Murakami e L’Eredità del Trauma Paterno

murakami e l'eredità del trauma paterno

Articolo scritto dalla Dr.ssa Chiara Crespi

Quando si pensa all’eredità che viene lasciata dai familiari, si pensa spesso a quella tangibile, concreta: economica ad esempio o, magari, a dei tratti distintivi del proprio aspetto (hai lo stesso naso di tuo padre!).

Esiste anche un’eredità psicologica, e questo libro di Murakami descrive nel dettaglio quella di un padre al figlio, ripercorrendo la loro storia relazionale.  

1. Cosa si intende con “eredità psicologica”?

È qualcosa di poco concreto ma davvero determinante nella vita, soprattutto per quanto riguarda il proprio benessere o malessere psicologico.

Lo spiega bene Murakami quando scrive, a proposito dell’esperienza al fronte del padre:

“In altre parole, quel pesante fardello che mio padre si portava dietro – oggi si direbbe il trauma – lo ha trasmesso in parte a me, suo figlio. È così che funzionano le relazioni umane, è così che funziona la storia. Era sostanzialmente il “trasferimento di un’eredità, e un rito.”

Non è frequente contestualizzare le cause del proprio malessere psicologico all’interno della propria storia familiare, eppure è proprio uno degli aspetti più importanti su cui si focalizza la psicoterapia ad orientamento sistemico (questo orientamento si chiama così proprio perchè oltre a prendere in considerazione la singola persona guarda al sistema di cui fa parte: il sistema più importante di cui ogni individuo fa parte, è la famiglia).

2. “Abbandonare un gatto”

Questo è il primo, dopo numerosi libri, in cui il famoso scrittore Murakami Haruki si sofferma su episodi di vita personale, in particolare analizzando il suo rapporto con il padre.

Leggendolo, ho avuto l’impressione che fosse postumo ad una Terapia Sistemica ben riuscita! Questo perché, nello scorrere del racconto mi è apparso con chiarezza come il rapporto con il padre fosse stato rielaborato interiormente.

In particolare, nel libro, si intrecciano la dimensione dei rapporti tra le generazioni, la dimensione storica e quella poetica. 

Tre dimensioni molto rilevanti quando si parla di malessere psicologico.

Dal secolo scorso, quante famiglie italiane hanno ereditato reduci, combattenti e caduti in guerra? Che peso hanno quegli eventi nel malessere odierno degli “eredi”?

3.La storia appartiene al presente

Mi rifaccio ancora a una citazione di Murakami: “la storia non appartiene al passato. È qualcosa che fluisce nella coscienza umana, o forse nell’inconscio, è una corrente di sangue vivo e caldo che, volenti o nolenti, ci trasmettiamo da una generazione all’altra.”

Trovo molto chiare le sue parole: il trasferimento avviene a livello inconscio, quindi inconsapevole, e avviene oltre l’intenzionalità del singolo: è attraverso piccoli gesti narrati nel libro, attraverso la condivisione di emozioni e la composizione di haiku, brevi poesie composte da soli tre versi, che l’autore ripercorre la relazione con il padre e le implicazioni a livello psicologico non solo della loro relazione, ma anche degli eventi storici che hanno caratterizzato la storia famigliare.

Dal mio punto di vista, è un chiaro invito a ri-pensare il proprio disagio psicologico in modo più complesso e poetico, a non giudicare se stessi e i propri familiari ma a interrogarsi su senso della sofferenza della storia familiare e ad intraprendere una riflessione interiore sulla propria storia, familiare e non solo. 

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