Probemi di coppia dopo la convivenza: segnali, cause e soluzioni

Problemi di coppia dopo la convivenza_ segnali, cause e soluzioni

Articolo scritto dalla Dr.ssa Sara Zannoni

Ogni coppia attraversa molte fasi nella propria vita, proprio perché la coppia, come ogni altra entità, soprattutto in ottica gestaltica, è vista come qualcosa in continua evoluzione, cambiamento, mutamento, come una persona, una professione, una dinamica. In ottica fenomenologica esistenziale tutto cambia, tutto si trasforma e noi non siamo mai uguali a quelli di 10 minuti fa, figuriamoci una coppia che è un’interazione di due entità in continua trasformazione. La convivenza quindi diventa un cambio importante, una decisione che, anche se condivisa e voluta da entrambe le parti, comporterà la rottura dell’equilibrio stabilitosi fino a quel momento tra le due persone.

1. Problemi di coppia dopo la convivenza: quali sono

Una coppia nasce con un avvicinamento magico ed emozionante che si chiama innamoramento, dove due sconosciut* si attraggono ed iniziano ad entrare in intimità, spint* da vari bisogni e desideri sia biologici che non. Quando due persone si incontrano, fanno incontrare anche i loro mondi, le loro credenze, le loro esperienze passate e tante e tante proiezioni ed illusioni. Dopo l’innamoramento, se la coppia continua ad avere una progettazione condivisa ed un legame fondato su stima, rispetto e affetto (almeno così si spererebbe), si procede verso altre fasi della relazione e qualsiasi scelta venga fatta, verso qualsiasi direzione relazionale si voglia procedere insieme, ogni cambiamento porta ad una crisi, ovvero la rottura degli equilibri (seppur instabili) creati fino a quel momento. 

Nella fase della convivenza, la crisi nasce da varie tematiche: 

  1. I compiti quotidiani e le responsabilità della vita in due
  2. Il rischio di annullamento della propria individualità nella coppia e la tendenza a perdere il proprio spazio personale 
  3. Il pericolo che il desiderio venga meno
  4. La verifica dell’intensità del legame affettivo e la costruzione di strade condivise

2. Problemi di coppia dopo la convivenza: come gestirli

2.1 I compiti quotidiani e le responsabilità della vita in due

ogni persona, che viva da sola o con la propria famiglia di origine,  ha imparato un proprio equilibrio per fare anche le cose più semplici, come ad esempio a che ora addormentarsi, quando mettere la sveglia, cosa acquistare nelle spesa settimanale e quando pranzare o cenare, insomma tutte cose molto banali che però, quando si va a convivere, dovranno essere di nuovo messe in discussione per trovare un modo condiviso da entrambe le parti, cercando di creare una sintesi dei modi e i desideri delle persone coinvolte. Chi pagherà le bollette? Chi cucinerà? Chi andrà a buttare la spazzatura? Ci divideremo i compiti o faremo una volta per uno? Sono tutte cose da verificare e da decidere parlandone insieme e seguendo sia le predisposizioni personali di ognun* (magari ad un* piace cucinare e l’altr* è una frana), sia considerando il tempo e gli impegni di ognun, ma senza mai essere troppo categoric e lasciando la possibilità di modificare ogni tanto i ruoli, per rendere la quotidianità meno noiosa e, soprattutto, per non dare tutta le responsabilità di qualcosa ad una sola persona, che, alla fine dei giochi, potrebbe sentirsi sopraffatta e piena di risentimento.

2.2 Il rischio di annullamento della propria individualità nella coppia e la tendenza a perdere il proprio spazio personale

quando si va a convivere, bisogna avere molta cura nel non diventare simbiotici e di perdere ogni parte individuale di noi stess*. Spesso accade che entrambi i partner o un* dei due inizi a dedicarsi esclusivamente alla coppia e a lasciare da parte i propri amici, i propri interessi, i propri hobbies. Ma per amare un’altra persona è fondamentale ritagliarci del tempo per stare bene e amare anche noi stessi, altrimenti il nostro giardino segreto diventa arido e incapace di produrre fiori e frutti meravigliosi. Affinché si possa stare bene in coppia, bisogna percorrere la strada del legame avvicinandosi e allontanandosi costantemente, come se vivessimo agli antipodi di una corda elastica, per non schiacciare o venire schiacciati dalla troppa vicinanza e per non perdersi troppo, e per tornare dall’altr* ogni sera per raccontare ciò che è accaduto durante una dura giornata lontano da lui/lei/loro. Ogni persona è un mondo a parte, unico e prezioso, e siamo amati proprio per l’esistenza di questa nostra unicità che verrebbe meno se non riuscissimo a mantenere un nostro spazio personale sia esterno a noi (amicizie, interessi, hobby) sia interno a noi stessi (non è vero che dirsi sempre tutto fa bene alla coppia, anzi ne cancella la magia e il mistero ed è fondamentale per ognuno di noi mantenere un piccolo pezzo di giardino personale nel quale non può entrare realmente nessuno).

2.3 Il pericolo che il desiderio venga meno

collegato con la perdita del mistero e della magia, c’è il rischio della perdita della voglia di giocare insieme e della sessualità. Bisogna quindi avere cura anche nel non spengere il desiderio tra le due parti e mantenere viva la complicità. La possibilità di avere l’altra persona sempre presente, in atteggiamenti di confidenza e familiarità, porta a credere che sia sempre a disposizione e quindi sempre nel mood giusto per farlo ma non sempre questo accade, perché gli eventi esterni alla relazione possono far fluttuare il desiderio. Inoltre la routine, la quotidianità, la stanchezza tendono a spegnere moltissimo voglie e desideri e negarsi all’altr*, mostrarsi sempre indifferente o disinteressat*, ma anche sempre stanc* o occupat* in cose che sembrano più importanti (chissà se alla fine sono davvero più importanti!) inibisce il/la partner e conduce verso una spirale discendente. Diventa quindi vitale e necessario per la coppia non lasciarsi andare al reciproco abbassamento del desiderio e a cercare, nel rispetto del consenso e del dialogo nel quale si chiede sempre e si rispetta la disponibilità dell’altr*, di non appiattire del tutto la propria vita sessuale.

2.4 La verifica dell’intensità del legame affettivo e la costruzione di strade condivise

Nel tempo, mentre siamo in una relazione, oltre alla conoscenza tra due entità separate, si va creando un legame affettivo di varia intensità con il/la partner in quanto essere umano e non semplicemente in quanto oggetto su cui proiettare attuali bisogni, sogni quasi irrealizzabili e vecchie insoddisfazioni. Quindi la convivenza mette di fronte anche ad una valutazione emotiva del legame affettivo, per capire se è diventato sufficientemente forte per sostenersi da solo e per sostenere le due parti. Il legame, quello a forma di corda elastica che allontana e avvicina costantemente, deve essere curato e oliato ogni giorno e nutrito di fiducia, comunicazione, divertimento e reciproco appoggio. Se mancano tali ingredienti, la situazione potrebbe sfociare in situazioni dolorose e limitanti, che nessuna delle due parti riuscirà a sostenere per lungo tempo.  Inoltre devono essere esplicitati i progetti e le intenzioni future di ogni persona, sia per se stess* come singol* (desideri, progetti, idee future sulla persona che si vuole essere e/o diventare) sia per i piani come coppia, per poter costruire percorsi buoni e condivisi per entrambi e per non trovarsi, dopo mesi, un* a Bangkok e l’altr* a Miami.

3. Terapia psicologica per i Problemi di coppia dopo la convivenza

In questa fase di cambiamento e riassestamento del terreno smosso da scosse di terremoti emotivi e relazionali, la terapia più adeguata è quella umanistica esistenziale, che va dalla gestaltica alla sistemica, dalla bioenergetica alla psicoanalisi, terapie nelle quali vengono osservate e accolte le persone nella loro interezza, e dove si lavora con la totalità della persona e di ciò che porta nella stanza del terapeuta, le proprie maschere, le parti interne ad ognuno di noi, le proiezioni e le illusioni che si fondano sia nelle esperienze passate, sia nell’educazione familiare e sociale appresa, sia nei desideri dei nostri bambini interiori.

Conclusione 

Quindi, in conclusione, se l’innamoramento è tutto rose e fiori ed il mondo e l’altr* vengono visti attraverso lenti color splendido splendente, la convivenza e la vita quotidiana portano con sé l’esperienza della disillusione, esperienza costante nella vita degli esseri umani, che molto spesso si creano delle aspettative e delle idee rispetto a ciò che avverrà oppure a come saranno le loro vite o addirittura le altre persone.

Nel linguaggio comune si usa frequentemente il termine delusione, sentimento di amarezza o di scontento di chi vede la realtà non corrispondere alle sue speranze o peggio alle sue aspettative e per questo la perdita delle illusioni dopo l’inizio della convivenza molto spesso è accompagnata da un forte vissuto di inganno e di disincanto che rende dolorosa l’esperienza di coppia quanto meno momentaneamente.  

In realtà però questa crisi, come ogni altro cambio che porta ad un disequilibrio delle attuali condizioni verso il raggiungimento di un nuovo e funzionale equilibrio, è sia un problema che un’opportunità e apre ad un nuovo cammino. Il modo in cui viviamo e superiamo questo processo di disillusione sicuramente frustrante decide cosa ne sarà della nostra relazione di coppia. Bisogna quindi accettare che ci vorrà un po’ di tempo per rendersi conto se l’iniziale adorazione fondata sull’illusione (ovvero l’innamoramento appunto) possa portare, oppure no, ad un amore vero, maturo, totale, ovvero quel sentimento che abbraccia la complessità di ogni essere umano della coppia e che nasce dall’incontro con l’altr* così come lui/lei è, senza chiedere, né tanto meno pretendere da lui/lei/loro, alcun cambiamento.

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