Le Paure dei Bambini: Come Affrontarle?

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Articolo scritto dalla Dr.ssa Valentina Fico

Introduzione

“Mamma ho paura di dormire da solo, penso sempre che nell’armadio ci possa essere qualcuno e sento dei rumori strani, posso venire nel lettone con te? Ti prego!”. 

Spesso i genitori arrivano in seduta riportando frasi del genere riferite dai loro bambini e si pongono interrogativi rispetto alle emozioni che questi esprimono e al modo migliore di gestirle.

La paura è un’emozione primaria e, come tutte le altre, è fondamentale per la sopravvivenza, avvertendo gli esseri umani quando, lungo il percorso di vita, qualcosa minaccia la propria incolumità. 

Per questo non va eliminata ma piuttosto conosciuta, normalizzata ed integrata adeguatamente, educando i bambini sin dalle prime fasi della loro crescita.

  1. 1 La paura: cos’è e come si manifesta?
  2. 2 Di cosa hanno paura principalmente i bambini?
  3. 3 Cosa fare per gestire la paura
  4. 4 E se proprio non si sa più cosa fare?

La paura: cos’è e come si manifesta

La paura è un vissuto emotivo molto intenso che si attiva quando si percepisce la presenza di un pericolo, reale o immaginario. Come  un campanello d’allarme avverte il bambino che intorno a lui c’è qualcosa che potrebbe essere molto pericoloso e che potrebbe farlo soffrire. 

Quando si innesca la paura il corpo produce cambiamenti a livello fisiologico, psicologico o comportamentale.

A livello fisiologico il corpo secerne adrenalina. L’innalzamento della concentrazione di questo neurotrasmettitore causa  l’aumento della frequenza cardiaca e/o respiratoria, forte sudorazione e pulsazioni accelerate. 

In questo stato di allerta anche gli organi interni vengono sollecitati e si potrebbero sperimentare  diversi sintomi tra cui:  motilità intestinale, tensione muscolare, deviazione del flusso sanguigno verso i muscoli, il fegato, il miocardio e il cervello. Si assiste ad un aumento della glicemia e delle secrezioni da parte dell’ipofisi e della midollare del surrene. 

Questi cambiamenti sono necessari per preparare il corpo a mobilizzarsi ed attivare differenti risposte di difesa che possono essere:

  1. attacco (si combatte per difendersi)
  2. fuga (si evita la situazione e fugge per salvarsi) 
  3. Freezing: in cui si attiva il sistema nervoso simpatico per cui i muscoli sono tonici e si resta immobilizzati e fermi.
  4. immobilizzazione/morte apparente: al contrario del freezing potrebbe accadere che si attivi il sistema nervoso parasimpatico dorsale, i muscoli diventano ipotonici e la persona potrebbe sembrare morta.

 E i bambini, di cosa hanno paura principalmente?

Le tipiche paure dei bambini sono una tappa fondamentale per la loro crescita.

Spesso i genitori in seduta riportano sentimenti di inadeguatezza e/o preoccupazioni e interrogativi su cosa potrebbe aver causato le paure del proprio figlio.  Se il bambino ha paura non significa che ha vissuto necessariamente dei traumi particolari o gli è stata impartita un’ educazione sbagliata, ma la paura è il segno della sperimentazione che il piccolo fa dell’ambiente circostante e delle difficoltà che deve affrontare per vincere una nuova sfida e ritrovare l’equilibrio.  Per cui, la paura è presente nel percorso di crescita di ogni individuo e non sempre ha caratteristiche patologiche.

I bambini possono vivere paure peculiari in base all’età: 

  1. Intorno agli 8-9 mesi il bambino inizia ad avere paura dell’estraneo. In questa fase può accadere che il piccolo si  attacchi eccessivamente alla figura di riferimento e piangere in maniera incontrollata o nascondersi se viene allontanato da essa. La reazione dipenderà molto dal suo temperamento di base.
  2. Tra il 1 e i 3 anni compare la paura della separazione dal genitore. Separarsi dal genitore fa sentire il piccolo insicuro e poco protetto per cui sente la necessità di far riferimento stabile ad una base sicura. 
  3. La paura dei mostri, fantasmi, streghe, temporali e tuoni si manifesta generalmente tra i 3 e i 5 anni. I personaggi fantastici vengono vissuti in questo periodo in modo ambivalente.
  4. Man mano che si cresce le ansie diventano più articolate ed ecco che intorno ai 6-12 anni compaiono le paure legate al dormire da soli, ai ladri, alle malattie.
  5. Infine dai 12 anni in poi, ovvero nel caratteristico periodo dell’adolescente, si iniziano ad avere paure più “sociali” ovvero: fare brutta figura, di subire critiche e di essere rifiutati.  

 Cosa fare per gestire la paura: consigli utili

I bambini hanno più paure di quante ne comunichino apertamente. È importante che queste vengano fatte esprimere e vengano accolte e accettate in modo che non possano essere ricacciate nel profondo e risultare dannose a medio e lungo termine. 

 Rispettate la sua emozione 

È importante evitare frasi del tipo: “non devi avere paura” oppure “sei un bambino grande e ancora hai paura dei cani”, oppure dire loro che ciò che dicono non ha ragion d’essere. Questi atteggiamenti tendono a svalutare il suo vissuto emotivo e a farlo sentire insicuro. Piuttosto è importante che la sua emozione venga riconosciuta anche se agli occhi degli adulti può apparire irrazionale. Il bambino ha la sua motivazione per avere paura anche se probabilmente ancora non né conosce il motivo. 

Ascoltate, le parole e il gioco 

Piuttosto che ripetere al piccolo di non avere paura potrebbe essere opportuno chiedere “che cos’è che ti fa tanto paura?” se il bambino dice che ha paura del cane ma non riesce bene a spiegare il perché il cane gli fa tanto paura, si potrebbe pensare di creare una scena, attraverso il gioco, in cui è presente un cane e un bambino che giocano in una situazione di vita quotidiana, interagire e vedere cosa accade. Fare questo aiuterà i genitori a guidare il bambino nella scoperta della motivazione interna della sua paura e nell’espressione di questa.

Accettare empaticamente

Il bambino non ha bisogno di molte spiegazioni concettuali, spesso vuole solo essere compreso e accolto con quello che c’è. Potrebbero essere funzionali frasi del tipo “ti capisco, quel cane è molto grande e può fare davvero paura per il suo aspetto”. Spesso non è necessario cercare una soluzione al problema, piuttosto è bene  mostrargli la propria vicinanza emotiva, elemento che non lo farà sentire sbagliato.

Raccontargli di sé, autenticamente

Una volta che il bambino ha potuto comunicare e manifestare la sua paura, per i genitori potrebbe essere efficace raccontare qualche proprio terrore di quanto loro stessi sono stati bambini. “Ma lo sai che anche io alla tua età ho avuto molta paura dell’acqua! Ogni volta che andavo al mare non volevo mai mettere i piedi, nemmeno sul bagnasciuga! immaginavo sempre che…”. E se i piccoli sono interessati si potrebbero aggiungere dei dettagli e spiegare loro come è passata la paura. Così la sua emozione viene normalizzata piuttosto che patologizzata e da eliminare.

Metterlo in contatto con le sue risorse personali 

Parliamo di qualche evento passato in cui il bambino stesso ha avuto paura ma che è riuscito a superare con successo. 

“Ti ricordi di quanto hai avuto paura del cane di Marta?”

Concedetegli il tempo di recuperare le informazioni e le sensazioni vissute.

“ogni volta che entravi in casa sua piangevi perché proprio non volevi starci vicino, né vederlo, ma dopo un po’ abbiamo iniziato a giocarci ed è stato bellissimo?  E, tempo dopo, hai voluto un cane come lui?”

Ricordare eventi in cui il piccolo  ha avuto paura ed è riuscito ad attraversare la sua paura, lo farà sentire competente e capace di potercela fare.

Ballate, urlate, cantate, contro la paura

come è stato possibile osservare in precedenza, nei momenti in cui si ha paura, il corpo produce tutta una serie di neurotrasmettitori e si mobilizza per fronteggiare questa paura, per cui, molta energia potrebbe restare intrappolata, bloccata nel corpo dei bambini. Per liberarla i genitori possono cantare, ballare e urlare con il proprio bambino per far sì che quello che è rimasto imprigionato dentro possa essere portato fuori e lasciato andare.

L’arte come antidoto

Mettetevi insieme su di un grande foglio bianco con tanti colori a disposizione (tempera, pastello, spirito, cera, acqua) e disegnate insieme le paure, portatele all’esterno e poi trasformatele. 

“Adesso su questo foglio disegniamo il fantasma che ogni sera viene a farti così tanta paura”

Una volta disegnata e quindi portata fuori da sé il simbolo della paura, la guardate e ne discutete.

Dopo averne parlato decidete insieme cosa fare di quella paura.

“allora decidiamo che questo fantasma lo facciamo in mille pezzi e lo buttiamo nel cestino della spazzatura, in modo che non possa più venire a spaventarti la notte”.

Informatelo 

Il bambino che ha paura vuole essere rassicurato e per fare ciò dobbiamo informarlo. 

Ad esempio se un bambino ha paura dei ragni possiamo prendere un libro adatto alla sua età che parli di ragni e fargli capire quante specie differenti ci sono e che nel nostro paese per la maggior parte vivono quelli non velenosi. Riflettete con lui. Se gli insegnante a cercare le spiegazioni ogni volta che ha paura si porterà dietro questa modalità. 

Non costringetelo

“Dottoressa, proprio perché mio figlio aveva paura dell’acqua, io l’ho costretto ad entrare in acqua, per fargliela affrontare.”.

È importante non forzare i piccoli ad entrare in modo troppo diretto con lo stimolo pauroso, perché si potrebbero ottenere risposte controproducenti. Potrebbe invece risultare utile fornirgli strumenti adeguati alla sua età (come quelli che sono stati esaminati in precedenza). Sarà poi lui, con i suoi tempi e le sue modalità, a decidere quando e come superarla.

Facciamo finta di… non avere paura

Si può sperimentare la situazione temuta facendo finta di non avere paura e quindi attraversare, attraverso il gioco, la situazione temuta insieme con il nostro bambino.

E se proprio non si sa più cosa fare?

Le paure dei bambini, a seconda delle età di riferimento, sono un processo essenziale nella crescita. Può accadere però, che alcune di esse diventino per il piccolo troppo angoscianti e/o potrebbero compromettere lo svolgimento delle normali attività quotidiane. In tal caso è opportuno fidarsi e affidarsi ad uno specialista che accolga la richiesta in maniera funzionale alla migliore risoluzione del problema.

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