Sesso Virtuale: Cos’è e Come Funziona

sesso virtuale cos'è e come funziona

Articolo scritto dalla Dr.ssa Alessandra Di Toro

Negli ultimi anni il rapido aumento dell’utilizzo delle nuove tecnologie, ha portato enormi cambiamenti anche nella nostra sfera relazionale, affettiva e sessuale.

Questo fenomeno ha avuto una grandissima crescita negli ultimi due anni, durante il lockdown con il conseguente obbligo di distanziamento fisico, le interazioni virtuali sono state quasi le uniche possibilità di interagire, soprattutto per i più giovani. Hanno sicuramente rappresentato una modalità di salvezza dal totale ritiro sociale, ma in alcuni casi sono diventati la normalità anche quando si è di nuovo avuta la possibilità di incontrarsi realmente. Il desiderio sessuale espresso nella modalità digitale, permette di avere l’altro sempre presente e disponibile, ma quando qualcosa è di così facile accesso, può perdere di interesse e non essere più desiderata. Nella sessualità virtuale il corpo ha un ruolo centrale, non è fisicamente presente, ma viene immaginato, desiderato, fotografato, mostrato. Volendo tenere l’altro a debita distanza, non c’è più il bisogno di comunicarlo, ma basta semplicemente disconnettersi. E si è in parte anche persa la bellezza di toccare un corpo, di accarezzare la pelle ed essere accarezzati, abitudine sostituita con il toccare uno schermo. 

1 Il Sexting

Il Sexting è la diffusissima pratica di inviare messaggi con contenuto erotico o sessuale, sfruttando l’uso di mezzi digitali, lo smartphone, i social, e le piattaforme di messaggistica. Può trattarsi di messaggi di testo, foto o video di una persona durante un atto sessuale o mentre si masturba, o che contengono immagini di nudo o parti del corpo.

Il termine nasce dalla fusione della parola “sex” con “texting” che significa “invio di messaggi di testo”. Il sexting nasce con l’invio di SMS, quindi di messaggi di testo, dai contenuti sessuali. Con lo sviluppo della tecnologia, si è passati all’invio di fotografie, prima tramite MMS e successivamente, con l’aiuto di Internet, attraverso l’utilizzo di computer e, infine, dello smartphone.

Può essere uno scambio all’interno di una conversazione tra due persone che vogliono condividere le loro fantasie, scene che rappresentano un qualcosa che si vorrebbe fare insieme all’altro, ma in ogni caso il materiale scambiato è utilizzato con lo scopo di aumentare l’eccitazione di chi invia e di chi riceve.

Il sexting può essere quindi presente: all’interno di una coppia stabile, come novità o gioco; in una coppia in fase di conoscenza, per superare l’imbarazzo dell’incontro sessuale vero e proprio o per cercare di capire in anticipo le preferenze sessuali dell’altro; in una coppia che non si incontrerà mai, che resterà solo una conoscenza virtuale, frequente tra persone già impegnate che cercano conferma di piacere anche fuori dalla coppia, o persone geograficamente molto lontane; e può essere anche imposto all’altro, senza il consenso, inviando foto o messaggi senza preavviso e senza accertarsi delle intenzioni dell’altro, spesso inviati anche a persone totalmente sconosciute.

Il fenomeno del sexting non riguarda solo i giovanissimi, anche se sono statisticamente in misura maggiore, ma è presente in uomini e donne di ogni età, che condividono la curiosità per qualcosa di diverso e la possibilità di esprimere le proprie fantasie anche utilizzando una terminologia mai usata prima magari per vergogna. 

Basti pensare che una startup americana ha creato un’applicazione chiamata Slutbot per aiutare gli interessati ad allenarsi nell’invio di messaggi di carattere sessuale, chattando con un bot creato per questo scopo.

In alcuni casi il sexting non viene deciso, ma si sceglie di farlo per accontentare una richiesta, se arriva dal partner si accetta per introdurre una novità nella sessualità, o per paura di perderlo, anche se non ci si sente a proprio agio, e se invece arriva da uno sconosciuto, spesso è per iniziare una conversazione.  

In alcuni casi, è presente la paura di una ritorsione da parte di ex partner, dopo la rottura di un rapporto. In questi casi si parla del “revenge porn” (il condividere immagini o video intimi di un ex partner senza il suo consenso), ma anche di estorsione, il “sextorted”, quando si condividono foto o video intimi come forma di ricatto. 

2 Il grooming, l’adescamento minorile in rete

Quando il ricevere immagini, foto, o video con contenuti esplicitamente sessuali non è gradito, le sensazioni provate sono sgradevoli. E se a riceverli è un minore, i vissuti di imbarazzo, impotenza e disgusto sono notevolmente amplificati. 

La condivisione non consensuale di contenuti sessuali da parte di chi ha ricevuto i messaggi rappresenta un grande pericolo quando si tratta di sexting. E quando la condivisione di questi contenuti  appartengono a utenti minorenni, anche se sono condivisi da altri minori, costituisce il reato di diffusione di materiale pedopornografico.

In molti casi si arriva a veri e propri casi di cyberbullismo, quando i giovani ragazzi  subiscono pressione psicologica da parte degli aggressori che li costringono a inviare immagini o video, minacciandoli.

Il grooming è l’adescamento dei minori attraverso le moderne tecnologie e i mezzi telematici di comunicazione. Rappresenta   l’insieme delle attività compiute per avvicinarsi amichevolmente ad un minore, con l’intenzione di abusarne sessualmente. 

Il termine “grooming” deriva dall’inglese to groomche significa curare. Il grooming rappresenta l’accarezzare il pelo che gli animali si scambiano per igiene o affetto. Il “child grooming è l’insieme di comportamenti di un adulto messi in atto per suscitare la simpatia, la fiducia e stabilire un rapporto emozionale con un minore, per poi realizzare un’attività di tipo sessuale. 
Nel nostro ordinamento il reato di “grooming” è stato introdotto con la legge 172 del primo ottobre 2012. L’articolo 609-undecies del codice penale sull’adescamento del minore in rete puniscequalsiasi atto volto a carpire la fiducia del minore attraverso artifici, lusinghe o minacce posti in essere anche mediante l’utilizzo della rete internet o di altre reti o mezzi di comunicazione”. Un provvedimento preso dopo una raccomandazione del Parlamento Europeo e dopo la Convenzione di Lanzarote. Il legislatore italiano, ha deciso di punire il reato in sé ma anche il solo tentativo di adescamento anche se non dovesse diventare concreto. La legge si riferisce all’adescamento di minori di sedici anni, restando esclusi i ragazzi con un’età di 16 e 17 anni. Una scelta per il legislatore probabilmente fatta considerando che le età escluse sarebbero meno influenzabili rispetto alle altre. 

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