Orgasmo Perduto: Partire da Sé per Arrivare al Noi

Orgasmo perduto_ partire da Sé per arrivare al noi

Articolo scritto dalla Dr.ssa Valentina Fico

La difficoltà a raggiungere l’orgasmo (anorgasmia) è una disfunzione diffusa sia tra gli uomini che tra le donne anche se tende ad essere un fenomeno discusso maggiormente dalle donne.

Le domande più frequenti che le pazienti riportano in studio riguardo la propria sessualità sono: 

“è normale non raggiungere l’orgasmo durante il rapporto anche se ho un’ottima intesa affettiva con mio marito? Ci potrebbe essere qualcosa di sbagliato in me?”

“dottoressa le devo confessare che nella maggior parte dei momenti in cui ho rapporti sessuali  fingo l’orgasmo”.

Per rispondere a queste domande risulta necessario affrontare alcuni argomenti di base della sessualità ovvero cosa avviene nel corpo dell’uomo e della donna quando sperimentano un orgasmo, da che cosa dipende il mancato piacere, che caratteristiche ha e come rimediare se le origini sono psicologiche.

  1. L’orgasmo: le 4 fasi del piacere
  2. L’anorgasmia: cos’è e da cosa dipende?
  3. Le origini psicologiche del mancato piacere: come rimediare?

L’orgasmo: le 4 fasi del piacere

 Master e Johnson in uno studio del 1966 descrivono l’orgasmo attraverso 4 fasi:

  1. Eccitazione: è il momento in cui ci si sente attratti dal proprio partner.  Si contraddistingue dalla presenza del desiderio,  può derivare da stimoli di ordine sessuale prodotti da stimolazione fisica diretta o psicologica (esempio pensare ad un incontro erotico particolarmente eccitante). In questa fase la vagina nella donna e i corpi cavernosi del pene nell’uomo, vengono irrorati da un consistente afflusso di sangue.
  2. Plateau: è fase successiva. In questa fase aumenta la stimolazione e aumentano anche tutta una serie di modificazioni fisiologiche quali il respiro, la pressione sanguigna e il battito cardiaco. Per far sì che il corpo dell’uomo e della donna siano pronti al rapporto si attivano tutta una serie di trasformazioni fisiche: nella donna, il seno, la vagina, le piccole e grandi labbra aumentano di volume, come anche l’utero e il clitoride si elevano e le specifiche ghiandole denominate di Bartolini liberano piccole quantità di fluido nella parte esterna della vagina.
  3. Orgasmo: è la fase in cui la tensione sessuale viene liberata ed è quindi il momento in cui si sperimenta il massimo piacere sessuale.  La pressione sanguigna, la respirazione e il battito cardiaco raggiungono il loro culmine: nella donna l’utero e la vagina, gli addominali e i glutei si irrigidiscono. L’orgasmo maschile invece sembra essere caratterizzato da una serie di contrazioni involontarie dei muscoli del pavimento pelvico che permettono l’espulsione del liquido seminale dal pene.
  4. Risoluzione: è la fase consecutiva all’orgasmo. In questa fase  i corpi tornano rilassati e le modificazioni fisiologiche in equilibrio. La donna potrebbe risultare disponibile fin da subito mentre l’uomo ha bisogno di più tempo per far sì che il liquido seminale venga rigenerato.

L’anorgasmia: cos’è e quali sono le caratteristiche?

L’anorgasmia è la difficoltà o l’incapacità a raggiungere l’orgasmo nonostante la presenza di uno stimolo adeguato.

Quando è presente questo tipo di disturbo è necessario prima di tutto, effettuare una visita ginecologica o urologica al fine di escludere un’eventuale eziologia di ordine medico.

L’anorgasmia può manifestarsi sotto diverse forme:

  1. anorgasmia primaria: si ha quando il raggiungimento dell’orgasmo non è mai avvenuto.
  2. anorgasmia secondaria: si ha quando la persona ha raggiunto il piacere orgasmico in passato ma, attualmente, non riesce in alcun modo.
  3. anorgasmia generalizzata: si ha quando il problema si presenta sempre e non è legato a situazioni specifiche.
  4. anorgasmia situazionale: dipende da situazioni specifiche.
  5. Anorgasmia coitale pura: è presente questo tipo di anorgasmia quando il piacere viene raggiunto solo attraverso la stimolazione manuale o orale e non attraverso il coito.
  6. Anorgasmia acquisita da urge incontinence: si ha quando la persona fa fatica a lasciarsi andare per paura di perdere il controllo.

Le origini psicologiche del mancato piacere: come rimediare?

La terapia dell’anorgasmia richiede un intervento psicologico impegnativo che vada al di là del sintomo, per sintonizzarsi su qual è il significato psicologico che quel determinato sintomo apporta nella vita della persona che ne soffre. Quale messaggio vuole trasmettere alla persona proprio quel sintomo, in quello specifico momento della vita? Per cui ogni intervento è individualizzato e dipende dalla storia e dalla vita della persona che ne è affetta.

In generale potrebbero essere utili dei semplici consigli. 

  1. È essenziale concedersi il lusso di esplorare, conoscere e prendere maggiore confidenza con il proprio corpo. L’autostimolazione individuale permetterà di comprendere cosa piace e cosa no. Questo inevitabilmente trasformerà in positivo anche il rapporto di coppia in quanto si potrà guidare il proprio partner nell’esplorazione delle proprie zone sensibili e quindi direzionarlo/a dove la sensibilità è maggiore.
  2. Praticare “l’intimità”: praticare l’intimità significa dedicare uno spazio importante alla vita di coppia in cui si pratica la sessualità (intesa come affettività) oltre che il sesso. In questo spaccato sarà necessario denudarsi emotivamente davanti al partner e parlare di ciò che inibisce di più, che fa paura, che rende fragili e indifesi.  Preparare e arare questo tipo di terreno permetterà di toccare l’altro con le parole prima che con la mani e quindi predisporrà maggiore apertura per avere rapporti sessuali più soddisfacenti. 

Un esempio clinico:

Tempo fa una paziente venne nel mio studio per problemi di anorgasmia, non riusciva a provare nessun tipo di piacere con il proprio compagno nonostante vi fosse la giusta intimità ed affettività.

La sua storia rimanda ad una famiglia molto rigida dove la sessualità veniva considerata giusta solo in relazione alla procreazione. 

Oltre ad avere effettuato un lavoro profondo per scardinare credenze limitanti derivanti dall’infanzia fu importante anche proporre esercizi da fare da sola e con il partner. Uno di quelli che risultò particolarmente proficuo, fu quello di praticare la pratica di autostimolazione alla presenza del partner e di non giudicarsi quando arrivavano pensieri contraddittori ma, guardarli e lasciarli andare.

Questo la portò a non sentirsi sbagliata, ad abbandonarsi al piacere e al partner e, gradualmente, il suo disturbo si risolse.

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