Perfetti sconosciuti: “Siamo frangibili, tutti, chi più chi meno”

perfetti sconosciuti

Articolo scritto dalla Dr.ssa Rossana Curatolo

“Perfetti sconosciuti”, uscito nel 2016 e diretto da Paolo Genovese, è un intrigante film tra la commedia e il drammatico, divertente e allo stesso tempo angoscioso, in grado di portare alla luce la frangibilità della natura umana.

1. La trama

La sceneggiatura è organizzata tutta in una serata, all’interno dell’appartamento romano di Eva e Rocco, una coppia che organizza una cena tra amici di vecchia data, in occasione di un’eclissi lunare. Gli invitati sono altre coppie di amici, Cosimo e Bianca, Lele e Carlotta, e Peppe, insegnante di educazione fisica in sovrappeso e, ora, disoccupato. Peppe è fidanzato da poco con Lucilla che però non è presente alla cena.

Gli eventi ruotano attorno ad un gioco che Eva propone di fare ad inizio serata: ogni commensale dovrà mettere il proprio cellulare in mezzo al tavolo e ogni chiamata o messaggio che arriva dovranno essere condivisi con gli altri. Per non mostrare di avere qualcosa da nascondere, accettano tutti. Ben presto ci accorgeremo che ognuno di loro ha almeno un segreto che non ha confessato a nessuno, tantomeno ai propri compagni e amici più cari.

Per colpa o grazie al gioco degli smartphone, viene a galla una serie di verità che rischiano di distruggere le varie coppie: Rocco, chirurgo plastico, è in analisi all’insaputa della moglie Eva, che fa la psicoanalista e, a sua volta, ha in programma di rifarsi il seno; Carlotta e Lele hanno, entrambi, altre relazioni virtuali e Carlotta sta organizzando di nascosto un trasferimento della madre di Lele in una casa di riposo. Bianca ha contatti con il suo ex e Cosimo nasconde due relazioni extraconiugali, una con la collega Marika e l’altra proprio con Eva. 

Anche Peppe ha mentito: la sua fidanzata non si chiama Lucilla ma Lucio. Questa rivelazione scatena reazioni di rabbia, stupore e sfottò proprio da parte degli amici più stretti.

In un climax di tensione e rivelazioni, Bianca scopre che suo marito non solo le è infedele  ma che la collega Marika aspetta un figlio da lui; Carlotta arriva poi a confessare che, anni prima, ha investito un uomo guidando ubriaca e suo marito si è addossato la colpa.

Bianca, dopo lo shock suscitato dai tradimenti di Cosimo e dopo essersi chiusa in bagno a vomitare, riappare per andarsene; toglie la fede, saluta Peppe, l’unica persona che considera vera, e lascia per sempre Cosimo.

2. Il finale

Il film sembra procedere coerentemente fino alla fine, facendo cadere una ad una tutte le maschere indossate dai personaggi e rivelandone le bugie grandi e piccole, le doppie identità e la doppia morale. 

In realtà, finita la cena e conclusasi anche l’eclissi lunare, quando Rocco ed Eva sono in camera da letto, scopriamo che il gioco non è mai avvenuto grazie a Rocco, che ha insistito per evitare di farlo. Ci accorgiamo quindi che tutto quello che abbiamo visto è una sorta di realtà parallela, dove un gioco apparentemente innocente avrebbe distrutto amicizie e rapporti familiari.

Alla domanda di Eva a Rocco sul perché non abbia accettato di giocare, il marito, consapevole dei danni che il gioco avrebbe creato, le risponde con una riflessione: “siamo frangibili, tutti, chi più chi meno”. 

Non essendosi verificato il gioco e, di conseguenza, non essendo emersa alcuna rivelazione, ognuno dei protagonisti torna alla propria vita e alle proprie verità nascoste.

Il finale riavvolge il nastro e ci mostra, del tutto inaspettatamente, i diversi personaggi tornare a casa dalla cena esattamente come ci erano arrivati. Nessuno ha scoperto nulla di quel che gli altri nascondono e tutti continuano, ignari, le loro esistenze segnate da reciproci segreti o dal compromesso identitario, come nel caso di Peppe, omossessuale incapace di dichiararsi tale anche ai suoi amici più cari, i quali, nella messa in scena dell’ipotetico disvelamento collettivo, si sono mostrati insensibili e poco comprensivi.

3. La verità

La verità rende davvero liberi? E’ qualcosa da preservare, da nascondere o da condividere?

Il finale del film sembrerebbe alludere alla possibilità che Rocco in realtà sia un narratore onnisciente, che sappia tutto, che sia consapevole di ogni cosa, incluso il tradimento di Eva. Proprio per questo, il chirurgo potrebbe aver scelto la strada della protezione dalla verità, o meglio del non detto con cui ognuno di noi convive e che, in molti casi, viene indirizzato in quella scatola nera che è il proprio cellulare. A prima vista il film potrebbe essere inteso proprio come un’amara critica allo smartphone e ai suoi più disparati utilizzi.

Scavando nel film più approfonditamente, quello che emerge è la vulnerabilità, la frangibilità dell’essere umano alle prese con la sua stessa esistenza. Giocare o non giocare? La scelta finale del regista è che la verità della vita dei personaggi venga tutelata: nessuno è stato, in realtà, costretto a stare al centro del palcoscenico. 

Ciò significa, da una parte, pirandellianamente, che l’autenticità è più ideale che reale, ed è pure irraggiungibile all’interno della socialità e degli scambi relazionali – caratterizzati da una serie di codici e di riti che non si possono o non si vogliono infrangere. Dall’altra, il personaggio di Rocco ci aiuta a capire che il gioco apparentemente innocente inscenato a cena è inattuabile proprio per tutelare le nostre difese più intime, ma, in fondo, è anche non necessario: la verità, se si guarda bene, è a portata di mano e, basta frugare un po’ più a fondo, dietro la superficie, per afferrarne la sua dura, spiacevole consistenza.

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