Mindfulness: Una Pratica Informale “l’Esercizio del Chicco di Uva Passa”

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Articolo scritto dalla Dr.ssa Erika Trombotto

1. L’antico significato della Mindfulness

La parola Mindfulness è la traduzione in inglese dell’antica parola pali SATI e significa consapevolezza, attenzione e ricordo. Il divenire consapevoli di cio’ che sta intorno a noi e ciò che accade dentro di noi è l’inizio della liberazione dai pensieri che ci preoccupano e dalle emozioni che troviamo difficili da gestire. L’altro aspetto, “il ricordare” è inteso come il ricordarsi di essere consapevoli e di prestare attenzione: questo mette in evidenza l’importanza della pratica Mindfulness dell’intenzione ovvero “Ricordati di essere consapevole”. La Mindfulness ha un significato più ampio ed il suo obiettivo è quello di eliminare la sofferenza inutile, coltivando una profonda comprensione del funzionamento della mente e del mondo.

John Kabat-Zinn, il pioniere dell’applicazione terapeutica della Mindfulness, attraverso il protocollo MBSR (Mindful-Based-Stress-Reduction) ha dato la sua definizione come “la consapevolezza che emerge, prestando intenzionalmente attenzione, nel momento presente e non giudicante, al dispiegarsi dell’esperienza, momento per momento”. A questa disciplina, soprattutto in ambito terapeutico, vengono date altre definizioni come “consapevolezza amorevole, presenza sincera, compassione consapevole”. 

2. Pratiche formali e pratiche informali

Le pratiche rispetto alla Mindfulness possono essere divise in due tipologie: quelle formali e quelle informali. Si definiscono pratiche formali quelle la cui durata è scandita da un inizio e da una fine.  In questo tipo di pratica, di solito, ci sono istruzioni chiare da seguire, attraverso una voce guida ed è ben definito il suo svolgimento. 

Le pratiche informali, invece, possono essere considerate tutte le attività quotidiane, di qualsiasi tipo e durata, che noi decidiamo di trasformare in momenti di consapevolezza e a cui ci dedichiamo con la dovuta intenzione. Le pratiche informali possono quindi essere: bere il caffè al mattino, lavarsi i denti, farsi la doccia, preparare il pasto, nutrirsi…Grazie alla cura e all’attenzione, qualsiasi momento può diventare un’esperienza di mindfulness. Ogni volta che ci accorgiamo che la nostra mente si è distratta, si è fatta ‘portare via’ dai pensieri, dalle emozioni, dalle sensazioni del corpo e torniamo al momento presente, quello è un prezioso istante di pratica.

3. L’Esercizio del Chicco di Uva Passa

Per iniziare ad avvicinarsi alle pratiche Mindfulness, una pratica famosa, ma anche esperienziale, è la pratica del Chicco di Uva Passa: attraverso l’utilizzo dei nostri sensi, vista, tatto, olfatto, gusto possiamo provare un’esperienza diversa e più consapevole. Se vi siete incuriositi e avete 10 minuti di tempo, procuratevi un chicco di uva passa e partiamo:

“Cerchiamo di vedere il chicco di uva come un oggetto, e immaginiamo di non aver mai visto prima niente di simile; prendiamo l’oggetto e teniamolo sul palmo della mano, oppure tra l’indice ed il pollice, guardiamolo attentamente, osserviamo questo oggetto accuratamente, come se non l’avessimo mai visto prima…rigiriamolo tra le dita, esaminiamo i punti dove è più opaco, dove è più lucido, osserviamo dove riflette la luce, le cavità, le pieghe più scure…lasciamo che i nostri occhi esplorino l’oggetto in ogni sua parte, lasciamo che i nostri occhi lo giardino come se non avessero mai visto niente del genere prima d’ora…se facendo questo esercizio ci vengono alla mente dei pensieri come per esempio ma che cosa strana che sto facendo, oppure ma che senso ha tutto questo, non mi piace, che noia, semplicemente notiamo questi pensieri, rileviamo che si sono presentanti nella nostra mente, prendiamoli in quanto pensieri e riportiamo con dolcezza la nostra consapevolezza all’oggetto in osservazione ovvero al chicco di uva passa…ora portiamo il chicco sotto in naso e ad ogni inspirazione verifichiamo che cosa proviamo, cosa notiamo se ci sono degli odori….ora proviamo a guardarlo di nuovo, torniamo a dedicare la nostra attenzione al nostro chicco di uvetta, avviciniamo lentamente l’oggetto alla bocca, facendo attenzione anche al movimento della nostra mano e del nostro braccio, che sanno esattamente dove metterlo, e notiamo cosa accade nella nostra bocca, via via che l’oggetto si avvicina, mettiamo delicatamente l’oggetto dentro la bocca, notiamo come lo riceviamo, senza morderlo, ma solo esplorandone le sensazioni generate dall’averlo in bocca, esploriamo l’oggetto con la lingua, notando tutte le sensazioni che proviamo facendolo girare in bocca…quando siamo pronti con piena consapevolezza, mordiamo l’oggetto e notiamo che cosa accade…facciamo attenzione ai sapori che sentiamo e a tutte le sensazioni che proviamo nella nostra bocca; lentamente iniziamo a masticarlo, notando cosa succede nella nostra bocca, notiamo tutte le sensazioni e come queste si modificano, man mano che lentamente mordiamo l’oggetto…quando ci sentiamo pronti ad inghiottire, proviamo prima ad individuare questa intenzione dell’inghiottire nel momento in cui si presenta così che anche questo atto sia compiuto in maniera consapevole, prima di inghiottire effettivamente il chicco…vediamo se riusciamo anche a seguire le sensazioni dell’inghiottire, percepiamo l’oggetto che scende nello stomaco, il sapore che ci rimane in bocca, notiamo anche l’assenza dell’oggetto nella bocca e come si muove la nostra lingua quando l’oggetto non c’è più”.

L’esperienza appena provata ha permesso alla vostra mente di essere presente al suo dispiegarsi in modo intenzionale e non giudicante? Se non è successo, non giudicatevi, ci vuole pratica!

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