Sesso e Difetti: Quanto Influisce L’immagine Che Abbiamo di Noi Stessi Sulla Sessualità?

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Articolo scritto dalla Dr.ssa Mariagiada Angiolelli

Fare un’esperienza sessuale non è mai semplice come bere un bicchiere d’acqua, molti sono i fattori che influiscono sulla decisione e sull’andamento dell’incontro fisico con se stessi o con l’altro, varie emozioni possono emergere, alle volte influenzate da pensieri intrusivi di giudizio, accusa e tormenti interiori.

In questo articolo esploriamo i timori legati all’immagine di sé e alle implicazioni che hanno sulla ricerca del piacere, soprattutto della sfera sessuale.

1. Il difetto fisico in Psicologia  

“La bellezza è negli occhi di chi guarda” affermava Oscar Wilde nella sua poetica saggezza, una citazione tanto vera, quanto difficile da fare propria a causa di standard estetici condivisi socialmente. 

Cosa è un difetto secondo la psicologia? Si parla di difetto quando l’effetto di una parte del corpo esercita un giudizio negativo e di rifiuto. Spesso tutto ciò ha un’origine in esperienze in cui ci si è sentiti rifiutati, bullizzati o scherniti da altri, tanto da aver provocato un immediato investimento emotivo su quella parte che magari fino a quel momento non era stata dotata di tale attenzione, ma che da quel momento in poi, poco importa se altre persone non hanno notato quel difetto, o hanno espresso addirittura un complimento. Per chi ne è stato originariamente rifiutato conterà solo quella prima esperienza di rigetto per costruire dentro di sé il pensiero “io sono sbagliat*”.

Un contributo importante su questo argomento ci è stato donato dallo psichiatra, psicologo Alfred Adler, il quale introdusse il concetto di “complesso di inferiorità”, influenzato dal suo stesso aspetto fisico e la sua salute precaria con conseguente condizione di isolamento e immobilità. Grazie al suo pensiero e alla sua grande forza di volontà, fu un grande sostenitore della trasformazione di limite in risorsa. Chiama “inferiorità dell’organo” qualsiasi insufficienza fisica o estetica che provoca bassa autostima nella persona, aiutandola a riconoscere le strategie di compensazione positiva, poiché l’individuo ha in sé una serie di potenzialità creative. 

2. La sessualità come consapevolezza di sé e della ricerca del piacere 

Quando si parla di difetto fisico, non ci si riferisce solamente a difetti che si hanno fin dalla nascita: la società è in continua dimostrazione che la perfezione è un modello da perseguire, che il paragone con l’altro è inevitabile e che tutto ciò, spesso, si insinua anche nelle più intime fessure della vita privata, come appunto la sfera sessuale. 

Non siamo venuti a questo mondo solo per soffrire, ma pare che gran parte dei cambiamenti fisici ai quali siamo sottoposti per natura, siano essi dovuti all’avanzare dell’età, alla fine di una gravidanza, ai postumi di un incidente o intervento chirurgico, stiano lì a ricordarci che il piacere abbia una scadenza.

Freud parlava di “principio di pacere” per indicare un bisogno umano, ovvero quello della gratificazione immediata, per evitare il dispiacere della tensione pulsionale, al fine di soddisfare le esigenze biologiche e psicologiche (anche se più che di bisogno fisico, si tratta di un puro desiderio di piacere, in quanto in assenza di sesso non si muore), crescendo, però, abbiamo imparato a fare i conti con la realtà e a rimandare e selezionare la fonte e l’oggetto del desiderio. Il rimandare il piacere è ben lontano però dal vivere una vita priva dello stesso, poiché il piacere è alla base di uno degli scopi fondamentali dell’essere umano: l’autorealizzazione. Non si può pensare di vivere una vita in assenza di piacere per costruire la propria identità e per far parte di una cerchia più allargata che definiamo comunità. L’atto sessuale è solo uno dei mezzi con cui raggiungere questo appagamento, ed è spesso quello con più benefici a livello psico-fisico.

La sessualità ha diverse dimensioni, si parla di dimensione riproduttiva, procreativa, ludica, sociale, semantica e narrativa ma, in questo articolo, ci concentriamo maggiormente sulla dimensione ludica, in cui si usa il proprio e altrui corpo in un gioco esplorativo per raggiungere insieme il piacere. 

Qualsiasi sia però la dimensione sessuale a cui si fa riferimento, il coinvolgimento emotivo è sempre in procinto di esplodere e, se alla base si hanno carenze nella visione di sé, l’esperienza erotica, relazionale e anche introspettiva può subire infelici conseguenze.

3. Attenzione al proprio corpo: prerogativa non solo femminile

Si pensa che l’attenzione al proprio corpo e alle proprie parti antiestetiche sia prerogativa delle sole donne, in realtà anche gli uomini possono concentrarsi eccessivamente sui propri difetti fisici, poiché in quanto esseri umani, possono aver fatto esperienze di rifiuto, paragone e competizione. Ed è così che entra in gioco la sfera psicologica in una dimensione che erroneamente per cultura è stata ed è purtroppo ancora vista come pura fisicità. 

Il difetto fisico può rappresentare la nostra ombra, il nostro tallone di Achille, la nostra criptonite, la nostra vulnerabilità, per cui, esporla all’altro diventa un rischio, esporre il proprio corpo nudo, oserei dire anche crudo davanti ad un estrane*, implica complessi processi emotivi e mentali che, alle volte, possono portare all’evitamento e, dunque, al sacrificio del proprio piacere.

Soprattutto quando non si ha un partner stabile, o si è stati esposti ad una trasformazione estetica, potrebbe essere difficile fidarsi dello sguardo altrui: iniziano, così, ad affacciarsi strategie per nascondere zone che fanno parte della propria identità, si cercano posizioni sessuali strategiche per non mettere in mostra il difetto o si arriva persino a fare a meno del tutto di questo piacere sessuale, compromettendo alle volte anche l’autoerotismo.

Fare sesso o non farne diviene pian piano un problema che definisce la propria identità e amabilità: al quale può associarsi il pensiero “sono attraente” se il sesso fa parte delle proprie abitudini o “non sono attraente” se invece manca, come se fossero due variabili che si influenzano a vicenda.

Ciò a cui non si presta attenzione è che la sessualità non ha solamente una connotazione fisica, estetica e psicologica, ma vi sono altri fattori a determinare la piacevolezza da parte dell’altro nei nostri confronti, ovvero la dimensione chimica e quella spirituale. 

4. Il cervello: l’organo sessuale per eccellenza

Come citato sopra, la bellezza è negli occhi di chi guarda, ma anche nel naso di chi annusa il nostro odore, nelle orecchie di chi ascolta il suono della nostra voce, nella pelle che tocca la nostra pelle, nelle papille gustative che assaggiano il nostro sapore e nella risonanza spirituale con la nostra pura essenza, perciò un solo difetto fisico o mille non possono bastare a determinare se saremo rifiutati o meno.

In più, va aggiunto che non esiste un solo prototipo di bellezza, ma ogni persona riceve fin dalle prime esperienze infantili, un imprinting dalle figure familiari o di riferimento con cui sono cresciute. Questo imprinting non ha a che fare con l’estetica, ma con il modello e la cura che abbiamo ricevuto da queste persone che hanno fatto parte del nostro cammino esplorativo. 

L’organo sessuale per eccellenza rimane sempre il cervello, per questo una buona conversazione e una buona condivisione di visioni del mondo, possono anche innescare quelle che definiamo “attrazione” e “attrattività”.

In un lavoro psicoterapeutico si può scoprire che parlare con il proprio difetto, con la propria ombra, guardarla finalmente, farci amicizia e accettarla è la strada migliore per imparare ad amare se stessi, perché quella parte ripudiata da noi stessi ha qualcosa di meraviglioso da insegnarci su chi siamo e su quanto siamo unici e irripetibili. Grazie al nostro corpo facciamo parte di questo universo, il nostro corpo ci permette di muoverci, interagire con gli altri, stare al mondo, rispondere ai bisogni primari e ci permette di sentirci vivi, il corpo è dove risiede il respiro, senza di esso saremmo morti, ed è il corpo il mezzo col quale siamo su questa terra e possiamo fare le più svariate esperienze, anche di piacere.

5. Cosa fare se è l’altro a farci sentire inadeguati ?

Ultimamente si parla spesso e per fortuna di “body shaming” ovvero l’atto di deridere e discriminare una persona per il suo aspetto fisico, qualsiasi peculiarità può essere presa di mira, come l’altezza, la magrezza, l’adiposità, la peluria, il colore della pelle, le dimensioni del seno, del pene, delle natiche ecc, soltanto perchè non considerato “normale” per i canoni estetici della cultura in cui si è immersi, in realtà questa modalità è in primis una violenza, e in seconda istanza è irrealistica poichè non esiste perfezione nel corpo e non esiste possibilità di modificare alcune caratteristiche.

L’atto di far vergognare l’altro per le sue caratteristiche fisiche, non andrebbe mai permesso, trovarsi in una relazione in cui il/la partner effettua continue critiche e giudizi distruttivi anche se velati, ma che hanno un effetto sulla propria autostima, è indice di una relazione disfunzionale, e per ciò un campanello d’allarme da non sottovalutare.

Spesso si può, però, avere una peculiare sensibilità al giudizio e alla critica, anche se questa viene esposta in maniera costruttiva, perciò è opportuno riflettere su ciò che l’altro sta davvero cercando di comunicarci, magari chiedendo delucidazioni in merito. In una coppia ci sono situazioni e fattori su cui ci si può lavorare per migliorare la relazione sessuale e altri che non sono modificabili, comprendere con quali di questi due scenari si ha a che fare è fondamentale per non rischiare di cadere in fraintendimenti o in allontanamenti. 

6. Qual è la soluzione per vivere al meglio il proprio corpo e la propria sessualità?

Sia che ci si ritrovi in una relazione o con la propria interiorità, il dialogo resta sempre il primo e il più efficace strumento di condivisione e risoluzione. Avere un dialogo interiore per sviluppare l’auto-consapevolezza è la prima scelta per poter poi avvicinarci all’altro.

Qualsiasi esercizio che apporti un benessere è consigliabile, come diete, esercizio fisico, trattamenti estetici, se presi nelle giuste dosi sono utilissimi per non cedere alla trascuratezza e lavorare sulla propria autostima. Piacere a se stessi però, non sempre  per tutti è un obiettivo ricercato, in quanto alla base potrebbero esserci delle difficoltà soggettive nell’accettare ciò che si potrebbe ottenere, in quanto, piacere a se stessi può anche segnare per qualcuno l’eventualità di credere di poter andare incontro a nuove delusioni, fare i conti con i rischi è però fondamentale per vivere pienamente la propria vita, solo se siamo disposti a rischiare e a stare un pò nella frustrazione possiamo davvero ottenere appagamento e soddisfazione, di qualsiasi forma e natura sia meglio per noi.

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