Porte Chiuse O Porte Aperte? L’importanza Dei Confini Nella Famiglia

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Articolo scritto dalla Dr.ssa Benedetta Ghimenti

I  confini familiari sono rappresentabili come una linea immaginaria che delimita lo spazio personale di un membro rispetto agli altri, senza però mai attivare la sensazione di non essere amati o non essere voluti. I confini non si vedono direttamente, ma diventano evidenti se si osservano le piccole abitudini familiari. Potrei fare mille esempi, ma pensate a quelle che erano le regole (quasi sempre implicite e non dette) in merito al tenere le porte chiuse o aperte in casa quando eravate bambini o adolescenti. La porte infatti più di altri aspetti segnano un confine fra il dentro e il fuori, fra ciò che è mio e ciò che è degli altri. Quali porte dovevano rimanere aperte? In che momenti della giornata? Chi aveva il diritto di chiuderle? Era possibile chiudere a chiave? Si doveva bussare per entrare? E nella  vostra famiglia attuale quali sono queste regole implicite?

Riflettere su quelli che erano i confini nella propria famiglia di origine è importante perché, anche se in maniera inconsapevole, ognuno di noi ha una propria e ben definita rappresentazione di tali confini che utilizza per regolare i rapporti con i membri della famiglia e da adulti i rapporti con le altre persone significative della propria vita.

Ovviamente nella storia della famiglia ci sono vari cambiamenti (nascite, matrimonio, morti…) e dopo ogni cambiamento i confini cambiano e devono essere rimodulati, quindi non è detto che rimangano sempre gli stessi.

1. I sottosistemi

Secondo lo psicologo familiare Salvador Minuchin la famiglia è una struttura nella quale si possono rintracciare dei sottosistemi, con specifiche funzioni e caratteristiche: il sottosistema coppia, il sottosistema genitoriale, il sottosistema figli e il sottosistema dei fratelli. 

Un buon funzionamento della famiglia dipende dalla chiarezza dei confini non solo fra il singolo e gli altri membri della famiglia, ma anche tra i vari sottosistemi esistenti, in modo che tutti possano svolgere al meglio i loro compiti, senza subire le interferenze da parte degli altri. 

2.Tre tipologie di famiglie in base ai confini

In base alla tipologia di confine si differenziano tre tipi di famiglie (ovviamente non è detto che ogni famiglia si possa inserire completamente in un sottogruppo, ma avrà la tendenza ad avvicinarsi più a una modalità rispetto a un’altra): le famiglie funzionali, invischiate e disimpegnate.

2.1 Le famiglie funzionali 

Nelle famiglie funzionali i confini sono chiari e definiti, in modo tale da permettere ai membri di ogni sottosistema di esercitare le loro funzioni senza interferenze, ma di essere anche in contatto con gli altri componenti del sistema. In questo caso probabilmente le porte potranno chiudersi, ma non in modo rigido. Per entrare sarà necessario bussare e chiedere il permesso, sia da parte dei figli che da parte dei genitori. In queste famiglie si avrà la sensazione di essere amati, ma anche “visti” come persone uniche, con pregi e difetti.

2.2 Le famiglie invischiate

In questa tipologia di famiglie i confini si definiscono diffusi, ovvero c’è un forte coinvolgimento tra i vari componenti della famiglia, a prescindere da quale sottosistema si trovino. In queste famiglie è come se tutti fossero sullo stesso piano e tutti si intromettono negli spazi, nei pensieri e nei sentimenti degli altri. Si evitano quasi sempre discussioni e contrasti e si è iperprotettivi gli uni con gli altri, questo comporta che sia impossibile esprimere i propri pensieri, desideri e scegliere la propria strada. In queste famiglie le porte devono necessariamente e sempre essere lasciate aperte, viene visto come inaccettabile avere un proprio spazio e dei segreti. Si entra senza bussare, anche quando una persona è in bagno o sta dormendo. 

2.3 Le famiglie disimpegnate

I confini rigidi caratterizzano questa tipologia di famiglie, nelle quali mancano completamente il senso di appartenenza e si trasmette poco l’affetto. Manca la capacità di dare sostegno e aiuto all’altro, sia fra membri dello stesso sottosistema come la coppia di genitori, sia fra genitori e figli. C’è una forte spinta all’autonomia e al farcela da soli a qualsiasi costo, che nasconde spesso un forte senso di solitudine.
Se riprendiamo l’esempio delle porte in questo caso saranno spesso chiuse, anche a chiave. Ognuno tenderà a stare chiuso nella propria stanza e non cercherà dei momenti di condivisione con gli altri. I figli potranno sentire presto la sensazione di essere “ingombranti” e decidere in giovane età di andarsene di casa.

3.Porte chiuse o porte aperte?

Come hai visto non c’è un modo giusto per tutte le famiglie e per tutti i momenti di vita. Come in tanti altri aspetti, anche in questo caso è importante essere flessibili a seconda delle esigenze e dei bisogni di chi ci sta vicino. Le porte in una famiglia devono essere presenti e in alcuni momenti rimanere chiuse, ma non devono essere sentite come dei confini inviolabili anche quando avremmo bisogno di aiuto e di vicinanza. Ti invito a riflettere su quali erano le abitudini nella tua famiglia quando eri un/a bambino/a e che tipo di regole implicite hai portato all’interno della tua famiglia attuale, soprattutto se sei un genitore. 

Infatti è proprio dalle esperienze nella nostra famiglia di origine che abbiamo imparato (o non abbiamo imparato tanto bene) a mettere un confine rispetto alle istanze di amici e fidanzati sentendoci comunque degni di amore, a poter esprimere liberamente le nostre opinioni e le nostre diversità, a dire “no” quando qualcosa non ci va più bene. 

Se senti che nella tua famiglia i confini non erano chiari o sei sei in difficoltà attualmente a mettere dei confini fra te e gli altri, puoi rivolgerti a un professionista per riflettere su quanto successo in passato e migliorarti nelle tue relazioni nel momento presente.

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