Mi è Nato un Bambino. Perché Piango?

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Articolo scritto dalla Dr.ssa Manuela Avagliano

1. La nascita di un figlio: gioia e timori

Nessun evento della vita di una persona adulta provoca tanta gioia e allo stesso tempo tanto terrore come diventare genitori per la prima volta. Fortunatamente è la gioia che prevale, ma al principio l’insicurezza e il timore possono avere la meglio

Oltre ai disagi fisici che la donna può avere nel dopo parto, ci possono essere anche la perdita di impiego, pressioni finanziarie, cambiamenti nella rete sociale, confinamento a casa e solitudine. Anche il rapporto di coppia può attraversare momenti di crisi. 

Non sorprende quindi che, in casi estremi, una tale sfida possa essere all’origine, nella donna, di un’ampia varietà di differenti disordini psicologici. 

Per la maggior parte delle madri, dare alla luce un bambino è uno dei momenti più belli della loro vita. Le emozioni provate dalla donna dopo il parto sono spesso euforia ed esaltazione. Ciò nonostante, accanto a queste intense emozioni “positive” si accompagnano nella puerpera anche forti emozioni “negative”, come la tristezza e lo scoraggiamento, segno che un evento di tale portata, quale è la nascita di un figlio, può racchiudere dentro di sé emozioni contrastanti. 

2. Tutti gli umori delle mamme

Finalmente sei mamma, ma, passata la felicità dei primi giorni, il tuo umore è diventato più labile, ti viene spesso da piangere e ti senti triste, irritabile, ansiosa. 

Può succedere, dopo il parto, di sentirsi in questo modo: probabilmente è il baby blues, una lieve forma di tristezza, temporanea e considerata non patologica che avviene di solito  alcuni giorni dopo il parto. 

Con le espressioni baby blues o maternity blues, coniate dal pediatra e psicoanalista inglese Donald Winnicott, si indica una condizione di disagio interiore della neomamma: un lieve e transitorio disturbo emozionale, in genere senza conseguenze psicologiche a lungo termine.

La percentuale di donne colpite è molto elevata e va dal 50 all’80%, quindi più di una su due. Tra queste, una su cinque potrà sviluppare anche depressione post parto.

3. Sintomi del baby blues

 Il baby blues consiste in un disturbo emotivo leggero, di breve durata, caratterizzato da umore instabile e ipersensibile, facile tendenza al pianto, stanchezza, tristezza, ansia, perdita di concentrazione che può dare la sensazione di una certa confusione mentale. In alcune donne, specialmente al primo figlio, è presente una sopravvalutazione delle difficoltà relative all’allattamento.

3.1 Insorgenza e durata

Il baby blues è un problema di natura transitoria, si verifica in genere nei primi  giorni dopo il parto, e comunque entro la prima settimana e si protrae per una settimana – 10 giorni ma in altri casi anche per 2-3 mesi dopo il parto.              

3.2 Le Cause

Sono diverse, anche se probabilmente la parte del leone è giocata dalla brusca caduta dei livelli di ormoni – estrogeni e progesterone – che avviene dopo il parto. Concorrono però anche lo stress psico-fisico causato dal travaglio e dal parto, il fatto di trovarsi in una situazione completamente nuova, che può creare una certa ansia rispetto all’aumento delle responsabilità, eventuali contrasti con il compagno e i familiari.

3.3 Come si cura il baby blues?

Il “baby Blues” non è un vero disturbo, ma una condizione quasi fisiologica, dovuta ai cambiamenti ormonali e non è previsto un intervento medico o psichiatrico.

È molto frequente e in genere passa da solo: basta stare vicino alla mamma, sostenerla, cercare di darle una mano se ha qualche difficoltà. 

Se già in ospedale viene riconosciuto il baby blues, potrebbe essere utile programmare un controllo a distanza di un mese, per valutare l’andamento dei sintomi. Nella grande maggioranza dei casi dovrebbero essere scomparsi, ma se fossero ancora presenti la situazione va analizzata meglio per capire se possa trattarsi di depressione post parto vera e propria.

La madre dovrebbe essere rassicurata sui propri sentimenti di oppressione, di stanchezza, attribuendoli alla particolarità di questo momento della loro vita. 

3.4 Altri disturbi psichici 

Meno frequenti ma più preoccupanti sono le depressioni post – parto che interessano una percentuale ridotta di puerpere, circa il 10-15 per cento, e sono caratterizzate da forte ansia, sensi di colpa, apatia e disturbi del sonno; possono perdurare anche un anno e richiedono un intervento terapeutico. 

Le manifestazioni più gravi sono però le psicosi puerperali, la forma piu’ grave, anche se assai rare (1-2 casi su 1000 nascite), i cui principali sintomi sono uno stato confusionale caratterizzato da esaltazione maniacale, deliri e allucinazioni. Queste donne hanno chiaramente bisogno di un intervento di tipo farmacologico e psicoterapico.

Conclusione

È normale che la donna, subito dopo la nascita di un figlio,  provi quindi un po’ di emozioni “negative” , come ad esempio tristezza, apatia, malinconia o ansia. 

Questi giorni malinconici di solito arrivano a ondate, sono come uno tsunami interiore che può travolgere il vostro equilibrio e si traducono in frasi come “Starò facendo nel modo giusto?” , “Così non va proprio bene ” oppure “Non ce la faccio piu’!!”.

Se dovesse abbattersi dentro di te questo tsunami interiore cerca di vedere le cose in prospettiva: quello che ti succede è normale, assecondalo. Non avere timore a dire che va tutto bene: un tale atteggiamento è fonte di squilibrio nella tua sfera emotiva, perciò non esitare a parlarne con qualcuno e a chiedere aiuto.

Dialoga con il tuo partner, confessargli le tue ansie e paure ricordandoti che si è in due a crescere un figlio, condividi l’esperienza della maternità, portatrice di gioie e preoccupazioni, con amici e parenti.

Anche il partecipare a dei gruppi in consultorio o in ospedale (ad esempio i corsi di massaggi neonatali sono molto diffusi) potrebbe esserti di aiuto, o anche, semplicemente, incontrandoti in un bar o al parco con altre neo mamme per condividere queste sensazioni e confrontarsi su come stanno vivendo questi primi mesi da neo mamma.

Stai a letto se ti fa sentire bene, riposati, piangi se ti viene da piangere e chiedi senza remore aiuto al tuo  partner  o alla tua famiglia, anche solo per avere il tempo di farsi una doccia mentre qualcuno bada a tuo figlio. 

Qualora  queste emozioni non dovessero passare nei mesi successivi al parto, ma anzi peggiorare, il consiglio è quello di chiedere un aiuto psicologico a un professionista che saprà aiutarti a stare meglio con te stessa e col tuo bambino e a ritrovare un equilibrio nella nuova triade familiare.

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