Nuove dipendeze:quali sono

Emotional man reaching for smartphone while medical workers hold

1. La comunità virtuale

La parola comunità possiede significati diversi, ma due sono i fondamentali: comunità come concetto territoriale e come concetto relazionale. Nel primo senso ha proprietà spaziali: dei confini, un centro, una periferia. Ha un nome ed un insieme di simboli associati ad essa. Le comunità nel secondo senso sono entità relazionali: sono persone legate insieme da reti di comunicazione, di amicizia, di associazione, di valori, di status. I suoi membri possono essere dispersi geograficamente, possono non conoscersi l’un l’altro, ma costituiscono una collettività significativa, autocosciente. Nel passato vi era una considerevole sovrapposizione tra questi due tipi di comunità. Le persone che vivevano nella stessa città o nello stesso paese erano anche interconnesse tra di loro tramite l’amicizia, la parentela, il commercio, la religione. Ma, in una società progressivamente mobile e altamente differenziata, le comunità relazionali e quelle territoriali sono sempre meno sovrapponibili. Le comunicazioni elettroniche, compresa la radiodiffusione, hanno segnato un ulteriore passo in tal senso, e ci hanno condotti dall’era moderna a quella postmoderna.

Oggi, possiamo affermare di essere nel cuore di una grande rivoluzione culturale, quella della crescita esplosiva delle comunicazioni elettroniche a livello globale. Appare ovvio, come la stessa natura del pensiero umano sia stata, stia e sarà influenzata da questa crescita. In molti abbiamo sorriso vedendo un video su YouTube in cui una bambina di circa un anno interagisce con una rivista come se fosse un iPad: per lei, la rivista, è un iPad che non funziona. Questo comportamento ci spinge a porci una domanda fondamentale: che impatto ha l’uso di queste tecnologie sulla mente, sull’identità, sullo sviluppo emotivo e sulle relazioni? 

2. I media

Ciò che ha reso possibile ai media il dominio sulle nostre vite, è la nostra stessa natura. Come suggerito da Vygotskij, il rapporto tra l’uomo e il medium è bidirezionale: l’uomo supera sì i vincoli dell’ambiente esterno tramite i media, ma si modifica egli stesso attraverso l’uso che ne fa. Appare ormai dato certo infatti, che le interazioni con l’ambiente, ed in particolare i rapporti con esso, esercitino un’influenza diretta sullo sviluppo delle strutture e delle funzioni cerebrali. Il potere che le esperienze hanno, dunque, è enorme, in quanto alterano l’attività e la natura delle connessioni neuronali, plasmando in maniera diretta i circuiti su cui si basano i processi legati, ad esempio, alla memoria o alle emozioni. I media, per la loro capacità di strutturare l’esperienza interattiva, creano ad esempio, attraverso l’uso, schermi mentali. Questi permettono all’utente di simulare mentalmente le diverse possibilità di azione del medium consentendogli di utilizzarlo intuitivamente, senza pensare.

La relazione continua con l’ambiente consente all’uomo di svilupparsi, così come le sue interazioni sociali. A tal scopo, la comunicazione è fondamentale: non possiamo non relazionarci, non comunicare, possiamo soltanto scegliere quando, con chi e in che modo farlo.

Ed è proprio all’interno di questa scelta che si collocano i media: dispositivi di mediazione che da una parte facilitano il processo di comunicazione, superando i vincoli imposti dalla comunicazione faccia a faccia; dall’altra, ponendosi fra soggetti interagenti, sostituiscono l’esperienza diretta dell’altro con una percezione indiretta, appunto, mediata.

È il loro essere in mezzo a trasformare i media in strumenti di cambiamento: stando in mezzo obbligano i soggetti interagenti ad adattarsi alle loro caratteristiche. Il cambiamento di cui parliamo, non è isolato ad un solo elemento, si estende infatti, facendo sì che il risultato finale sia molto superiore a quello che si sarebbe ottenuto solo con l’adattamento di una singola dimensione.

3. Circuito di reward

Il cervello non è un organo statico come si pensava fino a pochi decenni fa, e il concetto di dipendenza non può che richiamare il fatto che esso si modifichi, oltre che in base alle nostre esperienze, in base alle sostanze che assumiamo. Ciò che si viene a creare è una connessione straordinaria tra la dimensione psicologica ed esperienziale e la dimensione organica e fisiologica, e questo è anche parte del prezzo che si paga quando si instaura una addiction. Il cervello è plastico, flessibile e adattabile, ed è proprio per questo che favorisce l’azione della sostanza e la possibilità che essa svolga un ruolo sempre più pregnante nelle dinamiche fisiologiche. Nicotina, caffeina, alcool, eroina, cannabis, ecstasy, cocaina, anfetamina, LSD, indipendentemente dal loro specifico meccanismo di azione e dalle zone del cervello che vanno a influenzare, pur avendo effetti diversi, meccanismi diversi, agendo a livelli diversi, provocano tutte un picco di dopamina all’interno di uno specifico circuito: il circuito di reward, di gratificazione. Esso si estende lungo il nucleo accumbens e l’area ventrale-tegmentale, ed è implicato in tutti i comportamenti che producono gratificazione, a cominciare dai comportamenti naturali, come la fame o la sete.

Per capire quanto il nucleo accumbens possa essere sensibile, soprattutto nell’adolescente, fase in cui è anche più facile che si instauri una dipendenza, basterà ricordare una ricerca che ha dimostrato che proprio nei più giovani, sentire il suono dello smartphone che informa dell’arrivo di un messaggio, determina un picco di produzione di dopamina. Per l’adolescente, essendo il rapporto con il suo smartphone particolarmente significativo, l’annuncio di un messaggio è uno stimolo di particolare gratificazione e quindi si accompagna ad un incremento di produzione di dopamina nel circuito di reward.

4. Nuove addiction

Sono parecchi gli studi, sia in campo psicosomatico che in campo neuro-atomico, che hanno raccolto una serie di importanti evidenze di come anche una addiction come quella da Internet sia in grado di provocare delle alterazioni a livello cerebrale. Appare ovvio che né internet né lo smartphone siano sostanze, ma il potere che i media hanno acquisito nelle nostre vite negli ultimi anni ha fatto sì che ogni squillo di cellulare sia gratificante, ogni richiesta di amicizia ci appaghi, che le visualizzazioni su un blog o un video siano un piacere narcisistico immenso. Negli ultimi anni si è come creato un circolo vizioso: se, da una parte, l’innovazione tecnologica e la nuova civiltà hanno agevolato il diffondersi di nuove forme di dipendenza, generando stress, vuoto e noia; dall’altra hanno stimolato la tendenza all’immediata gratificazione fornendo sempre strumenti appropriati. Da un lato si assiste alla creazione di bisogni, quindi, dall’altra alla creazione di mezzi adatti per soddisfarli.

L’oggetto della dipendenza, nelle così dette nuove dipendenze, è un comportamento o un’attività lecita o socialmente accettata. In questo caso, di addictus si parla, facendo riferimento all’illusione dell’individuo che utilizzare il mezzo possa aiutarlo a bypassare la sofferenza psichica e la consapevolezza dei propri stati interiori. Addictus, qui, è chi è spinto alla ricerca dell’oggetto da cui è dipendente psicologicamente, e, senza il quale, l’esistenza perde il suo significato primario. Una addiction in cui la dipendenza si traduce nel bisogno imprescindibile di mettere in atto dei comportamenti significativi.

Nella società contemporanea approssimativamente il 40% della popolazione mondiale è online, e la progressiva crescita della popolarità e dell’accessibilità ad Internet ha permesso che sulle scene si palesassero dei veri e propri casi clinici. Soprattutto tra i giovani la quota di utenti della rete è impressionante. Arriva al 90%, e scende progressivamente all’84% tra gli adulti (30-44 anni) per arrivare al 21% tra gli over 65. 

5. I sintomi

I sintomi dell’abuso dello smartphone evidenziati dalla letteratura sono: discontrollo degli impulsi, diminuzione delle interazioni sociali reali, delle abilità scolastiche e della produttività in generale; problemi relazionali; problematiche mediche quali problemi di vista; salienza cognitiva e comportamentale, interferenza con le altre attività, comportamenti compulsivi e vulnerabilità ad instaurare dipendenze; tolleranza, ritiro, difficoltà a controllare o ridurre l’uso, sconforto emotivo quando lo smartphone non è disponibile; indifferenza nei confronti di comportamenti potenzialmente pericolosi indotti dalla dipendenza, come l’uso dello smartphone durante la guida di un veicolo. Si è trovata una correlazione positiva con alcuni sintomi psicosociali: problemi familiari; prevalenza del disturbo nel sesso femminile; eventi di vita stressanti, depressione; euforia, estroversione, nevroticismo; bassa autostima, preoccupazione, ansia, sentimenti di vuoto, vergogna; disturbi del sonno. Il tipo di relazione instaurata con la madre è risultata essere un predittore importante della comparsa dell’addiction, probabilmente per il vissuto di solitudine che accompagna un attaccamento problematico.

Per quanto riguarda le differenze di genere è necessario fare una specifica: se le donne risultano cadere vittime di dipendenze più severe, grazie al fatto che esse instaurano un rapporto “emotivo” con il cellulare, personalizzandolo ed utilizzandolo per sostenere le proprie relazioni; gli uomini risultano spendere più tempo nell’utilizzo dello smartphone e sono più propensi all’utilizzo in condizioni pericolose, come durante la guida.

Lo smartphone, sembra ormai diventato, grazie alla possibilità di accedere alla piattaforma Web, attraverso la quale si possono scaricare App e contenuti, un surrogato del personal computer. È comodo, veloce ed immediato grazie alla tecnologia touch-screen e al fatto di

essere di dimensioni ridotte semplifica sicuramente la vita a molti.

Dallo smartphone, attraverso internet, possiamo controllare la posta elettronica. Dallo smartphone, attraverso internet, possiamo controllare i compleanni degli amici su Facebook, evitando imbarazzanti dimenticanze. Sempre dallo smartphone, tramite internet, è possibile scattare foto da mandare su gruppi Whatsapp, o da caricare su Instagram. Dallo smartphone, attraverso internet, è possibile ascoltare un’infinità di musica grazie a Spotify, senza occupare un solo giga di memoria. Dallo smartphone, grazie ad internet, è possibile essere informati in tempo reale sulle notizie dal mondo.

Non esistono più confini, non c’è più alcun limite spazio temporale, tutto è stato spazzato via da una piccola invenzione che ha rivoluzionato la nostra quotidianità, passando quasi inosservata. Anche in questo caso i numeri sono impressionanti. Secondo un’indagine italiana condotta dal Codacons su un campione di 300 volontari (metà uomini e metà donne) di età compresa tra i 20 e i 60 anni, è risultato che il 70% dei soggetti modifica il proprio comportamento quando è impossibile l’uso del telefonino. Di questi soggetti, il 35% ha mostrato tic di natura nervosa (come mettersi le mani in tasca continuamente, cercare sempre il telefonino quando si sente uno squillo nelle vicinanze), mentre il 25% ha mostrato un’eccessiva irascibilità e il restante 10% un atteggiamento depressivo, sfociato in alcuni casi in una vera e propria crisi. È indiscutibile la comodità di ricevere un segnale acustico non appena si riceve un’importante mail di lavoro, ma insieme alla possibilità di connessione ventiquattro ore al giorno c’è anche la possibilità di essere contattati e di dover essere reperibili ventiquattro ore al giorno.

È stato inoltre stimato che 636.000 incidenti l’anno siano causati proprio dall’uso di smartphone durante la guida o durante l’attraversamento pedonale. L’uso del cellulare è così pervasivo sulla mente da essere categorizzato tra i distrattori più pericolosi durante la guida.

La dipendenza da smartphone appare adesso come un ambito di indagine sempre più prolifero ed interessante. In uno studio della Standford University effettuato sugli studenti in possesso di iPhone emerge come il 10% dei partecipanti fossero dipendenti dal loro iPhone, il 34% si considerasse abbastanza dipendente da esso e il 6% sostenesse di non essere dipendente affatto. Comunque, il 75% ammise di dormire con l’iPhone accanto, e il 69% riferì di essere più preoccupati nel dimenticare l’iPhone che il portafoglio. Il 41% inoltre disse che sarebbe stata una “tragedia” perdere il proprio iPhone e il 22% ammise quanto lo smartphone fosse pericolosamente seducente.

6. Cosa fare?

Se pensi che il rapporto con il tuo smartphone sia poco equilibrato, prova a seguire questi trucchetti: 

  1. Disattiva le notifiche non necessarie: social network, app di shopping online, giochi…tutto quello che va oltre la funzionalità di “telefono cellulare”
  2. Imponiti delle regole: datti degli orari, in cui immancabilmente, lo smartphone starà a riposo!
  3. Non utilizzare lo smartphone poco prima di andare a dormire e appena sveglio
  4. Disinstalla le app più invadenti, analizzando quali sono quelle che effettivamente hanno un’utilità pratica nella tua vita
  5. Se sei in compagnia, lascia il telefono in tasca o nella borsa

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