria per rinascere in modo cosciente mantenendo cioè il ricordo di ciò che era prima. Per far ciò si potevano percorrere due vie, o quella definita “secca” o quella “umida”, la prima è quella seguita da chi si dedica per scelta consapevole alla ricerca, e avviene attraverso molto studio, impegno e fatica, per ottenere il proprio oro interiore, l’altra via, quella umida è invece seguita da chi senza porsi tante domande ma seguendo le sue passioni, ad un certo punto attraversa varie difficoltà che illuminano il suo percorso.

Il processo alchemico è in pratica quello che avviene durante un percorso di psicoterapia, in cui appunto la persona facendo morire parti disfunzionali di sé, come una Fenice può rinascere dalle sue ceneri, assumendo una forma più consapevole di sé e di ciò che è buono per se stesso.

2. Ciò che vogliamo non è necessariamente ciò di cui abbiamo bisogno

Il libro però ci insegna anche che desiderare qualcosa, non è sempre ciò di cui abbiamo bisogno per evolvere, il più delle volte capire e decidere cosa si vuole, non significa  ottenere tutto in maniera facile e rapida. Anche Santiago non immaginava tutte le difficoltà che avrebbe incontrato sul suo cammino verso il tesoro, e anche lui aveva spesso la tentazione di mollare tutto e tornare alla sua vita di prima, tornare nella sua “comfort zone”, ma la spinta interiore che lo portava a non cedere di fronte agli ostacoli era sicuramente più forte. 

Questa spinta era l’auto-realizzazione, e per ottenere la realizzazione di sé è fondamentale la tenacia, una qualità che si ottiene con l’allenamento e la determinazione anche di fronte agli ostacoli che la vita mette d’avanti. Bisogna “morire a se stessi”, ovvero lasciar andare parti del proprio Ego per “diventare chi si è”, ovvero per realizzare i propri sogni mediante le proprie risorse e i propri talenti con i quali ognuno di noi è venuto al mondo. Il miglior modo per ottenere ciò è affrontare i problemi e le difficoltà senza saltarle o evitarle, perché si può stare sicuri che essendo le proprie difficoltà, queste ritorneranno anche in una prossima situazione. 

“Non tutti i mali vengono per nuocere” cita un proverbio molto noto, che significa che dietro una difficoltà, spesso, si nasconde una grande lezione, un tesoro, dal quale apprendere a migliorarsi e migliorare la propria condizione di vita, vedere le difficoltà come occasioni è anche ciò che ci insegna questo libro. Se ad esempio si perde il lavoro o si viene lasciati, si possono apprendere molte lezioni da questi eventi, può essere che la perdita del lavoro possa in realtà avvicinarci alla decisione di cambiare Paese ottenendo molte più gratificazioni, o può essere che ci si renda conto che quella relazione in cui si stava vivendo non era realmente adatta a noi e adesso abbiamo l’opportunità di conoscere cosa vogliamo e meritiamo o di incontrare qualcuno di più compatibile. Questo è possibile solamente se ci si mette in gioco e si affrontano le proprie difficoltà.

3. Il messaggio che vuole farci arrivare l’autore

Il più grande messaggio che questo libro vuole farci arrivare è che, seguendo il proprio cuore, non si sbaglia mai. Ascoltare sé stessi, i propri sogni, le proprie propensioni può essere un cammino tortuoso e articolato, delle volte può essere anche doloroso, ma il tesoro a cui si arriverà è immenso, la soddisfazione a cui si giungerà è completa e durevole. 

Spesso si segue il cammino più battuto, quello che altri hanno fatto già o che hanno scelto per noi, quello che la società o la famiglia hanno deciso per noi fin dalla nascita, un cammino che non ha niente di personale e che può creare alla lunga insoddisfazione e sofferenza. Nella vita, lo scopo fondamentale è arrivare in punto di morte con la consapevolezza di “aver vissuto una bella vita”, e questo si può raggiungere solamente rimanendo fedeli a se stessi, seguendo le proprie inclinazioni e godendosi i risultati delle proprie azioni.

A tutti i viaggiatori e le viaggiatrici che leggono questo articolo auguro un lungo e avventuroso viaggio di trasformazione alchemica.

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