L’Avversario: Una Storia Vera di Paura del Fallimento e le Sue Conseguenze

L’Avversario_ una storia vera di paura del fallimento e le sue conseguenze (1)

Articolo scritto dal Dr Fausto Cristiano

Chi di noi non ha mai spento, almeno una volta, la disturbante sveglia che ci segnala essere arrivato il momento di alzarci? È quello che Jean-Claude Romand alla fine del secondo anno di università fa. Un gesto apparentemente banale, le conseguenze saranno invece imprevedibili. Ma chi era Jean Claude e cosa il suo caso può insegnarci?

1. Trama del film

L’avversario (L’adversaire) è un film del 2002 diretto da Nicole Garcia, tratto dall’omonimo romanzo di Emmanuel Carrère. È una storia vera. Quanto viene messo in scena corrisponde quasi perfettamente a come si sono svolti i fatti (i nomi dei protagonisti sono stati cambiati) nella realtà. Il protagonista, interpretato dall’ottimo Daniel Auteuil è Jean-Marc Faure (alias di Jean-Claude Romand). E’ uno stimato medico che lavora per l’OMS di Ginevra. Vive assieme alla moglie Christine e i figlioli Alice e Vincent. Da tutti benvoluto e considerato nasconde però un segreto. Non è veramente un medico. Non ha nessun lavoro all’Organizzazione Mondiale della Sanità. Semplicemente non lavora. Al Secondo anno di medicina, quando la sveglia ha suonato, non si è alzato per presentarsi all’esame di ammissione al terzo anno. Da quel giorno ha iniziato a raccontare una serie di bugie. Finge di laurearsi, millanta il suo prestigioso lavoro e incanta tutti. Quotidianamente si reca alla sede dell’OSM in veste di visitatore, trascorrendo il tempo senza fare nulla. Da dove prende i soldi necessari a sostentare la famiglia? Fa credere di avere la possibilità di investire vantaggiosamente il denaro che amici e familiari gli affidano. Vive di quel denaro. Per 18 lunghi anni intesse una trama sempre più intricata di bugie fino al doloroso epilogo: il 9 gennaio 1993 Jean-Claude Romand uccide la moglie, i figli e i genitori, poi tenta di suicidarsi dando fuoco alla casa ma sopravvive. Sarà condannato all’ergastolo. 

Di tutto questo ci parla il film, dipanando le immagini di una vita grottesca di un uomo, la cui paura di essere un fallito. Era un pazzo? La perizia finale così recita: “l’esame psichiatrico relativo al Signor Jean-Claude Romand mette in evidenza una grave patologia narcisistica con mitomania, freddezza affettiva, investimento massiccio sulle apparenze a scapito della profondità.”

Al di là delle possibili diagnosi (che può essere oggetto di discussione) vorrei concentrarmi su di un aspetto: la paura del fallimento. Il protagonista del film cerca di difendere in modo disfunzionale la propria immagine e autostima. Non conta la realtà conta la sua rappresentazione, ciò che gli altri credono essere vero. Si convince che non potrà laurearsi. In realtà continua a studiare con i suoi compagni, imparando quanto loro. Non sviluppa nessuna capacità di pensare al futuro, alla conseguenza che le sue azioni avranno. Ma tutti i nodi vengono al pettine.   

2. La paura del fallimento

La paura del fallimento, a volte indicata come atychifobia, è una paura irrazionale e persistente di fallire. Si configura come il timore di non avere la capacità e le risorse per fronteggiare situazioni specifiche. È legata alla profonda preoccupazione di ciò che gli altri penseranno se non saremo capaci di portare a termine un compito. 

Alcuni sintomi della paura del fallimento:

  1. Credere di non avere le capacità o le risorse per ottenere qualcosa
  2. Sensazione di non essere in grado di raggiungere i propri obiettivi
  3. Procrastinare 
  4. Dire alle persone che probabilmente falliremo in modo che le aspettative rimangano basse
  5. Sottovalutare le proprie capacità per evitare di sentirsi delusi
  6. Preoccuparsi fortemente di quello che gli altri pensano di te
  7. Preoccupazione di deludere gli altri 
  8. Evitare del tutto di provare a fare

Per superare tale paura è necessario lavorare su noi stessi, ma spesso non è facile farlo da soli. Se il protagonista del film avesse chiesto aiuto è ragionevole credere che le cose sarebbero andate diversamente. Ad un certo punto del film sembra farlo, cerca di parlare con un amico, ma non viene ascoltato. 

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