Maid: La Psiche Ci Parla Attraverso Gli Attacchi di Panico

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Articolo scritto dalla Dr.ssa Anna Marchesi

“Maid” è una miniserie televisiva statunitense di 10 episodi, di genere drammatico, ispirata alla vera storia di Stephanie Land, narrata nel suo libro autobiografico “Donna delle pulizie. Lavoro duro, paga bassa e la volontà di sopravvivere di una madre”. 

La serie racconta la storia di Alex, una giovane madre che lotta con se stessa e con la società per cercare di sottrarsi alla relazione con il compagno Sean, dal quale si rende conto di subire maltrattamenti emotivi. Sean infatti è alcolista e ha comportamenti aggressivi e controllanti nei confronti di Alex e della figlia. 

Da un lato quindi la trama tratta i temi dell’abuso psicologico e del riscatto sociale, ma mostra anche, nei personaggi di Alex e della madre, le caratteristiche del Disturbo Post Traumatico da Stress e del Disturbo Bipolare.

Alex lavora come donna delle pulizie per mantenere se stessa e la figlia, mentre si trasferiscono da un alloggio all’altro, senza poter contare sull’aiuto di nessuno: i suoi genitori sono separati da quando era piccola, la madre soffre di un grave disturbo psichico e il padre si è costruito una nuova famiglia e non le ha mai aiutate. Solo nel sesto episodio della serie, però, Alex arriva a comprendere il motivo della difficoltà dei rapporti con il padre, riuscendo a ricontattare un ricordo della sua infanzia che aveva rimosso da tempo.

Alex infatti, durante le pulizie in una casa, trova un piccolo anfratto in cucina, chiuso da uno sportello, e spinta dalla curiosità vi si infila dentro. Una volta all’interno però lo sportello si chiude alle sue spalle e la ragazza viene colta da un attacco di panico.

1. I sintomi di un attacco di panico

Gli attacchi di panico, come descritti all’interno del DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi mentali) sono brevi periodi di estremo malessere, ansia o paura che si manifestano all’improvviso, accompagnati dall’insorgenza di sintomi fisici ed emotivi, come:

  1. dolore o malessere a livello toracico
  2. respiro affannoso o sensazione di soffocamento
  3. vertigini, tendenza all’instabilità o allo svenimento
  4. paura di morire
  5. paura di impazzire o di perdere il controllo
  6. sensazione di irrealtà, estraniamento o distacco dalla realtà circostante
  7. vampate di calore o brividi
  8. nausea, mal di stomaco o diarrea
  9. intorpidimento o sensazioni di formicolio
  10. palpitazioni o battito cardiaco accelerato
  11. tremori

Tali sintomi normalmente si manifestano in un crescendo e raggiungono l’apice entro circa 10 minuti per poi scomparire. Nonostante molti di essi coinvolgano aspetti legati al corpo, non sono pericolosi per la salute fisica, ma causano un forte spavento e la preoccupazione che possano ripresentarsi. 

2. Nella prospettiva psicoanalitica

Lo psicoanalista junghiano James Hillman afferma: “I disagi come l’ansia, la tristezza, il panico, la depressione non si manifestano perché si è alterata la chimica del cervello. Si manifestano per essere ascoltati, accolti e riconosciuti dalla nostra consapevolezza.”

Nella serie, l’attacco di panico permette ad Alex di recuperare il ricordo di quando, da bambina, si nascondeva dentro un mobile della cucina per sfuggire al padre che, ubriaco, se la prendeva con la madre. In questo modo la protagonista comprende di aver inconsciamente perpetrato il modello familiare: anche lei, come la madre, aveva scelto un compagno dipendente dall’alcol e violento, era rimasta incinta ed era dovuta scappare insieme alla sua bambina. Tale consapevolezza aiuta Alex a trovare la forza di spezzare questo ciclo, a non cedere alle continue pressioni di Sean e a utilizzare le proprie risorse per costruire un futuro migliore per se stessa e la figlia. 

I sintomi psicologici, quindi, servono a porci in stretto contatto con la parte più profonda di noi e chiedono di essere ascoltati, non scacciati via. È la psiche che ci parla attraverso di essi. Se si assume tale prospettiva, anche la patologia può essere letta con occhi diversi e può divenire più facile interagire con essa. Il disagio può essere espressione di un equilibrio perduto, di insoddisfazione, di una sensazione di mancata libertà, di non sentirsi realizzati appieno come essere umani. Può essere quindi visto non solo come sintomo da curare, ma come strada da seguire per poter capire il perché di alcuni avvenimenti e realizzare il potenziale presente in ognuno di noi.  

3. Il panico

La parola “panico” deriva da Pan, il nome di un antico dio greco, divinità dei boschi e della natura, dall’aspetto spaventoso e inquietante perché mezzo uomo e mezzo animale. Il panico, come l’ansia, può essere accolto e visto per quello che realmente è. Esso è un dio, ossia la vita che irrompe. Se il modo di vedere della nostra coscienza è ridotto, allora possono subentrare gli attacchi di panico e le manifestazioni di ansia, che possono rappresentare sfoghi della psiche che si sente oppressa dal nostro modo di vedere la realtà. Se perdiamo ciò che ci lega al “sacro”, all’invisibile, e pensiamo che il mondo sia tutto qui, entriamo in uno stato di finitudine e ci sembra di soffocare, di morire. La forza vitale e gli istinti repressi, se non riconosciuti e non ascoltati, possono diventare causa di conflitti interiori. Se, invece, vengono accolti, possono essere un’occasione di crescita interiore.

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