“Padri e Figlie” Una Lettura Psicologica del Film di Gabriele Muccino

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Articolo scritto dalla Dr.ssa Simona Fermo   

1. Un film che racconta di abbandono, trauma e amore

Il film di Gabriele Muccino si snoda seguendo due fili temporali diversi. In un primo momento il regista parla dell’infanzia di Katie e a mano a mano che il film prosegue vengono inserite le scene che parlano della storia adulta della protagonista. Nel film, Jack, uno scrittore di successo, sembra avere ogni risorsa e capacità per offrire un attaccamento sicuro alla figlia Katie, che fin da piccola è chiamata a fare i conti con un destino crudele. La morte della madre è il primo grave trauma di Katie, ma l’elaborazione del lutto è favorita da un padre presente, affettuoso, premuroso, che come unico obiettivo nella vita ha quello di prendersi cura della figlia. Gli scambi di gioco, verbali e di silente affetto, tra i due sono commoventi, e ricordano che l’amore di un genitore può tutto, anche far superare la perdita e l’assenza dell’altro. Tuttavia il padre a seguito della morte della madre sviluppa una psicosi maniaco-depressiva con crisi convulsive che lo costringeranno a ricoverarsi per 7 mesi in una clinica psichiatrica. La bambina non vive bene la separazione dal padre e sarà a costretta a trascorrere tale arco di tempo dai suoi zii, i quali in seguito la vorranno adottare poiché non reputano adeguate le capacità genitoriali di Jake. Nonostante l’opposizione di Jake alla proposta dell’adozione, gli zii intentano una causa giuridica che tuttavia poi abbandonano. Quando finalmente le cose sembrano andare per il verso giusto, Jake ha una crisi convulsiva che gli fa perdere la vita e la bambina risperimenta l’ennesimo abbandono. 25 anni dopo, la tenera bambina diventa una donna molto bella, si laurea in psicologia, con un desiderio e una capacità incredibili di aiutare gli altri, ma con un vuoto interiore che lei stessa non riesce a definire alla sua terapeuta. L’angoscia che prova ogni volta che sente questo vuoto la porta ad agire comportamenti autodistruttivi, come avere rapporti sessuali occasionali con persone sconosciute o arrivare a bere così tanto da ubriacarsi spesso. In conseguenza a tali esperienze traumatiche Katie non riesce ad entrare in intimità con le persone, nonostante nella sua infanzia abbia goduto di un amore paterno così profondo, sano e sicuro. Poi, come spesso accade nella vita delle persone, avviene qualcosa che può curare la paura, che aiuta a capirla e a prendere le distanze dai comportamenti disfunzionali che si mettono in atto per difendersene. Tante volte questo qualcosa è una psicoterapia, altre volte sono eventi di vita, altre ancora incontri con persone disposte a comprenderti, a starti accanto per aiutarti a cambiare, a modificare i timori sostituendoli con delle sicurezze. Capita anche che tutte queste cose accadano insieme, e il circolo, allora, da vizioso si trasforma in virtuoso. Katie infatti sperimenta una grande soddisfazione nell’ ambito professionale che la mette a stretto contatto coi suoi temi dolorosi, effettua uno percorso psicoterapico, e incontra Cameron, un uomo disposto ad amarla e a starle accanto senza giudicarla, mentre lei si sforza di essere diversa. Il percorso non è così lineare, Katie infatti continua ad aver paura pur non sapendo di cosa e continua a farsi del male per stare lontana dai suoi temi dolorosi. Katie non può e non vuole sentirsi di nuovo amata e poi abbandonata, piuttosto che correre questo rischio preferisce la solitudine e la lontananza dalle persone. La frase del compagno “Non tutte le persone che ti amano prima o poi ti abbandonano” colpisce e risuona nella giovane donna. La morte della madre non è l’unico abbandono nella vita di Katie, la sua cognizione negativa di essere in pericolo quando è amata, è supportata da altre esperienze che le hanno confermato come le persone che ti amano possano sparire, lasciarti, abbandonarti.

2. Lo Stato dell’Io Bambino traumatizzato di Katie e il Copione

Nel film e dalla storia di Katie è facile osservare e rendersi conto di come in età adulta la protagonista agisce come quando era bambina, ovvero detto in altri termini legge le relazioni attuali sotto la lente dei traumi del passato. Nella diagnosi storica si evidenzia per tutto il film il tema dell’abbandono a partire dall’infanzia fino all’età adulta. Katie infatti in età infantile teme, in ricordo della perdita della madre, di perdere anche il padre, e in età adulta, il suo Io Bambino(la sua Bambina interiore), teme che accada la stessa cosa con le figure maschili. 

Come un “copione”, Katie risperimenta nella relazione con il suo ragazzo, a conferma delle sue convinzioni “copionali”, l’abbandono vissuto con il padre, tradendo ripetutamente il ragazzo. Il tradimento avviene proprio nel momento in cui Katie sente di entrare in forte intimità con il ragazzo e il suo tradimento è spiegabile come una forma di automatismo che le serve a confermare la sua convinzione e a portarsi a casa il suo tornaconto di solitudine e di abbandono.

3. Un’analisi Psicodinamica della personalità di Katie

Dal punto di vista della diagnosi psicodinamica (Kernberg, 2017) non è difficile intuire che Katie presenta un’organizzazione di personalità borderline. L’organizzazione borderline infatti presenta una difficoltà a leggere in modo oggettivo gli elementi della realtà quando è sotto stress; una tendenza ad adottare strategie difensive estreme come per esempio la proiezione, l’autolesionismo e il tradimento nel caso di Kate; l’immagine che il soggetto ha di sé e dell’altro risulta instabile, nel caso di Kate infatti ha un immagine del suo ragazzo polarizzata in buono/cattivo, sicuro/pericoloso, protettivo/abbandonico. 

Questi sono gli elementi che portano Kate ad attivare il suo “copione”. 

4. Il copione nelle nostre vite…

Il copione (Berne, 1964) è qualcosa che abbiamo sviluppato tutti, ognuno di noi come Katie ha scritto sin dall’infanzia una propria storia con un proprio ruolo specifico che recita puntualmente all’interno di quelle situazioni in cui stiamo scomodi. Tutti possono uscire dal copione. Come già detto sopra nella vita avviene qualcosa che può curare la paura e tante volte questo qualcosa è una psicoterapia, altre volte sono eventi di vita, altre ancora incontri con persone disposte a comprenderti e capita pure che tutte queste cose accadano insieme, e il circolo, allora, da vizioso si trasforma in virtuoso. 

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