Perché Trovo Sempre Partner Sbagliati? Cosa si Cela Dietro questa Scelta

partner sbagliati

Articolo scritto dalla Dr.ssa Sara Zienna

Molto spesso ci domandiamo perché in amore facciamo scelte sbagliate o preferiamo sempre le stesse tipologie di persone e ci ritroviamo invischiati in relazioni amorose che non ci soddisfano.

La scelta del partner è tutt’altro che semplice: intervengono aspetti razionali ed inconsapevoli, biologici e psicologici, sociali ed ambientali. L’intreccio di tutto ciò è la trama che si nasconde dietro le nostre scelte.

Innanzitutto bisogna distinguere un legame d’amore da altre tipologie di relazione. I legami sentimentali, per quanto differenti l’uno dall’altro, hanno caratteristiche ben precise finalizzate ad assicurare ai partner sostegno, amore e reciprocità. Le relazioni sentimentali, infatti, sono caratterizzate da:

  • bisogno di vicinanza e di contatto; 
  • hanno il potere di farci sentire confortati e rassicurati quando abbiamo bisogno di supporto;
  • ci fanno sentire ansiosi quando ci allontaniamo e siamo distanti; 
  • stimolano la voglia ed il desiderio di esplorare e conoscere insieme. 

L’unica altra relazione in cui possono essere individuati tutti questi aspetti caratteristici delle relazioni sentimentali, può essere soltanto il legame caregiver-bambino; il quale, proprio per questo motivo, interviene nella strutturazione delle aspettative verso i nostri partner, oltre a suscitare sentimenti di desiderio, amore e attaccamento.

La prima relazione in assoluto, la instauriamo con chiunque si prenda cura di noi. I neonati si legano alla persona che assicuri loro, non soltanto i bisogni primari, ma anche quelli di protezione, calore, disponibilità emotiva che li faccia sentire protetti, confortati ed accuditi. Questa persona – che non è necessariamente la madre – lascia un segno nel bambino e viene riconosciuta sempre ed ovunque inconsapevolmente. 

Questo tipo di relazione viene detto legame di attaccamento ed ha una differenza sostanziale: i legami caregiver-bambino sono complementari, ciò significa che è l’adulto a doversi occupare del bambino e non viceversa; i ruoli sono fissi, non possono e non devono essere invertiti. Le relazioni di coppia, invece, sono reciproche e i partner sono disponibili a scambiarsi sostegno, amore e protezione vicendevolmente. 

1. Cosa influisce nella scelta

La qualità del legame di coppia dei genitori ha una grande influenza sui figli e sul loro modo futuro di relazionarsi e diventare genitori a loro volta. A ciò, si aggiunge la questione della familiarità: siamo portati a scegliere delle persone che abbiano caratteristiche familiari. Ciò che conosciamo ci appare, infatti, più gradevole, più simile a noi, non soltanto nell’aspetto fisico, ma anche per ciò che riguarda gli interessi, la classe sociale, il livello culturale. Fondamentale anche una ricerca di sensibilità verso i bisogni affettivi e la disponibilità a prendersi cura dell’altro. 

La scelta del partner si basa quindi su delle caratteristiche che ci aspettiamo di trovare, su dei modelli che creiamo nel corso dello sviluppo sulla base delle esperienze e relazioni che viviamo. 

Una buona relazione con il proprio caregiver, quindi, porta alla creazione di relazioni felici da adulti, mentre un legame distorto con la propria figura di attaccamento porta a cercare e riproporre relazioni infelici. 

2. Come viene replicato il nostro legame di attaccamento infantile nelle relazioni amorose? 

Quando il bambino individua una persona in grado di occuparsi di lui, riconosce, memorizza ed accetta  le sue caratteristiche come proprie di chi è in grado di prendersi cura di lui; le sue richieste di accudimento e sostegno a questo punto vengono adattate alle caratteristiche e modalità del caregiver. Attraverso gli scambi, il bambino inizia a prevedere le reazioni del caregiver alle sue richieste e le aspettative su come dovrà comportarsi in base ad esse. Tutto ciò è finalizzato a trovare un equilibrio e creare dei modelli e delle immagini di riferimento.

Questi modelli diventano dei veri e propri schemi o copioni che ci aiutano a definire le nostre azioni, decisioni, reazioni e ad interpretare il comportamento altrui. Nel tempo, tutto ciò diventa sempre più stabile e tende ad essere generalizzato ed esteso ad altre persone, in particolare quelle con cui si instaureranno relazioni d’affetto. Fortunatamente, queste rappresentazioni sono solo l’imprintig di partenza, ma non sono fisse e possono essere modificate in base alle nuove esperienze. Hanno la tendenza a diventare stabili, ma possono essere modificate. Stabili in quanto influenzano le nuove esperienze, le quali a loro volta tendono a confermare i modelli di base. Si instaura così un circolo vizioso: i modelli fanno da filtro nell’elaborazione delle nuove esperienze, selezionando gli elementi coerenti alle proprie aspettative e schemi andando così a rafforzarli e confermarli.

Accade così che si ricerchino attivamente ed inconsapevolmente persone, situazioni ed esperienze corrispondenti a qualcosa di già conosciuto, ritrovandosi a perpetuare relazioni simili a quelle già vissute, positive o negative che siano.  

3. La difficoltà ad interrompere le relazioni tossiche 

Dipende dal bisogno di coerenza che ci porta a trovare continue conferme dei nostri modelli: se pensiamo di non esser degni d’amore, cerchiamo qualcuno che ci rassicuri in questa idea, invece del contrario.

Inoltre, solitamente quando un legame è infelice, spesso ci troviamo in confitto e ciò ci fa sentire soli e rifiutati. Questi sentimenti attivano una sensazione di pericolo che ci porta a rivolgerci proprio al partner per trovare risposta al nostro bisogno di sicurezza e conforto, in quanto esso è l’unico in grado di placare la nostra agitazione. Purtroppo però, questa figura è la stessa che ha causato il nostro dolore ed il circolo vizioso: quanto più siamo bistrattati dal nostro partner, tanto più ci rivolgiamo ad esso che è l’unico in grado di confortarci.

Conclusione

Abbiamo visto come la felicità, l’infelicità o la stabilità di una relazione dipendano in gran parte dai modelli mentali che formiamo a seguito delle esperienze vissute con il nostro caregiver. Sappiamo però che queste rappresentazioni sono dinamiche e possono essere modificate: fare esperienze differenti da quelle della prima infanzia può aiutare a modificare i modelli interiorizzati ed attivare delle modalità relazionali differenti e più consapevoli.

Per questa trasformazione è necessario un processo di consapevolezza dei meccanismi interni ed inconsci e l’elaborazione del proprio modo di porsi nelle relazioni attuali, valutando anche come questo sia legato alle esperienze infantili. Costanza e continuità nell’attenzione verso se stessi e l’Altro e verso i propri e gli altrui bisogni sono aspetti imprescindibili del cambiamento.

Se ti trovi a vivere copioni relazionali, richiedere un aiuto da un professionista è importante.

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